Una questione di prospettiva

Il Piccolo di oggi pubblica i dati sulle spese elettorali delle ultime elezioni (tabella riassuntiva sotto). Da ciò si desume che, sulla base dei dati a disposizione, risulto essere il candidato che ha speso di meno: 373 euro. La notizia ha suscitato le pronte reazioni degli ascendenti istriani del sottoscritto: “373 euro? Te son matto, troppi!”.

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D i m i s s i o n i (2)

Questa sera Consiglio comunale: questo il calepino. Sintetizzando: ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi del bilancio di previsione 2011. Sintetizzando ancora di più: schei.

Siccome tutto ciò è troppo poco per un post, ne approfitto per rilevare che le mie valutazioni sull’on. Fedriga dovevano essere esatte: con la mega-manovra pendente alla Camera, immaginavo (vedi) che dovesse aver di meglio da fare, piuttosto che vigilare sui sabati pomeriggio del sottoscritto (vedi), e mi auguravo per questo che non fosse lui a curare il blog. Probabilmente non mi sbagliavo: la mia replica (mi pareva sobria e pacifica) sulla pagina dei commenti del suo sito, infatti, “è in attesa di moderazione” dal 13 settembre alle ore 14:28, come dimostra l’immagine qui sotto. Non solo lui non ha tempo di cliccare l’approvazione: non ne hanno nemmeno i suoi collaboratori, che immagino in giro per l’Italia a spiegare la bizzarra idea di federalismo della Lega.

Ad ogni modo: attendo (anche perché, nel frattempo, nessuno mi ha chiesto le dimissioni: delle due l’una)… Non preoccupatevi: mi risulta che i commenti a questo blog non passino attraverso alcuna forma di moderazione. Provare per credere.

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Listaouting triestina?!?

Correggiamo un’informazione inesatta che ci era giunta in redazione: sabato 1 ottobre pare che verrà pubblicata, sulla scorta della discussa iniziativa di listaouting.com, non la lista dei 5 politici triestini segretamente omosessuali nel privato, e contemporaneamente omofobi nella sfera pubblica. La notizia esatta era la seguente: sabato 1 ottobre verrà pubblicata la lista di 5 politici triestini segretamente sloveni, e che non hanno mai avuto coraggio di dirlo, e che anzi si sono sempre mascherati dietro a un’immagine pubblica con accenti anti-slavi. Ancora incerta la sede della pubblicazione, e non si sa se sarà compilata in lingua italiana o slovena.

p.s. al di là di tutto, segnalo il dibattito che è sorto intorno alla pubblicazione della lista dei nomi, non poco interessante: per le reazioni scomposte (che giungono a dire che essere inclusi nella lista è infamante… tutt’al più è falso, ma non infamante… infamante è essere nella lista dei mafiosi o degli evasori totali, non dei gay!)  e per il discorso che a che fare con la coerenza delle sfere pubblica-privata (per andare al family day, devi per forza essere divorziato, magari frequentatore di festini a base di coca e escort? Devi essere povero per essere di sinistra? Devi essere federalista per votare la manovra che ruba alla periferia per dare al centro?)…

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“Le nostre prigioni”

Prendi 270 persone e mettile dove ce ne dovevano stare 155. È il carcere di Trieste. Neppure tra i peggiori d’Italia, direi quasi tra i migliori se ne avessi visti 50 e non 5.

Ci siamo stati il 15 settembre scorso, con la prima Commissione. Del Direttore Sbriglia – non esattamente un compagno maoista – è difficile avere un giudizio negativo: ci porta a vedere ogni piastrella del carcere, uffici, parti comuni, cucine, laboratori. Ci racconta la sua ricetta per le carceri: amnistia e abbattimento delle fattispecie penalmente sanzionate. Ci fa entrare dentro le celle: qualche minuto in un palmo di metri quadrati dove decine di detenuti passano qualche anno. Ci porta nell’isolamento. Senza scuse di sicurezza e privacy. Infatti: nessuno è scappato e nessuno ci ha denunciato.

Una settimana dopo, per dare seguito al sopralluogo, riteniamo di proporre una bozza di mozione, con la quale – aderendo alle competenze che ci sono proprie – chiedere a Sindaco e giunta di impegnarsi a porre in essere alcune azioni concrete, a sostegno del lavoro dei detenuti. Perché è così: chi in carcere viene introdotto seriamente in una professionalità, quando esce non rientra più.

