Un idillio non proprio idilliaco

“Il vicesegretario del Pd Pietro Faraguna celebra l’idillio nato in Consiglio comunale [tra noi e Un’altra Trieste]”.

Ieri, in effetti, sono stato al primo congresso territoriale di un’altra Regione, in quanto invitato – al pari delle altre formazioni politiche del territorio – a portare i saluti a nome del Partito Democratico. La frase iniziale di questo post è ciò che riporta il Piccolo. Non so se si riferisce alla mia semplice presenza (che mi pare un po’ poco per celebrare un idillio), o al saluto portato, che mi pareva abbastanza lontano da un idillio. Tutt’al più, tanto idilliaco quanto il rapporto tra Adone Zoli e l’MSI nel 1957. Vabbuò, Adone, cheCeDobbiamoFa’?

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Niente bene

Da “la Repubblica”, lettere, 22 ottobre 2011

Ho 22 anni, e vivo in una zona definita “ricca”. Ho terminato la laurea triennale e conto di terminare la magistrale. Spero di trovare un lavoro. Non sono mai stato comunista, né fascista. Non sono mai stato un violento, ma nemmeno un pacifista. Non sono un black bloc, un indignado, un anarchico. Ma soffro quando osservo lo sguardo di mio padre chino sulle bollette, sguardo spento e rassegnato di chi è arrivato a 50 anni e si sente un fallito. Critico duramente l’amico che è andato a Roma e difende la violenza di piazza quale legittima espressione di rabbia sociale. Ma lui è sempre stato una testa calda. Io non sono così. Ma non ne sono più tanto sicuro.

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Av(v)entino (la ragione)

Ieri sera consiglio comunale surreale: dopo le procedure di elezione di tre commissioni (pari opportunità, sala comunale d’arte e civico museo Risiera), l’aula è stata impegnata per ore a discutere una mozione (alla fine due) di condanna alla violenza nei fatti di Roma. Come dire: strettissima attinenza alla comunità territoriale, grande probabilità di incidere politicamente (direttamente o indirettamente) sulle vicende.

Come se non bastasse, dopo che la mozione (urgente) era stata presentata a partire dall’input pdl (ecco il testo originario), sono stati depositati un po’ di emendamenti (manco da noi, bensì da IDV e 5stelle, ecco i testi 1, 2, 3, 4): emendamenti non particolarmente brigatisti, che volevano includere – ad esempio – un plauso ai manifestanti che si sono adoperati per isolare i teppisti, eppure emendamenti che i proponenti non hanno ritenuto di accogliere, nemmeno in minima parte. Di fronte a tale chiusura, la maggioranza ha deciso di redigere una mozione che includesse il contenuto di quella originaria e di alcuni emendamenti (ecco il testo), per bo

cciare la loro, e accogliere quella che includeva la loro, inclusi gli emendamenti. Il Pdl chiede l’appello nominale (non si vota premendo il tastino, bensì dicendo ‘si’ o ‘no’), in modo tale che “risuoni chiaro dalle parole dei consiglieri il loro si alla violenza” (sic!). Respinta la loro mozione, ecco la messinscena: parte dell’opposizione (Pdl, Lega, Lista Dipiazza, Fli) abbandona l’aula, accompagnando il gesto con barbariche urla. C’è chi urla di meno, c’è chi urla di più: questa speciale classifica vede certamente in testa il consigliere Piero Camber che da a Giovanni Maria Coloni del ‘blasfemo‘ (sic sic) e a Stefano Ukmar del ‘fascistello‘ (che vale, presumibilmente, un po’ meno di ‘fascista’). Uno spettacolo davvero edificante. Il sospetto che ciò vada riconnessa alle recenti considerazioni della stampa locale, di cui si è parlato in queste pagine, è certamente infondato.

Il Capoguppo PD al termine del Consiglio

E mentre ci tocca stare delle ore ad impegnare la nobile aula comunale con queste messinscene, nel frattempo – proprio ieri mattina – abbiamo depositato, il consigliere Stefano fascistello Ukmar ed io, questa proposta di modifica al regolamento comunale per la riscossione dell’ICI, che intende fare chiarezza sull’annosa problematica delle pertinenze, recentemente oggetto di un mutamento in parte legislativo, in parte giurisprudenziale. Cercando di sintetizzare l’insintetizzabile: immaginate un immobile con giardino; l’area su cui sorge permette ancora indici di edificabilità, di cui il proprietario non ha alcuna intenzione di servirsi. Se l’immobile è prima casa, è esente da ICI dal 2008. Ma se il giardino è area edificabile, può essere considerato patrimonio autonomamente tassabile: salvo che non  giardino e casa non siano pertinenziali (il giardino serve la casa e null’altro) e mappati insieme. In questo caso, area fabbricabile e immobile vanno considerati come se fossero un bene unico, e se l’immobile fosse prima casa, è tutto esente da ICI. La proposta di modifica cerca di fotografare questa situazione, determinata dall’evoluzione combinata di giurisprudenza e normativa, all’incirca dal 1992 ad oggi, e divenuta praticamente molto impattante a partire dall’introduzione dell’esenzione ICI sulla prima casa. Eppure non è solo un modo per chiarire in quali casi l’ICI non è dovuta: infatti mappando giardino e immobile insieme, può emergere una proprietà accatastata come A7 (villini, no giardino, esente da ICI), che invece sarebbe A8 (villa, con giardino, non esente da ICI). Ovvero esattamente il caso contrario: un immobile che prima risultava esente da ICI, e che invece dovrebbe pagarla.

