Cerbero+1: quattro teste, tutte pacate

Rinfreschiamo la memoria. Prima delibera della giunta Cosolini: disapplicazione in autotutela della normativa regionale che prevedeva requisiti di residenza leghisti per accedere ad un pacchetto di prestazioni sociali. Ovvero (più o meno): essere residenti in Italia da un millennio, in regione da un paio di secoli, avere almeno un nonno istriano, oppure iscritto a un fogoler furlan(ic), non essere mai stato a Roma per più di qualche ora, etc…

Giù gli strali dell’opposizione: la città che si riempe di zingari in stile ètuttacolpadipisapia. Retorica in salsa leghista. Che bel (!).

In questi giorni la stampa ci racconta che il Comune di Trieste è stato condannato per aver negato a quattro famiglie di non cittadini una di queste prestazioni. Niente paura: i fatti risalgono, ovviamente, al periodo precedente l’insediamento della nuova amministrazione. Alcune famiglie chiedono il contributo regionale per l’affitto, erogato dal Comune, che lo nega sulla base delle splendide norme di sapore leghista. Alcune famiglie fanno appello a un giudice (a Berlino?), che condanna il Comune di Trieste: 10.600 euro + 1.800 di spese legali. Una conferma giurisdizionale della correttezza formale delle decisioni della nuova giunta. In altre parole: disapplicare quei requisiti ha messo il Comune al riparo da nuove condanne. E tutto ciò non è proprio il frutto dell’esercizio di facoltà mantiche, considerato che si è consolidata una massiccia giurisprudenza (comune e soprattutto costituzionale) che portava dritto dritto verso la soccombenza. Ma al di là delle noiosissime questioni formali, costituzionali, di diritto dell’Unione europea (primo insegnamento: la propaganda leghista, ideologicamente antimigratoria, è giuridicamente una cazzata), sarebbe il caso di rendersi conto che tale retorica (politica è lessico troppo nobile per calzarvi) è piuttosto salata, e non porta lontano. Porta gli enti locali a pagare le prestazioni non erogate e pure le spese legali.

E quindi, secondo insegnamento: la propaganda ideologicamente antimigratoria è finanziariamente una cazzata.

Nell’ultimo numero dell’Economist, noto foglio propagandistico di ispirazione marxista fondato da Antonio Gramsci, ci viene raccontato come l’immigrazione rappresenti un fattore di sviluppo economico, anche (se non soprattutto) in periodi di recessione. L’articolo è eloquentemente intitolato: “Immigration. Let them come: The West should be more welcoming to migrants”. Viene dunque elegantemente suggerito ai politici affezionati al facile tornaconto elettorale dei discorsi del tenore “fuori gli immigrati che ci rubano il lavoro”, come i loro conti non tornino affatto.

Insomma, terzo insegnamento: la propaganda antimigratoria è economicamente una cazzata.

E in una città come Trieste, migratoria nella sua genetica, e nel mezzo di un tracollo demografico che ci porta ogni vent’anni a perdere altrettante migliaia di abitanti?

Quarto insegnamento: la propaganda ideologicamente antimigratoria è storicamente una cazzata.

Share

Annunci

Gazpacho estivo

Si va via qualche giorno, magari una settimana, o addirittura 10 giorni, anche se non continui. Di ritorno, non resta che una lettura sincopata dei giornali, un po’ qui e un po’ lì, ché tanto si ricostruiscono le cose.

L’estate: il Governo si inventa una manovra finanziaria geniale. Lacrime e sangue, ma dopo. Cioè dopo dopo. Cioè dopo le elezioni, che prevedono già di perdere.

“E noi non ci saremo, noi non ci saremo”

Mi ricorda la vicenda della legge elettorale, il cd. porcellum: una legge fatta per non funzionare quando – probabilmente – avrebbero vinto gli altri. Così da affidare un bel Parlamento ingovernabile a una coalizione già di per sé ingovernabile, che avrebbe fatto crack nel tempo più breve possibile, con un tale tonfo, che la stessa legge elettorale sarebbe riuscita – dopo il tonfo – a costruire maggioranze numericamente consistenti. C’è una perfida (ma semplice) genialità in tutto ciò, va ammesso.

Tant’è: stangata dalla BCE, la manovra va anticipata.

