I contenitori

Dopo gli alberi di Natale, l’uso smodato (!) di auto di servizio, le illazioni travagliesche sui concorsi in Comune, la caciara sul garante dei detenuti… i maestri della polemica al servizio della polemica, capitanati dal sempre vigile consigliere faccio-polemica-su-tutto, si dedicano questa settimana alla sala Tripcovich. Almeno una buona notizia: dagli alberi di Natale alla sala Tripcovich si nota uno scatto positivo nella scelta dei temi.

I fatti: a inizio consiliatura, viene presentata una mozione in un Consigliere (Rovis, assessore per un po’ di anni nel recentissimo passato) pensa di destinare la sala Tripcovich a spazio multiespressivo destinato a attività a beneficio del mondo giovanile. Più o meno lo stesso giorno, un altro Consigliere di opposizione  (Bandelli, altro ex assessore per un po’ di anni, prima di essere colpito dalla fatwa liberale) presenta un’altra mozione che chiede di destinare il Gasometro a spazio multiespressivo, ed esplicitiamente intima il Comune a tenere la sala Tripcovich a disposizione del Verdi. Splendido esempio di democrazia pluralista.

Le mozioni vengono trattate dalla commissione IV (che mitemente presiedo) nel mese di ottobre alla presenza del Sindaco Cosolini. Il Sindaco informa la commissione che sono in corso contatti con la Fondazione CRT per verificare la possibilità di destinare un piano del magazzino vini ad attività a beneficio della collettività gggiovanile e quindi, in accordo con i proponenti, si decide di rinviare la trattazione della mozione nelle more della definizione degli accordi con la Fondazione. Il Sindaco chiede un mese. Passa – vero – un po’  più tempo (sempre meno di 10 anni) e a febbraio la Commissione torna a trattare la mozione. Il sottoscritto (e non altri, come si legge altrove) propone di ricevere per atti formali il progetto di cui si parla nella mozione (altrimenti ci saremmo riferiti a atti presupposti ma sostanzialmente a noi ignoti), e il presentatore accetta di buon grado. Nel mentre, anche in virtù dei disastri che il maltempo ha provocato ai cd. contenitori cittadini, riteniamo di convocare una commissione congiunta lavori pubblici + cultura, per discutere su strategie e destinazioni d’uso relative al complesso discorso degli edifici che ad oggi sono in cerca di autore. Alla presenza del Sindaco, degli assessori Omero, Marchigiani, Edera e Mariani le commissioni ricevono una ricchissima e articolata comunicazione del Sindaco, che qui sintetizzo soltanto per quanto concerne alcune significative partite:

  • Salone degli incanti, nel 2012, ospiterà ancora esposizioni temporanee, dal 2013 ospiterà permanentemente Trieste next, salone europeo della scienza.
  • La Fondazione CRT ha dimostrato una disponibilità di massima a destinare il primo piano del nuovo magazzino vini alla fruizione dei muloni (opinione strettamente personale: sarebbe bello attingere dallo straordinario esempio della sala Borsa di cui al Comune di Bologna, aggiungendo qualcosa in più per renderla meno strettamente biblioteca, e più a disposizione delle esigenze dell’associazionismo cittadino…).
  • All’ex silos la destinazione congressuale.
  • Il polo del mercato ortofrutticolo sarà soggetto a un procedura di valorizzazione, che riesca a ridare linfa a un zona che sappiamo tutti non essere –  ad oggi – una perla. Operazione che potrà essere favorita dalla possibile utilizzazione anche dei moli prospicienti per accogliere il previsto incremento di traffico crocieristico.  Valorizzare? E che significa? Significa permettere di costruire – no cuboni di cemento – per far riappropriare la città di una zona e in cambio ottenere servizi per la collettività. E nel polo ci può rientrare anche il Parco del Mare? Nessuna preclusione, purché si armonizzi con l’intervento di recupero dell’area.
  • Per palazzo Carciotti si pensa alla concentrazione di tutta l’offerta museale triestina che non abbia una localizzazione vincolata (difficile spostare il castello di S. Giusto): un museo della città, punto di riferimento turistico, in cui si possano offrire orari di apertura e servizi migliori, nel palazzo più splendido delle splendide rive.
  • Per il Gasometro, e la sua destinazione per attività gggiovanili, tutti riconosciamo il fascino dell’operazione, ma il Sindaco ha schiettamente affermato che di fronte al quadro che abbiamo davanti – salvo il ricorso a strumenti di finanziamento “creativi” – non rientra tra le priorità realizzative dell’amministrazione.
  • E, last but not least, la sala Tripcovich: edificio che alcuni (peraltro sempre nel PdL) volevano abbattere – ma non la sopraintendenza che l’ha vincolato – e che un Comitato, che riceveremo tra pochi giorni in Comune, voleva destinare a sala multiespressiva. Edificio che il Verdi continua a utilizzare per la realizzazione delle sue funzioni (che, vero, non ne assorbono le piene potenzialità, come invece sosteneva l’ex sovraintendente, citato da altre fonti solo quando torna comodo…). Immobiile che, già a partire da un impegno dell’ultima fase Illy, era stato promesso in capitale alla Fondazione Verdi. E il capitale del Verdi – patrimonio della città, certo, in difficoltà e in transizione, su cui urge un piano di riforma radicale, ma non per questo da considerare una scovaza da buttare – il suo patrimonio, si diceva, non si trova proprio in gran forma.