E insomma, è a ciò che il carcere dovrebbe mirare.

Elaboro una bozza di mozione, che – tutto sommato – incontra suggerimenti, proposte emendative, ma non ostacoli o preclusioni insuperabili.

Nelle more si aggiunge anche l’intervento dello stesso Direttore Sbriglia, che ci invia alcuni suggerimenti per emendamenti aggiuntivi e una “lista della spesa”: si chiede che il Comune si impegni a donare una lista di attrezzature e arredi di cui il carcere ha bisogno. La lista è nutrita, si va da stucchi e vernici per tinteggiare la carceri, a 40 frigoriferi, lampade, plafoniere, abbonamenti ai giornali.

E su questi punti le cose non vanno più tanto lisce. Più o meno da destra si obietta:

a) Perché comprare i frigoriferi ai carcerati, ai colpevoli, ai condannati (o agli “in attesa di giudizio”) – drogati, spacciatori, omicidi – quando i nostri anziani, i nostri bisognosi, i bambini nei nostri asili, nostri della nostra gente che ha lavorato onestamente, avrebbero bisogno di tante cose?

b) Perché sostituirsi all’amministrazione penitenziaria nell’acquisto degli arredi?

Abbozzo un paio di risposte, laicamente, per riflettervi.

a) Perché le case di riposo che non rispettano gli standard di dignità vanno chiuse de imperio. Invece le carceri non rispettano alcuna soglia minima di dignità, ma non possono chiudersi.

Perché confrontare la fondatissima e grave scarsità infrastrutturale della scuola pubblica con le condizioni di dignità delle carceri è demagogico e improprio. Perché i frighi non servono a tener fresca la coca-cola, bensì ad evitare che i cibi e le bevande si deteroiorino, creando malattie che si trasmettono ai detenuti, ma anche agli operatori di polizia penitenziaria. Perché il Sindaco è il garante della salute pubblica. Perché gli scarrafoni e i buchi nel muro da cui entrano li abbiamo visti  con i nostri occhi.

b) Perché noi o non lo Stato? Perché lo Stato non lo farà mai: perché le carceri non portano consenso, non portano voti. Forse per altri motivi,  ma – questa è storia – non l’hai mai fatto.

Ciò detto, credo che il tema del lavoro delle persone in esecuzione penali sia del tutto prioritario. Su tutto il resto parliamone, discutiamo. Dividiamoci, mandiamoci a cagare. Facciamoci mandare a cagare. Ma sul lavoro dei detenuti non ci sono scuse: la si veda nella prospettiva della dignità di chi lavora; della “recidiva indiretta” della famiglie che perdono il reddito (magari criminale) del familiare che è in carcere, e quindi si attivano nello stesso settore (criminale); dell’abbattimento dei livelli di recidiva – inoppugnabile – di chi impara un mestiere, e non torna a delinquere, perché avere un lavoro è tutto sommato meglio di andare a rubare; dell’aumento di sicurezza all’esterno del carcere che crea l’abbattimento di recidiva.

Ne riparliamo giovedì prossimo.

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Giugno, col bene che ti voglio

Consiglio di lunedì scorso, 12 settembre 2011.

Mi limiterò a due highlight.

Mozione urgente presentata dal Movimento 5 stelle che trovate a  questo link.

Sintetizzando: la SVBG, organizzatrice della Barcolana, ha reperito varie sponsorizzazione tra le quali quella della Gas Natural. Si, proprio Gas Natural, quelli del rigassificatore.

Sulla base di affermate e atroci responsabilità di Gas Natural in Guatemala e Colombia, Menis e Patuanelli chiedevano: a) di disporre le opportune verifiche sulle responsabilità sopra citate e b) di prendere in considerazione “la possibilità di richiedere all’organizzazione della importante manifestazione di non associare il nome del Comune di Trieste a quella della citata Gas Natural Union”.

Capisco perfettamente lo spirito della proposta di Menis e Patuanelli: Gas Natural tenta di comprare la città, buttando schei sulla barcolana, perché non si sono tolti il loro rigassificatore dalla crapa. Tuttavia: a) non credo che questa loro tattica funzionerà molto bene (avrebbero speso meglio gli schei per rispondere esaurientemente alle perplessità tecniche sul progetto di rigassificatore presentato) b) il Comune non può certo intimare ad un privato quali sponsor accettare e quali rifiutare c) non potendo fare ciò  direttamente, il Comune dovrebbe ritirarsi dall’evento Barcolana e d) difficilmente il Sindaco può verificare la fondatezza degli eventi denunciati in Guatemala e Colombia. Insomma, capisco lo spirito, ma le azioni che proponeva la mozione che mi sono parse del tutto impraticabili.