Che è un po’ come dire che il governo dell’economia in Italia è stato commissariato dall’UE. Evvai.

Poi c’è il meeting di Rimini, a cui vorrei assolutamente assistere una volta nella vita: l’ex comunista (ma sempre soft) Nap è acclamatissimo, nella fiera riminese.

Vabbé.

Quindi i guizzi angusigoleschi del nuovo che avanza (!): formigoni e montezemolo. Lapo Elkan aspetta l’estate 2032, non perché sia troppo mona, bensì perché troppo giovane.

Quindi la tassazione degli edifici di proprietà della Chiesa. Con una bella dose di approssimazione negli argomenti, con un interessante mis-mas trasversale di posizioni, e soprattutto con la forza del tabù: guai a parlare dell’argomento.

Come la vedo? La vedo che alcune regole hanno la loro razionalità (ICI, IRES), ma non stento a credere che siano abbondantemente eluse. La vedo che altre regole (8 x 1000) non hanno la loro razionalità. Eppure, la vedo che finché lo Stato continua ad appaltare alla Chiesa un certo welfare sociale, si va poco lontano a parlare di ICI, IRES e 8 x 1000. E a sforzarsi in discorsi astratti sulla laicità dello Stato, che andrebbe coltivata dal basso verso l’alto, e non viceversa.

Poi il commissariamento della politica estera. Per non dimenticare: la splendida immagine di Mister B. che bacia le mani a Gheddafi.

“Eminenza, vi bacio, vi imploro”.

E poi, accanto all’annoso problema dell’aumento dei canoni di ombrelloni e lettini, c’è il tormentone latino dei costi della politica. Non che non sia una cosa seria, ma sempre lì siamo.

Dimezzare il numero dei parlamentari? Mi pare una pessima idea in una Paese la cui eterogeneità linguistica, culturale, storica e sociale è enorme. Si potranno probabilmente ridurre. Ma dimezzarli è una cazzata straordinaria: si pensi al FVG, in caso di dimezzamento di deputati e senatori. Forse potremmo avere un rappresentante romano. Si dimezzino piuttosto le indennità.

Abolizione delle Province? Si faccia (sarei disposto a scommettere una certa cifra che le cose andranno in senso contrario), ma non si pensi che abolire le Province ci porterà nel benessere sfrenato. Armi di distrazioni di massa, magari fondate nei loro argomenti, ma poco decisive nei loro obiettivi.

Dai dati sulla supertassa scopro invece che, nel Belpaese, l’87% dei redditi superiori a 90.000 euro derivano da pensioni o lavoro dipendente. Mi guardo intorno, macchine, barconi, belle case. Presumo che per l’87% appartengano a pensionati e lavoratori dipendenti.

Share

Post(umo) Consiglio

Post(umo) sull’ultimo consiglio comunale, datato 4 agosto 2011. Prima approvazione unanime di una serie di delibere, tra le quali quella che istituisce – in via sperimentale – la Consulta dei giovani, strumento di partecipazione del mondo giovanile alle politiche comunali. Viene fatta propria la mozione (Grilli) “Lingua dei segni” che impegna il Sindaco all’istituzione – in riferimento alle sedute per le quali si ravvisi una specifica necessità – di un sistema di traduzione dei lavori nella “Lingua dei segni”. Momento simpatico e irrituale: il Consiglio ha infatti espresso la sua approvazione nella lingua dei segni, oscillando le mani tese in aria.

