La lettera dell’anno

Opera d’arte apparsa oggi sul quotidiano locale. C’è (quasi) tutto il contenuto classico affinché venga considerata un manifesto politico (Trieste torna glande!): i decibel, l’afa, la telefonata alla polizia, gli alberi abbattuti, la difesa della vita della chiesa, i cani antifurto, i motorini… con qualche guizzo di originalità (i fisici peripatetici).

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Blind review “la bella addormentata”, B. Pagliaro

Il 26 luglio 2011, si è consumato l’evento politicamente (e giornalisticamente) più mondano dell’estate: la presentazione del nuovo best-seller del triveneto. Autore: Beniamino Pagliaro, titolo: “la bella addormentata”. Dicono che il libro racconti la storia politica di Trst negli ultimi 20 anni. Impossibile dunque immaginare un palcoscenico più calzante per la sua presentazione: Ricky Illy – Robi Dipiazza – Robi Cosolini.

Ovviamente non ho (ancora) letto il libro, e quindi ecco la mia recensione a occhi chiusi. Prometto che seguirà recensione consapevole dopo la lettura.

Trieste, la bella addormentata di B. Pagliaro è opera raccomandabile, perché:

  • Non è troppo lungo, non è troppo breve. È rigorosamente documentato.
  • È scritto come un libro nuovo, con ritmi a prova di attention span della facebook generation.
  • È scritto nel solco di una tradizione di un genere antico, ma sempreverde e imperituro: un Triestino che parla della Trieste che parla di sé.
  • È un libro impossibile, di un giovane nato vecchio che predica con la saggezza tersa e irritante di un anziano, che ciononostante è anagraficamente più giovane di me, che pure sono più giovane di (quasi) tutti.
  • C’è molta Trieste, non soltanto nel contenuto, ma pure nella forma: la composta eleganza, il mare, il sarcasmo, la rassegnazione, la vena ebraica, la contraddizione, l’autocompiacimento.

Chiudo con l’invito non reticente: comprate tutti la bella addormentata, B. Pagliaro, alla modica cifra di euro 12, prezzo che viene incontro alle difficili frequentazioni del suo autore, intrise di tradizioni ebraiche, istriane e friulane.

Alla presentazione costava 10 euro, ne ho comprate argutamente diverse copie: perciò chi fosse interessato ad acquistarlo alla vantaggiosa cifra di 11 euro è pregato di contattarmi con un messaggio privato (ci guadagniamo tutti…). Astenersi perditempo.

http://www.triestelabelladdormentata.it/

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Colpa degli altri che poi ero io (ma prima)

Dopo aver cestinato un post insopportabilmente leguleio su piano regolatore (che poi non si chiama nemmeno piano regolatore), clausole di salvaguardia, adozione, metri cubi, approvazione, vi dico:

Giovedì e venerdì si prevede una gazzarra inumana in Consiglio per la “decisione” di scovazzare la variante Dipiazza e procedere alla rielaborazione di una nuova variante generale.

Se avete piacere di venire a vedere (con ogni probabilità) il più orrendo spettacolo della politica, Vi aspettiamo in Consiglio comunale, giovedì a partire dalle 18.30 e venerdì a partire dalle 9.30. I sacchetti per il vomito li offro io.

La situazione un po’ complicata è determinata dal fatto che chi ha governato la città negli ultimi 10 anni ha dapprima ritenuto (primi 5 anni) che non fosse il caso di modificare la variante 66 (amministrazione Illy), poi ci ha messo più di un anno per avviare l’iter, che infine (ciliegina sulla torta) non è riuscito a concludere per i noti contrasti che hanno portato all’impasse su questa e altre fondamentali questioni (vedi piano del traffico e centri monomarca) e che alla resa dei conti – mi viene da dire – hanno condotto quella compagine di governo a perdere le elezioni.

Per dipingere sinteticamente e a tinte forti il quadro giuridico nel quale ci troviamo, si potrebbe dire: considerato che lorsignori hanno temporeggiato per 6 anni, per poi non riuscire a portare a casa la nuova variante, noi dobbiamo scovazzare la loro “bozza” di variante (adottata ma non approvata, e che si autoscovazzerebbe il 6 agosto) per elaborarne una nuova, in modo da determinare – nel più breve tempo pissibile – una situazione di nuova certezza normativa senza incorrere in clamorosi autogol sul piano del danno erariale (schei che il Comune, con i vostri soldi innanzitutto, paga a coloro che vengono danneggiati da scelte illegittime)

In questa situazione, se fossi in loro, cercherei di assestarmi sul profilo più “basso” possibile: invece costoro, e con particolare “convinzione” il pdl – oggi rappresentato più più che meno dalle stesse persone che erano al governo fino a due mesi fa – si straccia le vesti sui giornali, nelle commissioni, in aula, mascherandosi da partito degli ambientalisti, paventando colossali colate di cemento a partire dal 6 agosto, ritrovandosi peraltro privi di argomenti quando, con la calma di Flanders, si riesce a spiegare che: a) non sono prevedibili queste monumentali colate di cemento e b) nella situazione attuale ci ha condotti la loro inerzia. Ad ogni modo l’ambientalismo made in pdl è, forse, l’unico aspetto che rende il teatrino politico un po’ tragico, ma anche un po’ comico.