A maggior ragione quando le premesse sono fondate sulla condanna del tribunale dei popoli, istituzione che confesso di non conoscere e viene descritta come “tribunale etico” (che è un’espressione analiticamente esuberante, tipo apprendista con esperienza, partito apolitico, troia vergine, e chi più ne ha più ne metta).

Sulla base di queste considerazioni abbiamo espresso voto contrario. Non senza sottoporci ad una discussione di qualche ora, durante la quale ho sofferto un po’. Ho sofferto per la sacralizzazione della Barcolana, evento splendido e al quale (ok, dalemianamente…) partecipo con entusiasmo. Evento che però trasformare in un rito sacro per la città mi sembra espressione di provincialismo devastante.

Ho sempre trovato tristissimi i cartelli di ingresso alla città “Trieste, città della Barcolana“. Cartelli che lunedì scorso venivano elevati, dai banchi di fronte a noi, come nuovi simboli di un pattrotismo civico perfettamente vuoto. E per questo ho ancor più apprezzato la recente e ironica mossa di chi vi ha affiancato la scritta “Trieste, città delle clanfe”. Nessun sospetto sugli autori del gesto (!).

Quindi mozione sull’intitolazione di una via al 12 giugno 1945, data della liberazione della città dall’occupazione dei 40 giorni. Senza farci mancare una buona dose di casin, che non guasta mai, si è deciso di rinviare la discussione, nelle more della presentazione da parte di Patrick Karlsen, il Candidato che ha fatto Storia, una mozione “parallela” sull’intitolazione di una strada al 30 aprile 1945, data dell’insurrezione cittadina, il 25 aprile de noialtri.

A costo di essere ancora una volta cinico, confesso che il tributo toponomastico alla memoria non è strumento di riflessione che mi appassiona. Anche perché andando a chiedere ai passanti cosa successe il XX settembre o il 3 novembre saremmo già a una percentuale scarsa di risposte esatte. E via XXX ottobre? Confesso di aver dovuto telefonare a Karlsen mentre scrivevo questo post.

Sono pure consapevole che questo non è un argomento sufficiente a respingere la proposta. Tanto vale intitolare le vie con dei numeri, come a Manhattan (se bechemo a bever un spritz tra la quinta e carducci avenue)…

Ci terrei soltanto acché il riconoscimento non sia il frutto della volontà di una componente culturale, per non dire etnica, omogenea e monolitica della città. Ciò si poteva fare già nel 1960. Nel settembre 2011, più di 60 anni dopo gli eventi che fecero di Trieste l’unica città al mondo con il primato di aver ospitato tre occupazioni totalitarie, non possiamo stare ancora lì. Negli ultimi anni, a cominciare dal tanto celebrato concerto dei tre Presidenti, la città sembrava essersi mossa. Non auspicherei uno slancio di coraggio politico, che mi sembra attribuzione esagerata rispetto alla misura della realtà recente: mi basterebbe la consapevolezza  del tempo che è passato. Ché noi, nati negli anni ’80, indifferentemente se nipoti di istriani, titoisti, fascisti, stalinisti, semplici italini o sloveni, austriaci, norvegesi e via così, vediamo le cose un pizzico diversamente. Ai prossimi consigli l’ardua sentenza.

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Dimissioni!

Cari lettori,

grande celebrità sul blog dell’on. Fedriga.

Mi si accusa di aver partecipato ad una pericolosa contro-manifestazione non autorizzata in dissenso alla festa della Lega. E se fosse vero si annuncia che si chiederanno le mie dimissioni.

Sabato scorso, mentre si svolgeva la festa della Lega e la contro-manifestazione (che dal blog di Fedriga scopro essere stata non autorizzata) ho in effetti percorso le rive, e sono stato attirato dai due coloriti eventi sopracitati. Vista la presenza massiccia di forze dell’ordine in piazza Venezia (che ad occhio superava quella dei manifestanti), mi sono fermato a osservare quel che succedeva. Immagino sia normale che un cittadino si incuriosisca di fronte a queste cose, tanto più un consigliere comunale, e a maggior ragione il presidente della commissione lavori pubblici (con quel che è costato rifare la piazza…!).