Quindi il Pdl chiede una sospensione dei lavori, che viene loro concessa (a mio parere già generosamente). Tornano in aula e chiedono che l’assessore Grim si impegni immediatamente a relazionare e discutere la delibera sull’istituzione dell’asilo nido aziendale. Chiedono insomma di dettare loro l’ordine dei lavori. Coloni parla contro (mitemente, e come se no? Coloni è mite di natura), dando una disponibilità a verificare se – al termine dell’ordine dei lavori prestabilito – ci sarà modo di affrontare questo ulteriore punto. I consiglieri del PdL si esibiscono in una “stupenda” messinscena, abbandonando l’aula, pronunciando parole non giustificate in assoluto, tanto meno rispetto agli eventi a cui erano correlate: “vergogna”, “più bombe meno asili”. Vabbé. Peraltro, al termine delle proposte di deliberazione, l’assessore Grim fa la sua relazione, con il Pdl in largo granatieri che cena del grego. Vabbé. Come se non fosse stato un Consiglio sufficientemente frizzante, c’è la ciliegina sulla torta: intorno alle 22.30 il capogruppo Coloni propone di chiudere i lavori del Consiglio. Andolina (Federazione della Sinistra) parla contro perché vuole che sia discussa la sua mozione sulla TAV: non trattandosi della cosa più piana del mondo, e non ravvisandone l’urgenza straordinaria (anche formalmente l’urgenza della mozione era stata derubricata dalla conferenza dei capigruppo) votiamo contro. Da ciò ne nasce un caso (che caso non mi sembra) sulla spaccatura della maggioranza sulla questione Tav. Semmai la spaccatura si è espressa su tempi e modalità della discussione. Quanto al merito della questione, la “mozione Andolina” vuole impegnare il Sindaco a rappresentare ai Ministri degli Interni e delle finanze (rectius dell’Economia e delle Finanze) che a) le opere pubbliche non devono mai essere eseguite senza l’accordo dei cittadini che ne subirebbero effetti devastanti b) è inaccettabile che la realizzazione di un’opera pubblica comporti la militarizzazione di un’area del Paese c) non si deve realizzare un’opera se non è suscettibile di un rientro economico in tempi ragionevoli.

Share

Giovedì 11 ore 19 Ausonia

A poco più di due mesi dalla trionfale corsa elettorale, mi piacerebbe fare con Voi (amici, elettori, curiosi) il punto della situazione.

Considerato che è agosto, e che ci piace la politica simpatica e gggiovane, Vi invito a un incontro rilassato alla terrazza dell’Ausonia. Mi impegno persino a offrivi uno spritz (confidando nel fatto che all’undici di agosto i più accaldati e assetati saranno già nell cd. Jugo).

Vorrei raccontarvi cosa è successo in Comune fino ad ora, ciò che non è successo. Quello che ho visto e mi è piaciuto, quello che non mi è piaciuto. E chiedervi quali cose credete che non abbia visto, e sulle quali cose sarebbe il caso di aprire gli occhi.

Ma non è finita (perché non siamo qui a smacchiare il giaguaro con lo spritz). L’amico e illustre giornalista Beniamino Pagliaro ha appena dato alle stampe la sua straordinaria (prima) opera: “Trieste, la bella addormentata” è un ritmato pamphlet – in merito al quale ci siamo già ciecamente spesi su questi schermi – che narra la cronaca della politica tergestina degli ultimi 20 anni, quelli di cui ci portiamo addosso il fiato, nel migliore dei casi affannato per lo sforzo, nel peggiore pestilenziale per il marciume.

Giovedì ne parliamo assieme all’autore.

Per chi ha già letto il libro sarà un’occasione per approfondire insieme al Maestro Pagliaro. Per chi non l’ha letto sarà un’occasione per farsene un’idea e comprarlo. Oppure, ove tirchissimo e/o cassaintegrato, per farsi semplicemente un’idea.

Riepilogando, Vi aspetto, siete tutti invitati, senza discriminazione di età, statura, contributo elettorale alla nostra/mia corsa, religione, lingua, razza, condizioni personali e sociali, genere, sesso e orientamento politico e/o sessuale

 Giovedì 11 agosto, alle ore 19 in terrazza Ausonia:

P. Faraguna, consigliere comunale del Piddì: I primi 60 giorni

B. Pagliaro, “Trieste, la bella addormentata”, se ne discute con l’autore (e uno spritz).

RSVP: Per ragioni organizzative, sarebbe molto (molto molto) gradito un cenno di presenza, per mail, telefono, facebook, G+, Twitter o come ve par a voi.

Grassie!

Vostro, Pietro

Sintomi di rinnovamento senile

Il mio intervento apparso (leggermente dimagrito) su Il Piccolo di oggi, venerdì 5 agosto:

RINNOVAMENTO (DEI METODI DELLA POLITICA)

‘Rinnovamento’ sembra essere oggi l’asso pigliatutto delle competizioni elettorali. A essere sinceri c’è motivo di sospettare che lo sia sempre stato, soltanto che i propugnatori odierni del rinnovamento allora ancora non c’erano, e non possono ricordarlo. A scanso di equivoci: chi scrive, se non altro per essere il più giovane eletto in consiglio comunale, non può che schierarsi a favore del rinnovamento. Sarebbe però opportuno intendersi sul significato della parola, soprattutto da quando viene invocata a gran voce da tutti, indipendentemente dallo schieramento politico e (stupirà di più) dall’età.

