Garante dei diritti dei detenuti

Approvata la delibera consiliare che prevede l’istituzione del Garante dei diritti dei detenuti. La delibera nasce da una proposta di iniziativa consiliare della collega Cogliati-Dezza e del sottoscritto e dà attuazione, anche in seguito all’attenzione già rivolta al tema – nientepopodimento che – a un punto previsto dal programma del Sindaco. Che non voleva essere nulla di eroico, considerato che la figura del Garante è contemplata dallo stesso ordinamento penitenziario (peraltro in virtù di una novella legislativa del 2009 imputabile al governo a maggioranza PdLLega, Alfano e Maroni per capirsi…), e che è già operante in moltissime realtà italiane (abbiamo contato 12 garanti regionali, 7 provinciali e circa 30 comunali). Ciononostante abbiamo incontrato una feroce e ostruzionistica opposizione – a Trieste neache il garante se pol – che ci ha tenuto in aula senza significative interruzioni dalle ore 20 alle ore 3.35 AM. Poco male, sono gggiovane e in forze, dormirò tra 40 anni. Ad ogni modo la difficoltà di percorrere una strada battuta da moltissime amministrazioni italiane è eloquente della situazione che viviamo. Nel corso del dibattito si è detto di tutto e di più, e le argomentazioni addotte dai nostri fieri oppositori esprimevano una notevole stanchezza di ragioni politiche. Il Garante sarebbe un posto per trombati, noi saremmo radical-chic-no global-con la kefia (il che esclude di essere catto-comunisti quindi non so se è male), avremmo già scelto l’amico a cui attribuire il ruolo (mi ricorda qualcosa…) e chi più ne ha più ne metta.

Il quarto stato, manifesto artistico dei radical-chic

E poi si propongono, dalle stesse parti politiche, emendamenti del tutto contradditori: si dice – con un emendamento del PdL, poi “rubato” sulla stampa da Un’Altra Trieste… – un attimo prima che il Garante dovrebbe essere automaticamente l’assessore, e un attimo dopo che il Garante non deve essere stato candidato in tutte le ultime tornate elettorali (mi risulta che l’assessore fosse candidato, e pure eletto, allora come la mettiamo?). Si dice che abbiamo voluto dare alla Giunta il compito di stabilire l’eventuale compenso a titolo di indennità per sbolognare la patata bollente, quando c’è scritto che gli indirizzi devono provenire dal Consiglio. E saranno dettati in fase di bilancio, com’è naturale che sia e – per quanto concerne la mia idea – lo saranno nel senso di prevedere non certo uno stipendio, ma una cifra a titolo di indennità che sia ragionevole, proporzionata e volta a garantire un degno funzionamento dell’istituto. Si chiede (5stelle) di inserire nel regolamento il tetto massimo dell’indennità (e dove si è mai visto in un regolamento che istituisce la figura?) che la settimana prima è 12.000 euro annui, e la settimana dopo – in un emendamento fotocopia, siccome devono aver capito che potevamo superarli al ribasso – diventa 6.000 euro… Si dice e si urla che l’incarico deve essere a titolo completamente gratuito (PdL), e quando invece si tratti di tagliare i gettoni di presenza di noi Consiglieri, di fare improbabili “garanti del turismo” (quelli si, ben pagati…) si diventa tutti molto più cauti.

Avendo sentito tutto questo, e molto di più, sono ancor più convinto che abbiamo fatto un buon lavoro, e spero – e spero che tutti si impegnino, maggioranze e opposizioni, in tal senso – potremo trovare l’interessamento delle persone più qualificate a ricoprire un incarico che non risolverà certo tutti gli scagurati e vergognosi problemi della carceri, ma che è un passo di civiltà verso la garanzia dei diritti, l’integrazione sociale e il perseguimento del fine rieducativo della pena a cui la Costituzione ci obbliga tutti, e che può passare anche attraverso la vigilanza dei luoghi e delle condizioni di detenzione, la sensibilizzazione pubblica sui temi della detenzione, la collaborazione con l’associazionismo cittadino, le segnalazioni di eventuali violazioni di diritti riscontrate nei sopralluoghi che il Garante – come pochi altri soggetti autorizzati dalla legge – potrà svolgere senza autorizzazione, i protocolli di intesa con gli istutitui di pena e gli uffici territoriali del DAP, la promozione della stipula ex. art. 20, L. 354/1975 di convenzioni per agevolare il lavoro di persone in esecuzione penale, nel quadro degli strumenti i cui alla L. 381 del 1991. e della L.R. 20 del 2006, o ancora con la promozione attiva presso i datori di lavoro delle agevolazioni previste per gli ex detenuti.

Scusate il post mesto. Ma non mi viene diversamente.

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5 thoughts on “Garante dei diritti dei detenuti

  1. Caro Pietro, mi fa molto piacere che siate riusciti a istituire questa figura (sai che noi radicali abbiamo il chiodo fisso). Tienici aggiornati sui prossimi sviluppi.

  2. Gentile consigliere radical chic lei pensa che potrebbe procurarmi la delibera? Ieri mi è stato detto da un suo collega che durante la votazione di questo importante ed apprezzatissimo atto consiliare dai banchi dell’opposizione si vociferava il mio nome come possibile candidata alla figura del garante . Addirittura mi è stato riportato che il consigliere Rovis ha scommesso “sul mio nome”. Boh . Vedremo se perderà . Nel frattempo io il 28 gennaio sono andata, assieme a Rita Bernardini e ad altri radicali (veri e poco chic..;-)), a visitare la casa circondariale. Devo dire che mi sono trovata a mio agio “davanti” le sbarre.;-) Ciao caro e grazie. P.s. come al solito te faccio lavurà…;-)

    • Cara C.,

      non appena verrà corredata degli emendamenti e pubblicata sull’albo pretorio te la invio. Per ora ho solo i testi scompattati… Quanto a scommettere su Comelli, soltanto ora – leggendo il tuo commento – deduco che (magari) si riferivano a te. Quando gli argomenti sono pochi, ci si aggrappa a queste cose. Che dire? Noi tiriamo dritto, per dirla con Dante… come torre ferma che non crolla giammai la cima al soffiar dei venti :-).

  3. Pingback: Il garante dei detenuti (non garantisce la coerenza delle opinioni) | Pietro Faraguna

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