Stupendo.

Assisteremo quindi ad un paio di giorni di grandi sceneggiate, il cui saporito antipasto è stato già servito nelle commissioni.

Ma non ragioniamo di lor.

Perché alla fine si vota, abbiamo la maggioranza, e ciao (ok, passaggio poco costituzionalista…).

Quindi potremo finalmente passare all’eleaborazione della nuova variante generale, che peraltro è una cosa molto seria, che determina le linee di sviluppo della città per gli anni a venire. E si potrà (forse) finalmente fare politica e non teatro, impegnarci a trovare metodi di partecipazione che (magari) coinvolgano i cittadini mentre si elaborano le strategie, e non quando – belle impacchettate – vanno (ormai) soltanto comunicate. Potremo cercare di convincerci e convincere che nella fase che viviamo della nostra città, del nostro Paese, del nostro mondo non è  proprio un gioco da ragazzi trovare un’equilibrata strategia di sviluppo: mi si permetta qui di ricordare che – accanto al verde, agli alberi, alla propaganda (oggi) pidiellina sulla cementificazione – ci sono dati che ci dicono soltanto a Trieste ci dicono che 800 lavoratori dell’edilizia sono rimasti a spasso negli ultimi due anni, ovvero più di quanti ne impieghi (direttamente) la ferriera, per i cui lavoratori ci siamo (giustamente) unitariamente adoperati in un’unanime mozione non più di un paio di settimane fa.

Gli strumenti (urbanistici, normativi, di pianificazione) complessivi (qual è questo) sono necessariamente anche complessi: la tutela dell’ambiente è interesse idoneo a porsi in contrasto con la tutela del lavoro; l’interesse alla tutela di esigenze di mobilità, con quello alla qualità dell’aria che respiriamo, e a sua volta con la promozione del commercio. E via così. Insomma: potenzialmente un gran casin. E non è certo prestandoci alle sceneggiate alle quali veniamo invitati in questi che ne veniamo fuori.

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Oslo.

Highlight internazionale, ovvero alcune considerazione intorno alla strage di Oslo.

Perché in merito alla strage mi viene ben poco da considerare. È sempre affascinante tracciare una trama politica dietro a vicende di questa portata: ma, nel caso, non mi sembra il caso. O meglio: mi pare proprio caso, incalcolabile e per questo ancor più inaccettabile, indigeribile.

(Ho apprezzato molto l’intervento sul Corriere del nostro illustre concittadino Magris).

Unica cosa: meno armi circolano, meglio è.

Intorno all’episodio, invece, ci sono alcuni dettagli di impressionante portata civile: la stampa italiana riporta, con malcelato disgusto, il fatto che l’attentatore di 90epassa vite rischi “soltanto” 21 anni di carcere, massima pena prevista dal sistema penale norvegese. Fatta salva la possibilità di prevedere ulteriori periodi di detenzione (di durata massima di 5 anni) per comprovata pericolosità sociale. La pubblica accusa ha però chiesto il massimo della carcerazione preventiva: 8 settimane (lo scrivo anche in lettere, come gli assegni: o-t-t-o settimane). Ciò induce a ritenere che l’ordinamento norvegese ritiene che 8 settimane siano sufficienti a giungere a una pronuncia nel merito.

Per quanto ne dicano i nostri domestici propugnatori della pena di morte (e, direi proprio, pure i – ben più numerosi – sostenitori dell’ergastolo), 21 anni mi sembrano un tempo lunghissimo e sufficiente per aspirare al compimento della missione di reinserimento sociale anche nel più grave dei casi: perciò mi sembra che il trattamento a cui andrà incontro il carnefice di Oslo tracci una tale distanza tra la Norvegia e il nostro Paese (a presto un post su carceri e ospedali psichiatrici giudiziari) da collocarli in epoche differenti della storia dell’uomo.

E come possa succedere che, proprio in questa civilissima Norvegia un uomo che pare culturalmente attrezzatissimo (vedi il suo memoriale) decida di sparare all’impazzata su 90 giovani laburisti, non ce lo spieghiamo (in “piccolo”), almeno quanto non ci spieghiamo (in “grande”) come l’orrenda strage nazista abbia preso le mosse proprio dal Paese che negli anni ’30 vantava (forse) la più brillante cultura mondiale.

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Taglio ai costi della politica! O forse no?

Il 20 giugno la Lega del dopoPontida dettava un’agenda serrata al Governo (vedi sezione highlights nazionali). Oggi abbiamo superato la seconda scadenza, e – se non mi fosse sfuggito qualcosa – siamo sempre al punto di partenza. Anzi: quanto al 4o obiettivo della seconda scadenza ( tagliare i costi della politica) dopo l’approvazione della manovra, che ha tagliato tutto tranne i costi della politica, siamo un po’ più indietro rispetto al punto di partenza.

Morale della favola n. 1: in politica è sempre prudente non promettere tempi certi.

