Il tempo e i tempi della democrazia

Lunedì 27/6/2011, seconda seduta; post palloso, perdonatemi. Unico punto all’o.d.g.: presentazione e votazione del documento recante le linee programmatiche del Sindaco. Il programma elettorale, né più né meno. Quello pubblicato da un paio di mesi sul sito www.robertocosolini.it. Quello linkato nel post precedente.

Facile? Tempo lordo di discussione 6+ ore, inizio 19.30 fine 1.45. La democrazia ha i suoi tempi, ed è giusto così (e ha pure i suoi costi, considerato che allo scoccare delle h 24 il gettone, evangelicamente, si raddoppia).

E’ giusto così anche quando è ragionevolmente impensabile che un Sindaco cambi una sola virgola del programma con cui si è presentato ai suoi elettori. Come infatti ha risposto Cosolini dopo le 6 ore di interventi. Almeno si è parlato di politica in senso di policies (e non di politic, eloquente ambiguità del dizionario italiano), e qualche intervento è servito a ottenere fruttuose puntualizzazioni da parte del Sindaco. In questo senso va riconosciuto che l’opposizione di Trieste 5 stelle – e, in misura diversa, anche quella di Bandelli – si caratterizza in modo diverso rispetto alla classica opposizione frontale.

Mi pare che il Pdl (i cui affezionati lettori di questo blog saluto calorosamente) abbia delle comprensibili difficoltà ad adattarsi all’inedito ruolo, ma non vale la pena infierire. Basti riportare il dato finale: dei sette consiglieri uno si è allontanato prima della fine (Antonione); un altro ha dichiarato di non partecipare al voto (Bucci, che poi se n’è andato fisicamente); gli altri contrari. Tanto che – ai fini dell’applicazione del regolamento – non si capisce chi parla per il gruppo e chi a titolo personale.

Diversi siparietti notevoli, ma ne annoto soltanto tre: l’intervento, tanto tenero, quanto cupamente retrospettivo dell’ex Sindaco Di Piazza, che – quando si trattava di discutere le linee di governo del nuovo sindaco – si disperdeva invece in un elogio della Giunta che fu, passando in rassegna assessore per assessore.

Il Consigliere De Gioia, Lega Nord (ma ex Psi, ex Verdi, ex autonomista, ex Forza Italia, e forse mi manca qualcosa) che – dopo diversi minuti di auto ed etero biografia politica di sé e del padre – solleva il problema del cumulo di cariche: il Consigliere De Gioia, eletto contemporaneamente in Provincia e Comune, e seduto accanto al collega di partito, on. Fedriga. Vabbé.

Infine il trio di Trieste, Bandelli-Camber-Furlanic impegnati tutti assieme a oscillare tra il punzecchiarsi e il non sbroccare, in un commovente trenino dell’amore/odio che distende l’atmosfera dell’Aula.

Concludo quindi annotando una “nuvola di parole” dalla presentazione orale delle linee programmatiche da parte del sindaco: partecipazione, merito, competenza, rinnovamento; responsabilità di costruire la classe dirigente del futuro; lavoro, fatturato, rilancio; superamento delle dicotomie economia-ambiente tutela lavoro-salute cittadini, piano regoltore, partecipazione, sostenibilità, volano di sviluppo; diritti sempre più esigibili; senso della comunità; propensione all’innovazione scientifica, sociale, politica; fissazione trasparente delle priorità; project financing, opere pubbliche; p.a. e politica che no se pol no se pol; da emigrazione del talento a immigrazione del talento.

Infine: 24 voti a favore (tutti i presenti della coalizione). Ora le “formalità” imposte da Legge, Statuto e Regolamento sono espletate: nel corso della settimana si riuniranno le Commissioni, per eleggere i rispettivi Presidenti e rendersi operative. La I stamattina, Cogliati-Dezza Presidente. L’ultima venerdì. Poi non ci sono più “scuse”: la discontinuità deve farsi materia. I programmi devono man mano rendersi piani operativi.

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Dio no xé Furlanič, se non paga oggi, paga domanič

Iztok Furlanič Presidente del Consiglio comunale. Era un passaggio molto delicato e lo si sapeva. Proprio per questo mi sembra doveroso renderne conto ai lettori del blog. Magari pure (e)lettori. Magari addirittura miei (e)lettori.

Vado al punto: era giusto riconoscere alla Federazione della Sinistra (i comunistazzi di una volta, per capirsi) il contributo elettorale alla coalizione. L’equilibrio, in fondo, è una parafrasi del pluralismo politico.