Insomma, un poco casin. Certamente tutto molto più noioso rispetto alla gazzarra sulla condanna della violenza in relazione ai fatti di Roma, eppure – chissà – forse un po’ più attinente alla nostra funzione

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Uni, bini, ma anche trini

A proposito del post di ieri sulle opposizioni – piuttosto che molli – un tantino divise (e non ci vedo niente di male), pubblico qui (con la tutela dell’anonimato) un interessante carteggio avvenuto tra consiglieri comunali delle opposizioni, con l’invito ai lettori che volessero dilettarsi di indovinare chi è il consigliere X, chi il consigliere Y. Ricchi premi in palio.

Premessa (la storia è banale e noiosa, la faccio breve): vengono convocate due commissioni nel corso della stessa giornata, seppur ad orari diversi (una alle 9, una alle 11.30). Risultato: un solo gettone di presenza, ma tante ore da passare in consiglio.

Questo il carteggio:

Consigliere X: Con riferimento alla convocazione della I Commissione di cui all’oggetto, esprimo formale protesta per la scelta dello stesso giorno di commissione concomitante con quello della III Commissione.
Rammento che la III Commissione, per volontà del suo Presidente, e condivisio dalla Commissione stessa, ha deciso di riunirsi sempre il martedì, ciò proprio per evitare la concomitanza di giornata con le altre.
Considerato che la I Commissione andrà ad analizzare esclusivamente mozioni, a differenza della III che ha invitato illustri ed importanti ospiti, ciò premesso, con la presente invito i Presidenti di Comissione a concordere tra loro le date ed EVITARE di convocarle nella medesima giornata, un tanto per la fluidità dei lavori.

Consigliere Y: Io invece plaudo all’ottimo lavoro di coordinamento fra i presidenti della prima e della terza commissione. La prima commissione inizia alle 9 e reputo che siano sufficienti due ore e mezza di discussione. La terza commissione inizia alle 11.30, convocata anche questa in sala giunta. Più comodo di così.

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Alla canna del gas

In senso che AcegasAps cambia i tubi… addenso in un post soltanto, per economia di comunicazione:

– Licenziata oggi in commissione la mozione carceri (testo), di cui già si parlava in questi schermi, che vi segnalo per due motivi: perché ne sono il primo firmatario, e perché è sottoscritta da tutti i gruppi, salvo la Lega (sarà mica per…? No dai.).

– Affrontato oggi in commissione il problema del disastro (chiusure, file, locali inidonei) dei centri civici, mozione presentata da Giovanni Barbo, che è una gran bella gatta da pelare (la questione, non Barbo): la Giunta intende procedere sulle linee del rafforzamento della certificazione on-line, sulla predisposizione di sistemi di prenotazione, e sul ripensamento dell’organizzazione territoriale (oggi ci sono centri civici che fanno 33 certificati su 100 e impegnano 4 persone, e centri che fanno 1 certificato su 100 e impegnano 2 persone). Insomma, casin.

– Terzo punto: nei prossimi mesi AcegasAps dovrà provvedere alla sostituzione di un bel po’ di tubature del gas, per non incorrere (nientepopodimenoche) in sanzioni di derivazione comunitaria per la mancate sostituzioni dei tubi in ghisa grigia. Morale della favola: Trieste sarà una gruviera di cantieri per i prossimi tempi. Qui trovate il link al cronoprogramma dei lavori, in base al quale possiamo tutti prepararci al peggio.

– Mi spiace infine leggere su il Piccolo di oggi un articolo che non mi pare né utile, né fedelmente descrittivo (“cercasi opposizione, il Pdl graffia poco e dà strada a Cosolini”), volto a denunciare la mollezza dell’opposizione in Consiglio: a parte il fatto che – casomai – mi sembrerebbe un’opposizione divisa ma non molle (ricordiamo l’uscita sproporzionata dall’aula, le denunce fantasiossisime sulle autoblu, la bagarre per il caso Furlanic, il guazzabuglio per il planivolumentrico di Via dei Papaveri), e che le divisioni a destra mi sembrano riflettersi bene nello scenario nazionale, oltre a ciò, quel che conta di più è che dietro a tutto ciò mi sembra si nasconda un irrefrenabile anelito, giornalistico certamente e forse anche inconsciamente popolare, per il dramma polemico. E non credo giovi a nessuno: sicuramente non a noi in maggioranza, probabilmente nemmeno a loro delle opposizioni (che ora si sentiranno in dovere di fare chissà quali azioni pirotecniche), nemmeno ai giornalisti, e soprattutto non agli elettori.

 

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