Dio no xé Furlanič, se non paga oggi, paga domanič

Iztok Furlanič Presidente del Consiglio comunale. Era un passaggio molto delicato e lo si sapeva. Proprio per questo mi sembra doveroso renderne conto ai lettori del blog. Magari pure (e)lettori. Magari addirittura miei (e)lettori.

Vado al punto: era giusto riconoscere alla Federazione della Sinistra (i comunistazzi di una volta, per capirsi) il contributo elettorale alla coalizione. L’equilibrio, in fondo, è una parafrasi del pluralismo politico.

Quindi è una cosa importante.

Dall’altra parte c’è il curriculum politico di Iztok Furlanič: la rassegna stampa sui suoi cinque anni di mandato precedente ne forgiano un’immagine certamente militante, per molti versi pure simpatica, e che non poche volte mi trova anche d’accordo nel merito. Ma, certo, non un’immagine equilibrata (Furlanič si presenta in Consiglio con cappello da Cow Boy e pistole per contestare l’armamento dei vigili urbani; mozione per rimozione del crocefisso da tutti gli edifici di proprietà del Comune; sul problema droga nelle scuole: “ho fumato spinelli”; la Chiesa paghi l’Ici degli immobili che non sono di stretto uso religioso): quest’immagine è stata colta al balzo dalle opposizioni, dai cui banchi – ieri sera – ho contato più di 20 interventi (perlopiù ripetitivi, in parte anche distorti dalla quella stessa cecità ideologica che raccontavano di voler combattere opponendosi alla Presidenza di Furlanič). Due ore complessive di dibattito: credo che gli elettori preferirebbero che i loro rappresentanti mettessero a frutto meglio il tempo dell’Aula.

Il punto più delicato è però senz’altro un non troppo velato profilo titoista che traspare dalla sua militanza politica. C’è una collezione di affermazioni sul passato truce della nostra città che né la città di ieri, né quella di oggi, né quella di domani accetterebbero mai (stanziare più di un milione di euro per riesumare i cadavere delle foibe e contarli; aderire al gruppo Trst je naš su Fb; «la giornata del ricordo è diventata la giornata della propaganda fascista»). Questa collezione certamente ci distingue nettamente, ed è giusto così (altrimenti potevo candidarmi con la FS). Sono posizioni che, ciononostante, qualora siano espressione di chi ha raccolto voti sufficienti per sedere nel Consiglio, è giusto che trovino voce.

Il Presidente di un’Assemblea ha una funzione di garanzia (art. 33 Statuto) e di rappresentanza dell’Assemblea tutta (Art. 32). Con un’immagine da Walt Disney: difendere i (politicamente) deboli, contro i (politicamente) forti. Il fatto che chi sia chiamato a ricoprire quel ruolo sia espressione di una minoranza (pure due, e magari anche tre) potrà certamente contribuire ad agevolare che tale ruolo venga esercitato con la dovuta imparzialità.

Si dirà: perché non darlo all’opposizione, allora? Già.

Lasciando perdere il dettaglio che loro non l’hanno mai fatto (noi, infatti, dobbiamo essere meglio di loro), sarebbe stato giusto e anche facile, se la rappresentanza del pluralismo politico fosse stata garantita con un coordinamento più felice nel dopo elezioni. Fuor di politichese: se nella giunta Poropat – che ha ignorato non solo FS, ma anche IDV e SEL (4 pezzi su 6 riconducibili alla Lista Cittadini, in forza del 3.35% dei voti) – si fosse tenuto conto che la politica non è fatta da donne e uomini della provvidenza, ma è il frutto di un metodo democratico che passa attraverso l’associazione dei cittadini nei partiti (e non lo dico io, bensì l’art. 49 della Costituzione).

Siccome questo non è successo, è andata come è andata.

A Iztok Furlanič è stato però chiesto, nel momento stesso in cui la maggioranza lo ha unitariamente proposto alla Presidenza, di rinunciare – evidentemente – ad alcuni degli elementi caratterizzanti la sua precedente presenza nel Consiglio comunale: non è pensabile un Presidente che si butta nell’agone politico con affermazioni di stampo titoista; non un Presidente che si presenti in aula vestito da Cow Boy (casomai, ve ne fosse bisogno, mi sono già offerto di sostituirlo in tali performance).

Lui ha accettato questa rinuncia. Al suo posto non so se l’avrei fatto.

Che non sia questo un ulteriore segnale di sotterramento del peggior ‘900 di questa città? Domani (in senso figurato), ce lo diremo, ce lo direte, sulla base del Presidente che sarà stato. Io mi impegnerò – per quel che possa contare – a far sì che questo sia un gesto di inclusione, fondato sulla base di una comune visione futura, e non lo sconto politico alla riproposizione di schemi, recriminazioni e linguaggi che appartengono ineluttabilmente al passato. Dio no xé Furlanič, se no paga oggi, paga domanič.

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8 thoughts on “Dio no xé Furlanič, se non paga oggi, paga domanič

  1. Pingback: Il consigliere Faraguna: “Dio no xé Furlanič, se non paga oggi, paga domanič” | Bora.La - notizie e opinioni su Trieste, Gorizia e el Litoràl Adriatico

  2. A parte il cappello da cowboy e tito, io sono d’accordo sulla rimozione dei crocifissi, sugli spinelli e sull’ici ai preti.

    E poi, ok: però ora iniziamo a lavorare sulle questioni vere. Obiettivo: non parlare di politica che parla di politica.

    Avanti.

    • Condivido. Singolare che un Consigliere comunale eletto taccia in Aula, pur avendo ben tre interventi a disposizione, limitandosi invece ad esprimersi su un blog. Saranno sempre questi gli ordini impartiti dal Partito Democratico…?

  3. Pingback: Trst je star | Pietro Faraguna

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