Le (non) risposte della Presidente Monassi

Ieri sera audizione della Presidente dell’Autorità Portuale Monassi. L’invito recava sostanzialmente questo titolo “Dunque, il Porto?”. Serata decisamente interessante, che si apre con la relazione della Nostra: relazione che il Piccolo – non il Manifesto – definisce “un paio di slide sfuocate”. Poi la parola ai consiglieri, e l’atmosfera si scalda. Con i Grillini che aggrediscono la nostra, più per chi è, che per quello che (non) fa; con Bandelli che cambia discorso e chiede “come sta Giulio [Camber]?”; con i 10 minuti di applausi del PdL (più o meno come il video in fondo), il silenzio imbarazzante di Antonione (“rinuncio alla parola”, già, perché va tutto bene e abbiamo il migliore dei Porti possibili), con, soprattutto, la caterva di quesiti, puntuali, sul pezzo, non gratuitamente polemici, da parte della maggioranza. Più o meno questi:

Piano regolatore del Porto, dopo due anni è tutto fermo? Concessione a Greensisam, sono passati otto anni, e dove sono le gru? Concessione a Portocittà, sono passati due anni e dove sono le gru? Piattaforma logistica, dove sono i soldi? Veramente si vuole introdurre una tassa sugli ormeggi? Cosa si farà per attrarre l’interessamente di operatori ferroviari che consentano di superare l’assurda situazione odierna (due operatori, uno per fare 400m…)? Cosa si vuol fare con il vettore ferroviario Adriafer? Si vuol davvero fare una strada in mezzo alla Sertubi, paralizzando ogni possibilità di espansione industriale? Il progetto di portualità regionale non sarà mica la solita miope fregatura per Trieste, che è e non può che essere porto inter-nazionale? Perché la riduzione toccate delle navi da crociera rispetto alle previsioni? Si continuerà a litigare dentro TTP per la spartizione delle cadreghe, oppure si comincerà a fare qualcosa?

Della replica non è tanto impressionante l’inconsistenza complessiva, con alcune uscite disinvolte nel contesto istituzionale (“sono un’inguaribile ottimista, che ve devo dì, nella vita c’ho sempre avuto fortuna” (sic!); “il Progetto Unicredit a Monfalcone io non l’ho mai visto, che ne so, se l’avessi visto e dicessi bugie sarei cretina”…), bensì il fatto che di fronte a un’ora di quesiti sul futuro di una partita cruciale della nostra città, la Presidente dell’autorità portuale (non) ha risposto in pochissimi minuti di orologio, dimostrando un disinteresse totale, e poi – dopo aver detto, “beh il Sindaco ha già detto molte cose” (ma chi è il Presidente dell’autorità???) – si è detta da sola “vabbé, mi pare che ho risposto a tutto, grazie e arrivederci”. Se non ci credete, vi procuro il verbale.

A fianco di questa inconsistenza, spiccava la straordinaria grandezza del Sindaco, che – lo hanno riconosciuto tutti tutti ieri sera – ha mostrato ancora una volta la sua competenza, visione, capacità, cuore. Il problema è che mentre il Sindaco fa il Sindaco, il Presidente dell’autorità portuale dovrebbe fare il Presidente dell’autorità portuale.

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La pia illusione dell’e-democracy

1928, Carl Schmitt, magari presbite, non certo miope:

«Potrebbe immaginarsi che un giorno per mezzo di ingegnose invenzioni ogni singolo uomo, senza lasciare la sua abitazione, con un apparecchio possa continuamente esprimere le sue opinioni sulle questioni politiche e che tutte queste opinioni vengano automaticamente registrate da una centrale, dove occorre solo darne lettura. Ciò non sarebbe affatto una democrazia particolarmente intensa, ma una prova del fatto che Stato e pubblicità sarebbero totalmente privatizzati. Non vi sarebbe nessuna pubblica opinione, giacché l’opinione così [raccolta] di milioni di privati non dà nessuna pubblica opinione, il risultato è solo una somma di opinioni private. In questo modo non sorge nessuna volonté générale, ma solo la somma di tutte le volontà individuali, una volonté de tous» (Verfassungslehre, La Dottrina della Costituzione).

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crisi, diritti e PD

 Alcune recenti “contingenze” – relazione al PE europeo e perentoria sentenza della Cassazione – hanno rimosso le acque del dibattito in materia di riconoscimento dei diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Quando, alcuni giorni fa, ho scritto che  – a differenza di quanto sostiene Bindi – lo statuto costituzionale della famiglia è proprio un buon argomento per estendere il matrimonio alle coppie di persone dello stesso sesso, e non per negarvi l’accesso, ho raccolto i commenti più diffidenti nel mio stesso partito. Questa storia per cui “ci sta la crisi” e non sarebbe il caso di occuparsi di diritti civili… incomincio a sentirla troppo spesso: non c’è il lavoro, chi se ne fotte dei diritti civili. La storia insegna invece che le due cose procedono di pari passo.

