Maratona consiliare / 2

Consiglio di lunedì 21/martedì 22: terzo punto all’o.d.g. (dopo debito fuori bilancio e direttive) è questa proposta di delibera del moVimento 5 stelle che intende apportare il dimezzamento dei gettoni di presenza per le commissioni consiliari. La proposta è finita sostanzialmente rigettata. O meglio, approvata con un emendamento che equivale a una bocciatura, per essere molto schietti.

La proposta prevedeva di dimezzare l’indennità giornaliera di presenza per le Commissioni: da 104 euro lordi a 52. La delibera emendata prevede invece che il dimezzamento si applichi soltanto qualora il consigliere partecipi a meno dei 2/3 della durata effettiva della seduta.

Credo che fosse una proposta sbagliata, e non ho nessun imbarazzo ad averne votato la bocciatura. E non sono nemmeno sicuro che sia frutto di una pesante dose di demagogia e populismo, di cui i presentatori sono stati abbondantemente tacciati. Credo che le cose stiano peggio: che sia una posizione tanto lucida quanto profondamente scorretta nella prospettiva da cui muove la proposta. Credo che fosse profondamente sbagliata, perché ispirata a un’ottica di mero risparmio a chilo, che considera il costo della democrazia uno spreco di per se stesso. Che non aveva nemmeno il pregio di garantire un risparmio, perché avanzava come certe ipotesi incerte. Che non considerava, soprattutto, che gli emolumenti hanno la funzione di permettere a tutti di accedere all’attività politica. Che, insomma, sono un corollario essenziale delle regole base della nostra convivenza democratica. La proposta non era – a mio avviso – avanzata in mala fede: era profondamente sbagliata nei presupposti, ma in buona fede. Presupposti che muovono nella direzione di una politica meramente volontaristica.

Che non distingue tra sprechi della politica e costi della democrazia.

Mettiamo subito subito le carte in tavola, perché pare che ci sia qualcuno convinto che un Consigliere comunale si faccia la vera pila.

Da quando sono stato eletto (31 maggio 2011) ho percepito una media di 754 euro al mese. Lordi. A questa cifra va applicata la tassazione, che segue il reddito privato di ognuno. Nel mio caso, una tassazione leggera, ahimé e per fortuna.

754 euro lordi, si diceva. Neanche male, dirà qualcuno, visti i tempi di oggi.

Dire questo potrebbe essere sufficiente, eppure mi rendo conto che l’idea che per una commissione che dura un’ora, o poco meno o poco più, 104 euro lordi possano essere visti come una cifra ingiustificata.

Se la funzione fosse limitata a sedersi sulla sedia per quell’ora, e andarsene, 52 euro lordi sarebbero ampiamente sufficienti.

Ma, come immaginate, così non è. Non vi racconto una mia giornata tipo, e le ore impegnate nell’attività politica in ambito comunale: sarebbe piuttosto noioso. Ma, vi assicuro, magari dovessi solo sedermi alle commissioni.

C’è da aggiungere che condividiamo in pieno il fine della riduzione del costo della baracca comunale. Lo condividiamo talmente tanto, che – dati alla mano – abbiamo già fatto parecchio. E, nella stessa seduta, ci siamo formalmente impegnati (con questo atto di indirizzo, che vi invito a leggere, perché c’è molto di ciò che dovrei ripetere qui) a ridurre del 10% il costo della baracca comunale rispetto ai nostri predecessori. Ci siamo, in altre parole, impegnati al risultato, senza sacrificare altri delicati principi. Con un atto di indirizzo – di cui risponderemo politicamente – che ho già visto definire (indovinate da chi?) una “supercazzola” rispetto alla proposta di due righe. Vero: così com’è vero che battere con la clava sulle pareti della caverna è un atto più immediato rispetto a una sonata di Chopin.

Ma c’è un’altra cosa che deve essere ruvidamente fatta chiara: la politica resta abbondantemente padrona di molte delle leve che agiscono sugli emolumenti.

Le Commissioni vengono convocate dai Presidenti, nella cui cerchia mi ritrovo.

Pensando male, come il bad man di Rawls, come l’orco del carso, è molto facile agire: metà gettone? Il doppio delle sedute.

Così, al contrario, la politica è padrona delle leve al contrario.

Si può anche smetterla di convocare commissioni. Smetterla di convocare consigli. Non approvare i bilanci, non amministrare. C’è il commissariamento. Un commissario costa certamente molto meno della democrazia.

Mi taccio qui, anche se avrei tante altre cose da scrivere, perché – perdonatemi – tutta questa vicenda mi ha avvilito. Perché siamo di nuovo alla politica che parla di politica. Non sarà colpa nostra, ma sempre alla meta-politica siamo. Perché ho sentito, sulla mia pelle, tutto il disprezzo che la politica si è guadagnata.

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