Quindi è una cosa importante.

Dall’altra parte c’è il curriculum politico di Iztok Furlanič: la rassegna stampa sui suoi cinque anni di mandato precedente ne forgiano un’immagine certamente militante, per molti versi pure simpatica, e che non poche volte mi trova anche d’accordo nel merito. Ma, certo, non un’immagine equilibrata (Furlanič si presenta in Consiglio con cappello da Cow Boy e pistole per contestare l’armamento dei vigili urbani; mozione per rimozione del crocefisso da tutti gli edifici di proprietà del Comune; sul problema droga nelle scuole: “ho fumato spinelli”; la Chiesa paghi l’Ici degli immobili che non sono di stretto uso religioso): quest’immagine è stata colta al balzo dalle opposizioni, dai cui banchi – ieri sera – ho contato più di 20 interventi (perlopiù ripetitivi, in parte anche distorti dalla quella stessa cecità ideologica che raccontavano di voler combattere opponendosi alla Presidenza di Furlanič). Due ore complessive di dibattito: credo che gli elettori preferirebbero che i loro rappresentanti mettessero a frutto meglio il tempo dell’Aula.

Il punto più delicato è però senz’altro un non troppo velato profilo titoista che traspare dalla sua militanza politica. C’è una collezione di affermazioni sul passato truce della nostra città che né la città di ieri, né quella di oggi, né quella di domani accetterebbero mai (stanziare più di un milione di euro per riesumare i cadavere delle foibe e contarli; aderire al gruppo Trst je naš su Fb; «la giornata del ricordo è diventata la giornata della propaganda fascista»). Questa collezione certamente ci distingue nettamente, ed è giusto così (altrimenti potevo candidarmi con la FS). Sono posizioni che, ciononostante, qualora siano espressione di chi ha raccolto voti sufficienti per sedere nel Consiglio, è giusto che trovino voce.

Il Presidente di un’Assemblea ha una funzione di garanzia (art. 33 Statuto) e di rappresentanza dell’Assemblea tutta (Art. 32). Con un’immagine da Walt Disney: difendere i (politicamente) deboli, contro i (politicamente) forti. Il fatto che chi sia chiamato a ricoprire quel ruolo sia espressione di una minoranza (pure due, e magari anche tre) potrà certamente contribuire ad agevolare che tale ruolo venga esercitato con la dovuta imparzialità.

Si dirà: perché non darlo all’opposizione, allora? Già.

Lasciando perdere il dettaglio che loro non l’hanno mai fatto (noi, infatti, dobbiamo essere meglio di loro), sarebbe stato giusto e anche facile, se la rappresentanza del pluralismo politico fosse stata garantita con un coordinamento più felice nel dopo elezioni. Fuor di politichese: se nella giunta Poropat – che ha ignorato non solo FS, ma anche IDV e SEL (4 pezzi su 6 riconducibili alla Lista Cittadini, in forza del 3.35% dei voti) – si fosse tenuto conto che la politica non è fatta da donne e uomini della provvidenza, ma è il frutto di un metodo democratico che passa attraverso l’associazione dei cittadini nei partiti (e non lo dico io, bensì l’art. 49 della Costituzione).

Siccome questo non è successo, è andata come è andata.

A Iztok Furlanič è stato però chiesto, nel momento stesso in cui la maggioranza lo ha unitariamente proposto alla Presidenza, di rinunciare – evidentemente – ad alcuni degli elementi caratterizzanti la sua precedente presenza nel Consiglio comunale: non è pensabile un Presidente che si butta nell’agone politico con affermazioni di stampo titoista; non un Presidente che si presenti in aula vestito da Cow Boy (casomai, ve ne fosse bisogno, mi sono già offerto di sostituirlo in tali performance).

Lui ha accettato questa rinuncia. Al suo posto non so se l’avrei fatto.

Che non sia questo un ulteriore segnale di sotterramento del peggior ‘900 di questa città? Domani (in senso figurato), ce lo diremo, ce lo direte, sulla base del Presidente che sarà stato. Io mi impegnerò – per quel che possa contare – a far sì che questo sia un gesto di inclusione, fondato sulla base di una comune visione futura, e non lo sconto politico alla riproposizione di schemi, recriminazioni e linguaggi che appartengono ineluttabilmente al passato. Dio no xé Furlanič, se no paga oggi, paga domanič.

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