Quoto dunque pienamente Cristiana AlicataVoglio, desidero, esigo che l’intero partito si muova su questi temi. Non esiste qualcuno che si occupa di questo tema mentre gli altri fanno finta di niente o scappano ed evitano di toccare l’argomento. Sia patrimonio di tutti“.

Perché il problema più grosso non è quello di ritrovarsi in minoranza nel proprio stesso partito, bensì di non avere occasione per esprimere le proprie convinte argomentazioni: ché magari si finisce per convincere qualcuno.

Come si lavano gli eschimesi?

E’ da qualche mese che verifico con un costante afflusso di ingressi in questo blog da parte di internauti che digitano su Google le seguenti parole: “come si lavano gli eschimesi?“.

Mi spiace deluderli: non ho la alcuna competenza in materia di toilette artica.

Questo blog tratta principalmente di politica, e a partire dal Comune di Trieste (ma non fino all’Alaska). Cionostante, se a qualcuno fosse noto come si lavino i nostri amici polari, a questo punto lo prego di illuminarci.

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I contenitori

Dopo gli alberi di Natale, l’uso smodato (!) di auto di servizio, le illazioni travagliesche sui concorsi in Comune, la caciara sul garante dei detenuti… i maestri della polemica al servizio della polemica, capitanati dal sempre vigile consigliere faccio-polemica-su-tutto, si dedicano questa settimana alla sala Tripcovich. Almeno una buona notizia: dagli alberi di Natale alla sala Tripcovich si nota uno scatto positivo nella scelta dei temi.

I fatti: a inizio consiliatura, viene presentata una mozione in un Consigliere (Rovis, assessore per un po’ di anni nel recentissimo passato) pensa di destinare la sala Tripcovich a spazio multiespressivo destinato a attività a beneficio del mondo giovanile. Più o meno lo stesso giorno, un altro Consigliere di opposizione  (Bandelli, altro ex assessore per un po’ di anni, prima di essere colpito dalla fatwa liberale) presenta un’altra mozione che chiede di destinare il Gasometro a spazio multiespressivo, ed esplicitiamente intima il Comune a tenere la sala Tripcovich a disposizione del Verdi. Splendido esempio di democrazia pluralista.

Le mozioni vengono trattate dalla commissione IV (che mitemente presiedo) nel mese di ottobre alla presenza del Sindaco Cosolini. Il Sindaco informa la commissione che sono in corso contatti con la Fondazione CRT per verificare la possibilità di destinare un piano del magazzino vini ad attività a beneficio della collettività gggiovanile e quindi, in accordo con i proponenti, si decide di rinviare la trattazione della mozione nelle more della definizione degli accordi con la Fondazione. Il Sindaco chiede un mese. Passa – vero – un po’  più tempo (sempre meno di 10 anni) e a febbraio la Commissione torna a trattare la mozione. Il sottoscritto (e non altri, come si legge altrove) propone di ricevere per atti formali il progetto di cui si parla nella mozione (altrimenti ci saremmo riferiti a atti presupposti ma sostanzialmente a noi ignoti), e il presentatore accetta di buon grado. Nel mentre, anche in virtù dei disastri che il maltempo ha provocato ai cd. contenitori cittadini, riteniamo di convocare una commissione congiunta lavori pubblici + cultura, per discutere su strategie e destinazioni d’uso relative al complesso discorso degli edifici che ad oggi sono in cerca di autore. Alla presenza del Sindaco, degli assessori Omero, Marchigiani, Edera e Mariani le commissioni ricevono una ricchissima e articolata comunicazione del Sindaco, che qui sintetizzo soltanto per quanto concerne alcune significative partite:

