La “cupola” triestina

Boniciolli assolto dall’accusa di diffamazione mossa dall’ex assessore PdL Rovis (* vedi in fondo).

A scanso di equivoci e per serietà: la decisione è – ovviamente – ancora impugnabile, e il diretto interessato ha manifestato l’intento in questa direzione. Dunqe l’assoluzione, pur essendo una sentenza prounciata nel nome del popolo italiano, non chiude la questione.

Eppure offre una buona occasione per tornare su quella vicenda, quanto sinteticamente possibile.

Boniciolli, allora presidente dell’Autorità portuale, pone in essere l’operazione di cessione del 60% di Trieste Terminal Passeggeri. Il prezzo di base della gara d’asta è determinato da i proff. Brunetti e Buttignon, stimati professionisti del settore, nella cifra di 3 milioni e 900 mila euro. Soldi che, a scanso di equivoci, non avrebbe intascato Boniciolli, bensì l’Autorità portuale. Cioè tutti noi.

Anche perciò è curioso che l’allora assessore Rovis si espose per affermare che la base d’asta era troppo alta, che l’affare non conveniva a nessuno: “Boniciolli ha in mano una 500 e cerca di venderla come fosse una Ferrari” disse l’ex assessore (**in fondo). Non un gran modo per promuovere il patrimonio del nostro comune territorio. La 500 deve essere ciononostante piaciuta alla cordata (tra cui Unicredit, Generali e Costa crociere pre-schettino) che all’apertura delle buste della gara ci regala la sorpresa: l’offerta non solo onora la base d’asta, ritenuta esagerata dal Nostro, ma la supera di un tot, ammontando a 4 milioni e 200 mila euro. Bingo. L’ex presidente Boniciolli, dopo aver incassato la felice sorpresa, si sfoga, con delle affermazioni di una certa consistenza (qui l’articolo de il Piccolo), tra le quali spicca l’indicazione di «una cupola triestina che ha tentato di fare il possibile e l’impossibile affinché questa operazione non andasse in porto». Segue elenco di nomi e cognomi: Paolo Rovis, Maurizio Bucci, Guerrino Lanci, Gilberto Paris Lippi e Sergio Dressi. Soltanto il primo querela.

cinque elementi di una cupola a Trieste

Ieri la prima pronuncia di un giudice. Boniciolli assolto. E, come abbiamo cominciato finiamo: c’è ancora un giudice a Berlino. Ci sarà dunque un’altra occasione per tornare sul punto.

A chi pensa che sia un’ideologica difesa di parte dell’ex presidente Boniciolli, offro il link a questa recente intervista, non proprio morbida nei confronti del Sindaco che mi onoro di sostenere.

Piuttosto è un (auto)invito a sforzarsi di tenere viva la memoria su alcuni temi (ricordate la cricca denunciata da Rumiz, e gli articoli sulla storia del Porto?) che ritengo siano stati oltremodo determinanti al nostro successo elettorale, e dunque rappresentano il mandato implicito – questa volta, eccezionalmente, imperativo – ad intendere in un altro modo la gestione della cosa pubblica. Ché la diffamazione se la risolva il tribunale, perché Boniciolli – per il principio di innocenza – era e resta innocente, e Rovis avrà altra occasione per cercare di dimostrare il contrario. Ma meditiamo: basta coi veti incrociati, basta con gli sgambetti, basta con il no se pol.

* Pare corretto riferire la correzione di uno dei protagonisti della vicenda. Non si trattava di assoluzione, bensì di archiviazione (cioè ha ritenuto infondata la notizia di reato).

** Le parole, tratte dal virgolettato del giornale, per precisazione dell’interessato non gli sarebbero attribuibili, in quanto egli avrebbe detto che il mercato ha valutato l’offerta come una 500, riferendosi a un altro concorrente che aveva annunciato di desistere.

