Colpa degli altri che poi ero io (ma prima)

Dopo aver cestinato un post insopportabilmente leguleio su piano regolatore (che poi non si chiama nemmeno piano regolatore), clausole di salvaguardia, adozione, metri cubi, approvazione, vi dico:

Giovedì e venerdì si prevede una gazzarra inumana in Consiglio per la “decisione” di scovazzare la variante Dipiazza e procedere alla rielaborazione di una nuova variante generale.

Se avete piacere di venire a vedere (con ogni probabilità) il più orrendo spettacolo della politica, Vi aspettiamo in Consiglio comunale, giovedì a partire dalle 18.30 e venerdì a partire dalle 9.30. I sacchetti per il vomito li offro io.

La situazione un po’ complicata è determinata dal fatto che chi ha governato la città negli ultimi 10 anni ha dapprima ritenuto (primi 5 anni) che non fosse il caso di modificare la variante 66 (amministrazione Illy), poi ci ha messo più di un anno per avviare l’iter, che infine (ciliegina sulla torta) non è riuscito a concludere per i noti contrasti che hanno portato all’impasse su questa e altre fondamentali questioni (vedi piano del traffico e centri monomarca) e che alla resa dei conti – mi viene da dire – hanno condotto quella compagine di governo a perdere le elezioni.

Per dipingere sinteticamente e a tinte forti il quadro giuridico nel quale ci troviamo, si potrebbe dire: considerato che lorsignori hanno temporeggiato per 6 anni, per poi non riuscire a portare a casa la nuova variante, noi dobbiamo scovazzare la loro “bozza” di variante (adottata ma non approvata, e che si autoscovazzerebbe il 6 agosto) per elaborarne una nuova, in modo da determinare – nel più breve tempo pissibile – una situazione di nuova certezza normativa senza incorrere in clamorosi autogol sul piano del danno erariale (schei che il Comune, con i vostri soldi innanzitutto, paga a coloro che vengono danneggiati da scelte illegittime)

In questa situazione, se fossi in loro, cercherei di assestarmi sul profilo più “basso” possibile: invece costoro, e con particolare “convinzione” il pdl – oggi rappresentato più più che meno dalle stesse persone che erano al governo fino a due mesi fa – si straccia le vesti sui giornali, nelle commissioni, in aula, mascherandosi da partito degli ambientalisti, paventando colossali colate di cemento a partire dal 6 agosto, ritrovandosi peraltro privi di argomenti quando, con la calma di Flanders, si riesce a spiegare che: a) non sono prevedibili queste monumentali colate di cemento e b) nella situazione attuale ci ha condotti la loro inerzia. Ad ogni modo l’ambientalismo made in pdl è, forse, l’unico aspetto che rende il teatrino politico un po’ tragico, ma anche un po’ comico.

Stupendo.

Assisteremo quindi ad un paio di giorni di grandi sceneggiate, il cui saporito antipasto è stato già servito nelle commissioni.

Ma non ragioniamo di lor.

Perché alla fine si vota, abbiamo la maggioranza, e ciao (ok, passaggio poco costituzionalista…).

Quindi potremo finalmente passare all’eleaborazione della nuova variante generale, che peraltro è una cosa molto seria, che determina le linee di sviluppo della città per gli anni a venire. E si potrà (forse) finalmente fare politica e non teatro, impegnarci a trovare metodi di partecipazione che (magari) coinvolgano i cittadini mentre si elaborano le strategie, e non quando – belle impacchettate – vanno (ormai) soltanto comunicate. Potremo cercare di convincerci e convincere che nella fase che viviamo della nostra città, del nostro Paese, del nostro mondo non è  proprio un gioco da ragazzi trovare un’equilibrata strategia di sviluppo: mi si permetta qui di ricordare che – accanto al verde, agli alberi, alla propaganda (oggi) pidiellina sulla cementificazione – ci sono dati che ci dicono soltanto a Trieste ci dicono che 800 lavoratori dell’edilizia sono rimasti a spasso negli ultimi due anni, ovvero più di quanti ne impieghi (direttamente) la ferriera, per i cui lavoratori ci siamo (giustamente) unitariamente adoperati in un’unanime mozione non più di un paio di settimane fa.

Gli strumenti (urbanistici, normativi, di pianificazione) complessivi (qual è questo) sono necessariamente anche complessi: la tutela dell’ambiente è interesse idoneo a porsi in contrasto con la tutela del lavoro; l’interesse alla tutela di esigenze di mobilità, con quello alla qualità dell’aria che respiriamo, e a sua volta con la promozione del commercio. E via così. Insomma: potenzialmente un gran casin. E non è certo prestandoci alle sceneggiate alle quali veniamo invitati in questi che ne veniamo fuori.