  • Salone degli incanti, nel 2012, ospiterà ancora esposizioni temporanee, dal 2013 ospiterà permanentemente Trieste next, salone europeo della scienza.
  • La Fondazione CRT ha dimostrato una disponibilità di massima a destinare il primo piano del nuovo magazzino vini alla fruizione dei muloni (opinione strettamente personale: sarebbe bello attingere dallo straordinario esempio della sala Borsa di cui al Comune di Bologna, aggiungendo qualcosa in più per renderla meno strettamente biblioteca, e più a disposizione delle esigenze dell’associazionismo cittadino…).
  • All’ex silos la destinazione congressuale.
  • Il polo del mercato ortofrutticolo sarà soggetto a un procedura di valorizzazione, che riesca a ridare linfa a un zona che sappiamo tutti non essere –  ad oggi – una perla. Operazione che potrà essere favorita dalla possibile utilizzazione anche dei moli prospicienti per accogliere il previsto incremento di traffico crocieristico.  Valorizzare? E che significa? Significa permettere di costruire – no cuboni di cemento – per far riappropriare la città di una zona e in cambio ottenere servizi per la collettività. E nel polo ci può rientrare anche il Parco del Mare? Nessuna preclusione, purché si armonizzi con l’intervento di recupero dell’area.
  • Per palazzo Carciotti si pensa alla concentrazione di tutta l’offerta museale triestina che non abbia una localizzazione vincolata (difficile spostare il castello di S. Giusto): un museo della città, punto di riferimento turistico, in cui si possano offrire orari di apertura e servizi migliori, nel palazzo più splendido delle splendide rive.
  • Per il Gasometro, e la sua destinazione per attività gggiovanili, tutti riconosciamo il fascino dell’operazione, ma il Sindaco ha schiettamente affermato che di fronte al quadro che abbiamo davanti – salvo il ricorso a strumenti di finanziamento “creativi” – non rientra tra le priorità realizzative dell’amministrazione.
  • E, last but not least, la sala Tripcovich: edificio che alcuni (peraltro sempre nel PdL) volevano abbattere – ma non la sopraintendenza che l’ha vincolato – e che un Comitato, che riceveremo tra pochi giorni in Comune, voleva destinare a sala multiespressiva. Edificio che il Verdi continua a utilizzare per la realizzazione delle sue funzioni (che, vero, non ne assorbono le piene potenzialità, come invece sosteneva l’ex sovraintendente, citato da altre fonti solo quando torna comodo…). Immobiile che, già a partire da un impegno dell’ultima fase Illy, era stato promesso in capitale alla Fondazione Verdi. E il capitale del Verdi – patrimonio della città, certo, in difficoltà e in transizione, su cui urge un piano di riforma radicale, ma non per questo da considerare una scovaza da buttare – il suo patrimonio, si diceva, non si trova proprio in gran forma.

Perciò ci siamo orientati verso una soluzione ben descritta dal collega Giovanni Barbo: all’atto di trasferimento della proprietà alla Fondazione Verdi, si contemplerebbe un accordo in virtù del quale – tanto per il teatro, quanto per il ridotto, che per la sala Tricpovich – un numero definito di giornate sarà messo a disposizione a prezzo di costo per lo svolgimento di eventi segnalati dal Comune. Quanti giorni? Eventi segnalati come? Lo definiremo nell’accordo, nel migliore e più trasparente dei modi.

Ora, tornando al discorso contenitori: sappiamo bene che tra noi e il compimento di questa road map ci sono alcuni ostacoli che prendono la forma di decine e decine di milioni di euro. E che tali inconvenienti si sommano ad altri, non gradita eredità, che in questi giorni possiamo chiamare con il nome di Palazzo Biserini e Palazzo Carciotti, le cui disgrazie attraggono priorità e risorse. E sappiamo bene che non sarà facile fare tutto. Ma avere un piano è fondamentale, per evitare di ritrovarsi di nuovo magari con i soldi, magari con i contenitori, ma non le idee per riempirli.

Nei prossimi giorni, prima che si compia qualunque atto dispositivo della sala Tripcovich (ciò perché siamo gente seria), riceveremo in commissione IV i rappresentanti del Comitato sala Tripcovich, come ci siamo impegnati a fare. Credo che – nonostante sia difficile non vedere l’incompatibilità della proposta destinazione della sala a centro multi-espressivo con la road map tracciata sopra – possa essere utilissimo riceverli per diversi motivi: per permetterci di avere un’illustrazione formale del progetto (descrittomi da molte voci in termini positivi); per permetterci di parlare sulle carte e non sul sentito dire; per capire se e come tanta spontanea progettualità si possa innestare nel quadro della road map tracciata sopra, con sommo giovamento di tutti. In rete, dopo la circolazione delle notizie sulla destinazione patrimoniale del bene, le persone coinvolte o attente al progetto stanno riversando tutta la loro insoddisfazione (espressa anche in termini piuttosto vivaci, ma meglio i toni vivaci che la noiosa indifferenza di cui trieste è fin troppo capace): insoddisfazione comprensibile sotto il profilo della personale delusione. Ma ottime motivazioni umane possono non essere sufficienti ad avere ragione.

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