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Stop: the train is leaving

La foto è scattata sabato 21 gennaio, al Museo ferroviario di Campo Marzio, dove una delegazione democratica si è recata per raccogliere l’accorato appello edi Volontari SAT (sezione appassionati trasporti) del DLF. Gente che offre (gratis) la propria passione per mantenere un museo splendido, che rischia forte. E noi si rischia non solo di perdere il nostalgico ricordo, o la memoria storica – ad esempio – delle locomotive naziste della morte (sullo sfondo della foto se ne intravede un esemplare). Assieme al passato, in quella stazione di Campo Marzio, rischiamo di perdere il futuro, perché il treno come mezzo di trasporto – checché se ne dica – dopo centanni non è affatto un’anacronistica nostaglia.

Ecco perché cade a pennello questo pezzo di P. Rumiz, comparso su Repubblica.

Ecco perché il prossimo incontro del Sindaco con l’AD di Trenitalia Moretti è un appuntamento importante, che giunge dopo l’audizione in consiglio dell’assessore regionale ai Trasporti Riccardi e dopo il viaggio (meglio, l’odissea ferroviaria) del Sindaco Cosolini a Vienna, che ha voluto essere anche una dimostrazione simbolica.

Isolati? No grazie, siamo sulla terraferma.

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Morire democristiani

Un amico/compagno/collega, mettendo a posto casa, trova il seguente reperto di propaganda elettorale (sotto fronte/retro):

Per quanto il paragone con questo, mostri un’innegabile analogia dell’impostazione grafica (seppur secolarizzata nella scelta dei temi), un po’ di cose sono cambiate, nel panorama politico e nella relativa comunicazione, nella società e (mi sa) pure nella comunicazione della Chiesa, almeno a giudicare da questo invito, che ho recentemente ricevuto: Martini? There’s a party!

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Sfigati e sfigati

Sembrerebbe che il gggiovane (37 anni) vice-ministro Martone abbia affermato che se a 28 anni non sei ancora laureato, sei uno sfigato. Affermazione da inserire nel genere delle gloriose uscite della Lady di ferro Thatcher (“se a 30 anni non hai ancora l’autista sei sfigato”), o di Padoa-Schioppa (ricordate i bamboccioni?). Non fosse che Martone non è né Thatcher né Padoa-Schioppa.

28 anni, esattamente la mia età: purtroppo rientro pienamente nella categoria dei secchioni, dunque non mi posso personalmente indignare.

E di più: tutto sommato non è sbagliato – anzi è sacrosanto – contestare il fraintendimento collettivo sulle generazioni, e affermare che a 28 si è nel pieno dell’età adulta. Così come a 65 si è vecchi.

Ciò che rende un po’ difficile schierarsi a favore del viceministro, è proprio lui: Mr. Martone è diventato professore ordinario a 29 anni (un po’ inusuale, oggi, in Italia, per quanto bravo tu sia), stranamente nello stesso campo ove operava l’illustre babbo, in odore di P3.

E ce ne sarebbe ancora, ma vi rimando a una faziosa bio da altrui redatta.

Dunque, prof. Martone, è vero; sarebbe giusto che in Italia più 28enni avessero una vita pienamente realizzata. Così come sarebbe bello che – soprattutto in Italia – un po’ meno figli facessero il lavoro dei padri. Ché ho tutto il sospetto che le due cose siano frammenti dipendenti dello stesso italianissimo mosaico fatto di familismo e immobilità sociale.

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Serve una riscossa democratica. #Referendum

Referendum bye bye.

Diciamocelo: se non avessimo avuto questo Parlamento, se non avessimo avuto questa legge elettorale – insomma ragionando sulla giurisprudenza costituzionale, al netto delle seppur gravi contingenze odierne – le ragioni che portavano verso l’inammissibilità erano più agevoli di quelle che portavano verso l’ammissibilità.

C’era un pertugio, sul quale molti hanno spinto, sul quale era giusto spingere, ma insomma: oggi non si può essere stupiti. Anche perché, guardate i giudici della Corte: vi sembrano adatti a spingere nei pertugi?