Ho incontrato due persone che conoscevo, per la precisione il consigliere regionale Metz (Verdi) e il consigliere comunale Everest Bertoli (PdL), che ho salutato – con spirito bipartisan – con un cenno mentre ero al telefono. Immagino fossero sul posto per motivi diversi.

Dopo una decina di minuti mi sono allontanato dalla zona – non tanto per quel baccano che descrive l’on. Fedriga, che sinceramente non mi sembra di aver osservato (ma, confesso, ero decisamente distratto) – quanto perché mi sono accorto di un fenomeno di errore di percezione:

DATO CHE indossavo giacchetta blu e camicia rosa (colore che nemmeno amo)

E ANCORA CHE nel corso della mia sosta nei pressi della manifestazione ero impegnato in una conversazione telefonica

MI È PARSO CHE i muloni in mezzo alla piazza mi guardassero camminare avanti e indietro con la chiara idea che fossi un digos.

Mi spiace per l’on. Fedriga, di cui riconosco un’eccezionale capacità di controllo del territorio, tanto da mappare la presenza di ogni persona sulle vie della città, eppure temo non ci siano proprio i margini per le mie dimissioni.

Tant’è: per completezza, e visto che ci sono, mi pregio di informare l’on. Fedriga che poco più tardi mi sono recato a una sagra a Longera (immagino autorizzata) organizzata da comunisti (sottolineo, comunisti) ad ascoltare la formidabile opera musicale di un gruppo di amici. Stanno preparando il nuovo disco, pare. Approfitto di questo inconveniente per una pagina di pubblicità gratis: “Vatucano, music for cats”. Imperdibile.

Certo che bastava una telefonata, invece di fare ben due post su due blog diversi…

Mi auguro in realtà che il blog sia curato da altri. Non tanto e non solo per l’inesattezza e l’approssimazione infondata dell’accusa, ma perché mi risulta che sia da pochissimi giorni approdato alla Camera dei Deputati il d.d.l. di conversione del d.l. 138 del 2011, la manovra finanziaria da un pacco di miliardi di euro che il Governo, che egli politicamente sostiene, sta così abilmente conducendo. Il cui impatto sugli enti locali (i Comuni, roccaforte della lega), è non solo forte, ma radicalmente ingiusto perché privo di adesione ai principi di responsabilità e accountability, di cui dovrebbe nutrirsi il principio tecnicamente (e non solo retoricamente) federalista. Una manovra così abilmente gestita, che dall’Europa nessuno ha nulla da ridire, alla BCE si respira un clima disteso e in particolare in Germania non vedono l’ora di prendere sulla groppa il nostro debito spazzatura, dopo quello greco. Immagino quindi che il nostro rappresentante presso romaladrona si stia occupando di priorità alte e altre rispetto al sabato pomeriggio del sottoscritto.

A questo punto, nel teatro tradizionale della politica, io dovrei chiedere le scuse per tanto infamanti accuse, poi dovrei ricordare all’onorevole che sui banchi della sua lista siedono doppi incaricati (Comune e Provincia), e che insomma, chieda a loro le dimissioni.

Siccome siamo entrambi nati negli anni ’80, credo possiamo risparmiarci. Avremo occasione di riprendere la lite su qualcosa di fondato: ad esempio sulla visione politica che ci separa in tema di regolazione dei fenomeni migratori, di identità, di integrazione europea, di rapporti con la Slovenia. E c’è di che litigare.

Ringrazio piuttosto l’on. F. per la bella foto che ha messo sul suo blog, e – per quanto io possa molto meno rispetto ad un Deputato della Repubblica – cerco di ricambiare con questa.

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(quale?) referendum

Nei prossimi giorni anche a Trieste si raccoglieranno le firme per il referendum Morrone-Parisi. Due quesiti che si propongono l’obiettivo di tornare al mattarellum, la legge elettorale che vigeva prima del porcellum (foto). Una legge che vanta l’indubbio pregio di essere un milione di volte migliore rispetto a quella attuale. Siccome le cose stanno piuttosto incasinate, e nei prossimi giorni – tra PD, capolinea della 10, IdV, Lautari e ‘comitati contro’ – troverete per le strade una selva di banchetti che raccolgono firme per le più svariate ragioni, per capirci di più (io stesso innanzitutto) ho preparato questa nota esplicativa, che se non altro potrà stimolarvi il sonno in queste ultime, ancora calde notti d’estate.

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