Serve una riscossa democratica. #Referendum

Referendum bye bye.

Diciamocelo: se non avessimo avuto questo Parlamento, se non avessimo avuto questa legge elettorale – insomma ragionando sulla giurisprudenza costituzionale, al netto delle seppur gravi contingenze odierne – le ragioni che portavano verso l’inammissibilità erano più agevoli di quelle che portavano verso l’ammissibilità.

C’era un pertugio, sul quale molti hanno spinto, sul quale era giusto spingere, ma insomma: oggi non si può essere stupiti. Anche perché, guardate i giudici della Corte: vi sembrano adatti a spingere nei pertugi?

Oggi bisogna piuttosto augurarsi che quelle 1.200.000 firme suonino la sveglia alle Camere che si sono tenute il testo Calderoli nel 2006 e nel 2008. E mi augurerei che la sveglia la suonasse il Capo dello Stato, con un robusto (se non minaccioso) messaggio alle Camere, con cui si intima ai rappresentanti della sovranità popolare di farsi carico di un messaggio chiarissimo proveniente da un numero di firmatari del tutto straordinario per l’esperienza italiana.

Un milione e duecento mila cittadini che, mi pare (anche in virtù della mia esperienza ai banchetti) ha firmato con la priorità di liberarsi della l. 270/2005 e non (necessariamente) di ripristinare il mattarellum. Ecco perché sputtanare proprio il Presidente della Repubblica (a che pro? E con quali argomenti poi?), mi sembra la scelta meno saggia e più avventata sulla quale riporre la prima reazione (vedi Di Pietro, che pure ci ha abituato a queste uscite di “fascismo di sinistra”).

Certo che il mattarellum aveva l’indubbio vantaggio di essere un prodotto certo e accettabile, rispetto all’incerto – e perciò magari inaccettabile – che ci potrebbero prospettare queste Camere (elette con porcellum). Tra il pessimismo della ragione, e l’ottimismo della volontà, un po’ di lucidità all’orizzonte ci dice: non succederà assolutamente nulla. E allora? Noi che il porcellum ci fa senso, e sia chiaro non necessariamente, non solo e non soprattutto per le liste bloccate (che, altrimenti e meglio formulate, sono la regola più che l’eccezione nei Paesi che ci circondano), noi che mi sa tanto che ci dovremo rivotare anche per nostra stessa colpa, fanculizziamo un po’ i vertici e il passato, e facciamo quel che possiamo fare, guardando avanti: pretendiamo di andare a votare con le primarie di collegio, per scegliere l’ordine dei candidati del Partito democratico in ogni collegio d’Italia.

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