Morale della favola n. 2: per quella politica che si ambienta nel mondo dei giornali bastano  forse le sparate: il vecchino che legge la Padania trova la risposta alla sua grinta, e 15-30-60 gg dopo ha dimenticato le scadenze delle promesse, anche perché nel frattempo ci sono altre fondamentali questioni sulle quali concentrarsi (l’arresto del Papa, il capolinea della 10, etc..). Temo, invece, che questo losco stratagemma funzioni molto meno nei riguardi di chi è abiutato a (e ha i mezzi tecnici e culturali per) cercare informazioni, e non a subirle attivamente. (*NB per il prossimo post, sulla delicata questione del Piano Regolatore di Trieste).

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IT’S (bus) #10

IT’S #10, cioè il bus numero 10. O meglio: “la” 10. Oggi seduta della Commissione III nientepopodimeno che sul capolinea dell’autobus più amato dai triestini: una grande linea più che una linea grande, che nel suo percorso raccoglie (tra gli altri) el pueblo unido di Valmaura, i tifosi dell’Unione, le vecie che va al cimitero, mamme e bimbi del Burlo, i muloni de l’Oberdan e Da Vinci (con zaini grandi che intriga), la borghesia delle Rive, gli studenti maturi dell’Università della terza età. Linea che – peraltro – impegna i giornali locali da un paio d’anni, per l’annosa vicenda dello spostamento del capolinea. In due parole: rifatta Piazza Venezia (sindaco Robi I, assessore Bandelli), tutti d’accordo sul recupero filologico della piazza con tanto di masegni e arciduca Massimiliano che el guarda fiero el golfo, strizzandoghe l’ocio a Nazario Sauro e Bonicciolli (tutti meno d’accordo sulle chebe cubiche al posto delle panchine). Spostamento capolinea da Piazza Venezia a fronte Caffè Tommaseo, perché la 10 rovina i masegni e – autosnodata – non ci passa più. Tutti incazzati: 5.000 (!) firme raccolte. Per non parlare dei greghi che si trovano il bus davanti alla loro Chiesa (la più bella della città, a mio modesto parere). Ora: la Provincia (era presente l’ass. Zollia, oltre al nostro Omero nazionale) regola i rapporti con la Trieste Trasporti in virtù di un accordo con monte chilometrico. Ogni km (di ogni corsa di ogni linea) costa 3,52 euro. Ipotetiche soluzioni: a) fregarsene dei masegni e rimettere i bus corti. b) allungare il percorso fino alla stazione Rogers, con il piccolo problema di trovare i schei eccedenti, oppure di ridurre altre linee dell’equivalente monte chilometrico (altri comitati, altre firme, altre incazzature?) c) fare una 10/ che soltanto per alcune corse arrivi fino alla stazione Rogers; e comunque con il problema di trovare meno schei e il problema di tenere sgombra la zona dalle auto de i muloni che bevi mojiti alla Rogers d) oppure ancora – anche se mi suona una soluzione impraticabile – far entrare il bus nella zona dell’autorità portuale (in front of santa maria del guato) e finalmente riunire the bus #10 con ITS #10.

Questa la ricostruzione: interessante il fatto che siano tutti d’accordo, tutti parlano abbondantemente (me compreso, con attenuante della concisione) per lustrarsi di fronte ai cittadini intervenuti: eppure la questione penda da un paio di anni, e i vari consiglieri di opposizione (cioè di maggioranza negli ultimi 10 anni) si straccino le vesti sui giornali: tanto che qualcuno (Bandelli, sempre spumeggiante nei suoi interventi) sottolinea come qualcun altro (B. Marini, consigliere regionale pdl) abbia fatto la sua fortuna politica su questa questione di altissima portata politica, e si augura se non altro per questo motivo la chiusura – una volta per tutte – dell’affaire bus #10.

La 10 torna in piazza Venezia? E piuttosto: Trieste torna grande?

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Gughel

Chi non ha mai bazzicato con un blog forse non sa che ci sono tante splendide funzioni per capire come gli utenti atterrino sulla propria homepage: attraverso un link di fb, un post in twitter, la catalogazione in wordpress, la ricerca di determinati lemmi nei motori di ricerca. Qualche giorno fa avevo notato – con un certo stupore, ma ancor più soddisfazione – che tra i termini ricercati sui motori di ricerca per arrivare sin qui, vi era nientepopodimeno che: “la padania pontida”.

Ecco, quindi, il mio passo falso: manifestare questo stupore su facebook.

Il giorno successivo, nella stessa sezione delle statistiche del blog, appaiono le seguenti parole (perdonerete le parziali censure di abbinamenti di parole a persone che potrebbero non gradire tanta gloria cibernetica):

Ringrazio l’ignoto autore di questo ingegnoso scherzetto per darmi l’opportunità di aggiungere ancora un paio di grandi classici, che mancano all’elenco:

Faraguna falso, fascista e bugiardo.

Faraguna Presidente di commissione IV longa manus di Cervesi Sr.

Faraguna Presidente di commissione IV in virtù di un accordo sotterraneo Cosolini – Bandelli.

Ovviamente potete continuare nei commenti, oppure digitando cose improababili su google….

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