Giugno, col bene che ti voglio

Consiglio di lunedì scorso, 12 settembre 2011.

Mi limiterò a due highlight.

Mozione urgente presentata dal Movimento 5 stelle che trovate a  questo link.

Sintetizzando: la SVBG, organizzatrice della Barcolana, ha reperito varie sponsorizzazione tra le quali quella della Gas Natural. Si, proprio Gas Natural, quelli del rigassificatore.

Sulla base di affermate e atroci responsabilità di Gas Natural in Guatemala e Colombia, Menis e Patuanelli chiedevano: a) di disporre le opportune verifiche sulle responsabilità sopra citate e b) di prendere in considerazione “la possibilità di richiedere all’organizzazione della importante manifestazione di non associare il nome del Comune di Trieste a quella della citata Gas Natural Union”.

Capisco perfettamente lo spirito della proposta di Menis e Patuanelli: Gas Natural tenta di comprare la città, buttando schei sulla barcolana, perché non si sono tolti il loro rigassificatore dalla crapa. Tuttavia: a) non credo che questa loro tattica funzionerà molto bene (avrebbero speso meglio gli schei per rispondere esaurientemente alle perplessità tecniche sul progetto di rigassificatore presentato) b) il Comune non può certo intimare ad un privato quali sponsor accettare e quali rifiutare c) non potendo fare ciò  direttamente, il Comune dovrebbe ritirarsi dall’evento Barcolana e d) difficilmente il Sindaco può verificare la fondatezza degli eventi denunciati in Guatemala e Colombia. Insomma, capisco lo spirito, ma le azioni che proponeva la mozione che mi sono parse del tutto impraticabili.

A maggior ragione quando le premesse sono fondate sulla condanna del tribunale dei popoli, istituzione che confesso di non conoscere e viene descritta come “tribunale etico” (che è un’espressione analiticamente esuberante, tipo apprendista con esperienza, partito apolitico, troia vergine, e chi più ne ha più ne metta).

Sulla base di queste considerazioni abbiamo espresso voto contrario. Non senza sottoporci ad una discussione di qualche ora, durante la quale ho sofferto un po’. Ho sofferto per la sacralizzazione della Barcolana, evento splendido e al quale (ok, dalemianamente…) partecipo con entusiasmo. Evento che però trasformare in un rito sacro per la città mi sembra espressione di provincialismo devastante.

Ho sempre trovato tristissimi i cartelli di ingresso alla città “Trieste, città della Barcolana“. Cartelli che lunedì scorso venivano elevati, dai banchi di fronte a noi, come nuovi simboli di un pattrotismo civico perfettamente vuoto. E per questo ho ancor più apprezzato la recente e ironica mossa di chi vi ha affiancato la scritta “Trieste, città delle clanfe”. Nessun sospetto sugli autori del gesto (!).

Quindi mozione sull’intitolazione di una via al 12 giugno 1945, data della liberazione della città dall’occupazione dei 40 giorni. Senza farci mancare una buona dose di casin, che non guasta mai, si è deciso di rinviare la discussione, nelle more della presentazione da parte di Patrick Karlsen, il Candidato che ha fatto Storia, una mozione “parallela” sull’intitolazione di una strada al 30 aprile 1945, data dell’insurrezione cittadina, il 25 aprile de noialtri.

A costo di essere ancora una volta cinico, confesso che il tributo toponomastico alla memoria non è strumento di riflessione che mi appassiona. Anche perché andando a chiedere ai passanti cosa successe il XX settembre o il 3 novembre saremmo già a una percentuale scarsa di risposte esatte. E via XXX ottobre? Confesso di aver dovuto telefonare a Karlsen mentre scrivevo questo post.

Sono pure consapevole che questo non è un argomento sufficiente a respingere la proposta. Tanto vale intitolare le vie con dei numeri, come a Manhattan (se bechemo a bever un spritz tra la quinta e carducci avenue)…

Ci terrei soltanto acché il riconoscimento non sia il frutto della volontà di una componente culturale, per non dire etnica, omogenea e monolitica della città. Ciò si poteva fare già nel 1960. Nel settembre 2011, più di 60 anni dopo gli eventi che fecero di Trieste l’unica città al mondo con il primato di aver ospitato tre occupazioni totalitarie, non possiamo stare ancora lì. Negli ultimi anni, a cominciare dal tanto celebrato concerto dei tre Presidenti, la città sembrava essersi mossa. Non auspicherei uno slancio di coraggio politico, che mi sembra attribuzione esagerata rispetto alla misura della realtà recente: mi basterebbe la consapevolezza  del tempo che è passato. Ché noi, nati negli anni ’80, indifferentemente se nipoti di istriani, titoisti, fascisti, stalinisti, semplici italini o sloveni, austriaci, norvegesi e via così, vediamo le cose un pizzico diversamente. Ai prossimi consigli l’ardua sentenza.

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2 thoughts on “Giugno, col bene che ti voglio

  1. ciao Pietro, leggo sempre con molto interesse (e divertimento) i tuoi post. soprattutto ora che dalla norvegia comincio a sentire la mancanza delle “grandi questioni politiche triestine”. pazzesco, in un comune di 200 mila abitanti perder tempo su questioni da assemblea di rione. grazie per i tuoi highlight, continua cosí.
    rascio.
    p.s. espressione analiticamente esuberante = ossimoro, o sbaglio?

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