Oslo.

Highlight internazionale, ovvero alcune considerazione intorno alla strage di Oslo.

Perché in merito alla strage mi viene ben poco da considerare. È sempre affascinante tracciare una trama politica dietro a vicende di questa portata: ma, nel caso, non mi sembra il caso. O meglio: mi pare proprio caso, incalcolabile e per questo ancor più inaccettabile, indigeribile.

(Ho apprezzato molto l’intervento sul Corriere del nostro illustre concittadino Magris).

Unica cosa: meno armi circolano, meglio è.

Intorno all’episodio, invece, ci sono alcuni dettagli di impressionante portata civile: la stampa italiana riporta, con malcelato disgusto, il fatto che l’attentatore di 90epassa vite rischi “soltanto” 21 anni di carcere, massima pena prevista dal sistema penale norvegese. Fatta salva la possibilità di prevedere ulteriori periodi di detenzione (di durata massima di 5 anni) per comprovata pericolosità sociale. La pubblica accusa ha però chiesto il massimo della carcerazione preventiva: 8 settimane (lo scrivo anche in lettere, come gli assegni: o-t-t-o settimane). Ciò induce a ritenere che l’ordinamento norvegese ritiene che 8 settimane siano sufficienti a giungere a una pronuncia nel merito.

Per quanto ne dicano i nostri domestici propugnatori della pena di morte (e, direi proprio, pure i – ben più numerosi – sostenitori dell’ergastolo), 21 anni mi sembrano un tempo lunghissimo e sufficiente per aspirare al compimento della missione di reinserimento sociale anche nel più grave dei casi: perciò mi sembra che il trattamento a cui andrà incontro il carnefice di Oslo tracci una tale distanza tra la Norvegia e il nostro Paese (a presto un post su carceri e ospedali psichiatrici giudiziari) da collocarli in epoche differenti della storia dell’uomo.

E come possa succedere che, proprio in questa civilissima Norvegia un uomo che pare culturalmente attrezzatissimo (vedi il suo memoriale) decida di sparare all’impazzata su 90 giovani laburisti, non ce lo spieghiamo (in “piccolo”), almeno quanto non ci spieghiamo (in “grande”) come l’orrenda strage nazista abbia preso le mosse proprio dal Paese che negli anni ’30 vantava (forse) la più brillante cultura mondiale.

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