Se rinnovamento significa soltanto sostituire, nelle assemblee elettive, persone meno giovani con persone più giovani, in tal caso mi sentirei di dire che non è cosa che mi interessa. Anche perché la giovinezza, ed è giusto che sia così, si spinge sempre 15 anni più in là rispetto alla propria età. E in questo mondo (in questa città in particolare) uno più vecchio lo si trova sempre.

Se rinnovare la politica significa invece rinnovarne i contenuti, ma soprattutto i metodi, il punto di vista cambia radicalmente. In questo senso l’etichetta della rottamazione – di cui qualcuno ha voluto fregiarsi nel panorama politico nazionale – è poco adatta agli intenti: l’auto da rottamare si cambia integralmente, mentre il rinnovamento di contenuti e metodi della politica non può che prefiggersi l’arduo compito di tenersi stretto ciò che è buono e abbandonare ciò che non lo è. E fare ciò senza curarsi se si trattasse di pratiche praticate dai “nostri” o dagli “altri” (salvo poi scoprire che le peggiori pratiche erano praticate da tutti).

Vi è però almeno un grande vantaggio di un’assemblea rinnovata nei suoi componenti: l’affrancamento dalle pratiche che le “vecchie volpi” della politica hanno, nella maggior parte dei casi, sia subito che posto in essere. Un’assemblea rinnovata, qual è in parte significativa l’attuale Consiglio comunale, non ha torti da riparare né conti da sistemare.

Ed è questo un capitale ingente, per realizzare quella discontinuità che i cittadini chiedono disperatamente.

La partita della nuova elaborazione della variante generale al piano regolatore è un’ottima occasione per far rendere questo capitale, ragionando “spregiudicatamente”, ovvero con la mente sgombra da ogni pregiudizio e al netto di ogni conto da saldare. Anche perché il tentativo di fare un saldo dei conti aperti fino a oggi avrebbe esiti pirandelliani: tanto l’adozione della variante 118 (amministrazione Dipiazza), quanto l’approvazione della variante 66 (amministrazione Illy) sembrano essere avvenute all’insaputa della politica, che le rinnega entrambe (quasi) unanimemente. Come se non bastasse parte della minoranza di oggi (maggioranza di ieri) ci chiede ritmi forsennati (che sarebbero in ogni caso inidonei al fine) per impedire alla variante 66 di rientrare in vigore, dimenticando che gli stessi che sono oggi a chiedere un’affrettata toppa hanno avuto 10 anni a disposizione per cucire un nuovo vestito.

Insomma: molto meglio guardare avanti.

Una variante generale al piano regolatore è un atto complesso che richiede non toppe affrettate bensì la composizione di interessi fisiologicamente contrapposti; che necessita – allo stesso tempo – di adattarsi allo sviluppo futuro della città e di determinarlo. E, in forza di queste sue caratteristiche, richiede alla politica di fare delle scelte, ovvero – per definizione – di esercitare la sua funzione propria. L’incontro pubblico di lunedì 1 agosto, alle 18.30 nell’auditorium del museo Revoltella, mi è sembrato un rinnovato, e ottimo, punto di partenza del nuovo iter.

Share

I contributi della politica

Si mormora che qualcuno abbia interesse a tirare la seduta di questa sera oltre alle 24, in modo da fare il jackpot del doppio gettone. Sono certo che il mormorio sia infondato, perché lo squallore che prospetterebbe va oltre ogni limite. Per essere trasparenti al 100%, va detto che non potrei associarmi neppure in ottica criminale a tale stratagemma, considerato che – comunque – domani è programmata la commissione IV.  Per fugare preventivamente ogni dubbio, con lucido ed eroico spirito di sacrificio, ho pensato bene di mettermi in una posizione di piena libertà, prendendo una (meritatissima) multa di euro 80 per divieto di sosta, in modo da pareggiare ogni conto con il Comune. La mia reazione è stata molto, molto composta (“$%@&#*(@(@!”)