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3 thoughts on “Colpa degli altri che poi ero io (ma prima)

  1. La cosa peggiore è che non cambia nulla, a rimetterci siamo sempre e solo noi poveri cittadini sopratutto se non abbiamo soldi e se non abbiamo nulla alle spalle.
    Pdl e Pd dimostrano e stanno dimostrando ancora di più di essere tutti uguali e ugualmente privi della minima capacità di migliorare le cose e incapaci di scegliere in maniera equa e corretta. Ora è il turno di Cosolini e dei suoi amichetti di guadagnare a spese dei poveri cittadini. Lo dimostra l’assunzione a cifre strepitose della sua nuova addetta alla segreteria, non si potevano far risparmiare quei soldi ai cittadini semplicemente ricollocando un dipendente comunale ? No, evidentemente no. Troppo semplice, troppo poco costoso, troppo poco da sindaco.

    Tornando al piano regolare che non si chiama più cosi, durante il periodo Illy se ne sono viste di cotte e di crude , durante il periodo di Dipiazza idem seppur in modo diverso. Ora che è tornato il centrosinistra cambierà davvero qualcosa ? No.

    Non importa a nessuno dell’ambientalismo, vero ? L’importante è trovare un grande tema con cui riuscire ad attirare l’opinione pubblica , garantirsi un misero posto in comune e lasciare il sistema almeno come lo si è trovato se si può.

    Trieste sta perdendo i suoi parchi pubblici ma nessuno ne parla, sta perdendo i suoi alberi e nessuno ci crede,sta perdendo perfino il suo Carso ma tanto non interessa a nessuno.

    Ma non vi preoccupate politici ora rinasce la trieste imprenditoriale che costruendo case che nessuno può comprare garantirà la sopravvivenza dell’industria dei costruttori ( ormai principalmente stranieri ) a discapito delle nostre tasche.

    Vogliamo davvero parlare del futuro della città ? Parliamo allora di sostenibilità e di fermare le costruzioni. Facciamo un elenco degli appartamenti sfitti e scopriamo quanti non vengono neppure affittati o neppure venduti. Fermiamo l’espansione cittadina a favore di una riqualificazione abitativa e ridimensionamento delle spese e dei servizi. Sistemiamo i veri problemi delle famiglie e delle persone e non i problemi di industrie che non avrebbero mai dovuto espandersi e arricchirsi a tal punto. Il futuro della città non sta nelle costruzioni né nel porto ma sta nella capacità di offrire opportunità reali e reti tecnologico/artistiche per favorire l’imprenditoria reale che tuttora a Trieste manca quasi del tutto.

    • Caro MatteoSavini,
      ti ringrazio per il messaggio, per quanto non ne condivida diversi contenuti. Allo stesso modo con cui si può affermare – per disperazione – che in politica sono tutti uguali (ugualmente “colpevoli”), si può finire a dire che i cittadini sono tutti uguali, poveri e ricchi, onesti e disonesti, impegnati e disinteressati. La quale cosa, evidentemente, non è. Il fatto che il livello di molta politica non sia al livello di quanto ci attenderemmo (tanto tu, quanto io), è – con molta presunzione – il motivo principale che ha mosso il mio impegno. Sul prg, ci vediamo il 1 agosto alle 18.30 al museo revoltella per il primo incontro pubblico di condivisione delle strategie?

      • I cittadini dovrebbero essere tutti uguali se guardati dal punto di vista dello stato di diritto e della legge. Cosi evidentemente non è, perché ?

        La politica e i politici sono invece ugualmente colpevoli quando difendono, rendendosene o non rendendosene conto, affari personali e posizioni clientelari. proprio a causa della loro posizione all’interno dello stato.

        Concordo, in qualsiasi situazione è sbagliato generalizzare. Diciamo allora che esistono diversi gradi di colpevolezza e non vi è nessuno membro dell’attuale sistema politico che possa semplicemente dirsi non colpevole, vuoi per affiliazione a partiti clientelari o per semplice silenzio/assenso su quello che accade davanti ai suoi occhi o durante un informale cena di lavoro.
        Del resto l’italia è quel disastro che è, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.

        Io il 1 agosto in un modo o nell’altro cercherò di esserci , peccato sia un incontro di condivisione e non di discussione. Quindi temo sarà tutto preparato e pilotato e voglio vedere a quanti e a chi sarà consentito di parlare liberamente. Sono sicuro che le alternative che saranno presentate favoriranno non poco i poveri costruttori cosi sfiancati e senza soldi che devono costruire altre case per poter vivere e con poco sforzo si può già anche prevedere da qui a cinque anni chi ne avrà i maggiori benefici.

        Vedremo il 1 agosto.

        Quello che mi infastidisce però è la continuazione estenuante di questo teatrino tra le parti il cercare di diversificare destra e sinistra o il continuo sforzo di apparire migliori di “quelli di prima” e di far apparire “gli avversari” sempre peggiori. Non ne usciremo così, non ne uscirà Trieste e non ne uscirà l’Italia.

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