Oggi bisogna piuttosto augurarsi che quelle 1.200.000 firme suonino la sveglia alle Camere che si sono tenute il testo Calderoli nel 2006 e nel 2008. E mi augurerei che la sveglia la suonasse il Capo dello Stato, con un robusto (se non minaccioso) messaggio alle Camere, con cui si intima ai rappresentanti della sovranità popolare di farsi carico di un messaggio chiarissimo proveniente da un numero di firmatari del tutto straordinario per l’esperienza italiana.

Un milione e duecento mila cittadini che, mi pare (anche in virtù della mia esperienza ai banchetti) ha firmato con la priorità di liberarsi della l. 270/2005 e non (necessariamente) di ripristinare il mattarellum. Ecco perché sputtanare proprio il Presidente della Repubblica (a che pro? E con quali argomenti poi?), mi sembra la scelta meno saggia e più avventata sulla quale riporre la prima reazione (vedi Di Pietro, che pure ci ha abituato a queste uscite di “fascismo di sinistra”).

Certo che il mattarellum aveva l’indubbio vantaggio di essere un prodotto certo e accettabile, rispetto all’incerto – e perciò magari inaccettabile – che ci potrebbero prospettare queste Camere (elette con porcellum). Tra il pessimismo della ragione, e l’ottimismo della volontà, un po’ di lucidità all’orizzonte ci dice: non succederà assolutamente nulla. E allora? Noi che il porcellum ci fa senso, e sia chiaro non necessariamente, non solo e non soprattutto per le liste bloccate (che, altrimenti e meglio formulate, sono la regola più che l’eccezione nei Paesi che ci circondano), noi che mi sa tanto che ci dovremo rivotare anche per nostra stessa colpa, fanculizziamo un po’ i vertici e il passato, e facciamo quel che possiamo fare, guardando avanti: pretendiamo di andare a votare con le primarie di collegio, per scegliere l’ordine dei candidati del Partito democratico in ogni collegio d’Italia.

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Cortina, evasori, la nostra worst list

Eccovi la nostra worst list delle dichiarazioni che hanno seguito gli accertamenti fiscali del’agenzia delle entrate nei giorni scorsi:

1. Santanché:Sbagliato colpire la ricchezza, cosa che riferita agli accertamenti, sta a significare che sarebbe meglio cercare gli evasori dapprima tra chi comunque non ha nulla o pochissimo, e poi tra i superricchi. Ci mancherebbe…

2. Sindaco di Cortina “i dati dell’agenzia delle entrate sono stati manipolati a fini propagandistici”. Ok, ma di fronte al dato – piuttosto incisivo – degli incassi triplicati rispetto a quando i controlli non c’erano, quali sono i dati “veri” del Sindaco Franceschi?

3. Comunicato della stessa agenzia “l’agenzia delle entrate fa bene agli affari”. Forse volevano imitare il sarcasmo del comunicato stampa di Monti, riuscendoci decisamente male, a partire dalla formulazione in lingua italiana, sulla cui correttezza ci sorge qualche dubbio.

4. Vicesindaco di Treviso Gentilini (che, qualcuno mi dovrà spiegare, perché mai dovrebbe essere intervistato?): “spero che vadano a fare gli accertamenti anche agli stabilimenti balneari del sud“. Evvai con il benaltrismo, grande sport italiano. Strano che non abbia detto “spero che vengano anche nelle discoteche di Treviso e dintorni”.

5. Gelmini: “Fare i controlli mentre l’albergatore ha l’albergo pieno significa costringerlo a star dietro al fisco anziché ai clienti“. Così com’è vero che fare i controlli mentre l’albergo è vuoto equivale a credere che possa esistere un tunnel che unisce il Cern e i laboratori del Gran Sasso.

Ciò detto, le reazioni hanno alzato talmente tanta polvere negli occhi, che fare una valutazione seria dell’iniziativa cortinese è diventato impossibile. Certo: in un Paese normale, tutto ciò sarebbe impensabile. Ma che non fossimo un Paese normale, non l’abbiamo scoperto oggi.

Comunque vada, a Natale del prossimo anno tutti a Cortina, poveri e ricchi. E il nuovo passepartout sarò lo scontrino: “E vedrai come gli animali scondinzoleranno“.

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