 

Share

Menu della settimana

Affezionato lettore, breve aggiornamento sui lavori: dopo la sventola del piano regolatore, con l’approvazione della delibera di cessazione degli effetti della variante Dipiazza e la prima assemblea pubblica sull’elaborazione di nuove direttive (un botto di gente, un sano respiro di attenzione della cittadinanza a ciò che fa la sua amministrazione) in Comune si è proseguito con le attività delle Commissioni.

Martedì Commissione I con audizione del dott. Pozzi Mucelli, del sig. Rassman (Gruppo CCSVI nella sclerosi multipla FVG) e del dott. Pandullo, Presidente dell’ordine dei medici e alla presenza di una delegazione di malati di sclerosi multipla. L’attività muoveva da una mozione sull’insufficienza venosa cronica cerebro spinale, sulla quale la Commissione non si è espressa in via definitiva. Perciò vi riaggiornerò. La Commissione I ha peraltro la fortuna/disgrazia di essere popolatissima di medici, e per chi è figlio di medico, fratello di medico, compagno di medico (declinato gender neutral), è davvero una condanna. La medesima Commissione ha trattato quindi la determinazione degli emolumenti di consiglieri e presidenti circoscrizionali, rideterminati dalla legislazione regionale. In Regione si è ben pensato di dare un taglio ai costi della politica, ma non a partire dalle decine di migliaia di euro di indennità dei consiglieri regionali, o dai relativi (scandalosi) vitalizi, bensì dai due soldi dei consiglieri di rione. Parafrasando un celebre detto: “facile fare il povero con i soldi degli altri”… Abbiamo perciò dato parere favorevole a determinare gli emolumenti massimi consentiti, che – a scanso di equivoci – sono circa 30 euro per i consiglieri e 100 per i Presidenti (cifre lorde).

Martedì Commissione III, alla quale ho partecipato in sostituzione: si trattava della grossa grana delle sepolture in cimitero, in merito alla quale – anche grazie alla sana ostinazione di alcuni consiglieri – si è trovata una soluzione più dignitosa (oltre che a norma di legge) rispetto alle sepolture in (quasi) fosse comuni che era stata autorizzata da un’ordinanza del precedente Sindaco, per far fronte alla (troppa tardi) prevista mancanza di spazio. Incrociamo comunque tutti le dita che non ci siano pandemie e che i centenari continuino a tenere duro, come d’altronde a Trieste fanno da molto (almeno 100 anni).

Mercoledì Commissione VI, sull’approvazione del nuovo regolamento del gruppo comunale volontari antiincendio boschivo e protezione civile, nonché modifiche della struttura operativa comunale prevista dal piano comunale di protezione civile. No, Bertolaso non c’era.

A margine della stessa Commissione si è proceduto a un sopralluogo per verificare lo stato di dissesto idrogeologico nella zona di via Pertsch, a seguito di una mozione circoscrizionale che si prendeva carico della preoccupazione della comunità locale per una nuova costruzione che interviene (meglio, interverrà) in una zona considerata a rischio.

Ne è nato una gran vespaio, perché i consiglieri di opposizione (Rovis con particolare enfasi) trovavano inutile fare un sopralluogo senza un tecnico comunale (invitato, ma uno era in ferie, l’altro non pervenuto) che illustrasse le criticità. Mi sento di dire – e l’ho detto – che la presenza di un tecnico comunale istruito sulla questione è sempre certamente auspicabile per rendere i lavori della Commissione più efficienti, ma – una volta constatata l’irreperibilità – che non era molto utile discuterne un’ora, soprattutto quando l’impegno con la circoscrizione, l’impresa e i cittadini era già stato preso.

Domani nel tardo pomeriggio – sera c’è Consiglio, con un ordine del giorno bello tosto.

Si continua la sperimentazione delle dirette in streaming. Dalla prima seduta abbiamo desunto che: la risoluzione fa schifo, ma almeno si sente bene (e forse meglio così, perché non è un gran bel vedere…). In più abbiamo riscontrato un certo interesse nel web. Anche in virtù di ciò abbiamo attivato un profilo fb del gruppo (Piddì inComune, clicca) con il quale vi invito a stringere amicizia, se non l’aveste già fatto: nei limiti del possibile i più gggiovani der Piddì cercheranno di essere interattivi durante le sedute.

Venerdì, ciliegina sulla torta, Commissione IV (quella che ho l’onore/onere di presiedere).

Share