Perciò ci siamo orientati verso una soluzione ben descritta dal collega Giovanni Barbo: all’atto di trasferimento della proprietà alla Fondazione Verdi, si contemplerebbe un accordo in virtù del quale – tanto per il teatro, quanto per il ridotto, che per la sala Tricpovich – un numero definito di giornate sarà messo a disposizione a prezzo di costo per lo svolgimento di eventi segnalati dal Comune. Quanti giorni? Eventi segnalati come? Lo definiremo nell’accordo, nel migliore e più trasparente dei modi.

Ora, tornando al discorso contenitori: sappiamo bene che tra noi e il compimento di questa road map ci sono alcuni ostacoli che prendono la forma di decine e decine di milioni di euro. E che tali inconvenienti si sommano ad altri, non gradita eredità, che in questi giorni possiamo chiamare con il nome di Palazzo Biserini e Palazzo Carciotti, le cui disgrazie attraggono priorità e risorse. E sappiamo bene che non sarà facile fare tutto. Ma avere un piano è fondamentale, per evitare di ritrovarsi di nuovo magari con i soldi, magari con i contenitori, ma non le idee per riempirli.

Nei prossimi giorni, prima che si compia qualunque atto dispositivo della sala Tripcovich (ciò perché siamo gente seria), riceveremo in commissione IV i rappresentanti del Comitato sala Tripcovich, come ci siamo impegnati a fare. Credo che – nonostante sia difficile non vedere l’incompatibilità della proposta destinazione della sala a centro multi-espressivo con la road map tracciata sopra – possa essere utilissimo riceverli per diversi motivi: per permetterci di avere un’illustrazione formale del progetto (descrittomi da molte voci in termini positivi); per permetterci di parlare sulle carte e non sul sentito dire; per capire se e come tanta spontanea progettualità si possa innestare nel quadro della road map tracciata sopra, con sommo giovamento di tutti. In rete, dopo la circolazione delle notizie sulla destinazione patrimoniale del bene, le persone coinvolte o attente al progetto stanno riversando tutta la loro insoddisfazione (espressa anche in termini piuttosto vivaci, ma meglio i toni vivaci che la noiosa indifferenza di cui trieste è fin troppo capace): insoddisfazione comprensibile sotto il profilo della personale delusione. Ma ottime motivazioni umane possono non essere sufficienti ad avere ragione.

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6 thoughts on “I contenitori

  1. Carissimo Pietro,
    Ti dico la stessa cosa che ho scritto sul blog del tuo collega Giovanni Barbo: sono d’accordo che l’amministrazione precedente non abbia fatto nulla ed è ovvio che il politico di turno gridi allo scandalo per raccogliere voti, però, onestamente, a dare uno sguardo a numeri e idee in gioco, l’affare Tripcovich mi convince poco.
    Io personalmente sto diventando allergico alle frasi tipiche del politichese tipo del “faremo in un altro posto”, “Non adesso, più avanti…”. Frasi senza soggetto. Conosco il messaggio implicito di queste cose e rimango fermamente convinto che la Tripcovich data in mano al Verdi sarebbe un reale spreco. E questo perchè abbiamo (avete?) in mano una struttura:
    a) a 50m dalla stazione dei treni (la gente potrebbe venire ai concerti, scendere dal treno ed entrare nel locale…)
    b) immersa in una zona dove ci sono prevalentemente uffici e non appartamenti residenziali (nessun comitato “Dormimo ben, e per sempre”)
    c) volendo, anche se lo sfavorirei, parcheggi “a sbregabalon” nel porto vecchio dove un giorno prima di morire spero che si sia fatto qualcosa (sebbene ne dubiti fortemente).

    Capisco la necessità di preservare un’istituzione come il Teatro Verdi, e ci mancherebbe, tuttavia vorrei capire in che modo la cessione della Tripcovich aiuterebbe a risanare il suo bilancio. Non sono un economista, ma mi pare che in ottica occupazionale e di flussi di denaro, si potrebbero creare posti di lavoro e ricavi che potrebbero quindi coprire altre spese (come salvare il Verdi). Ma soprattutto sarebbe un luogo all’avanguardia per tantissime attività.
    Nonostante non condivida il credo politico di persone molto vicine al progetto di cui sopra, sia ben chiaro, stavolta mi duole ammetterlo ma sono d’accordo con loro. Quindi, inviterei a considerare che questa discussione non la dovreste bollare come il classico rigurgito poltiico di forze passate all’opposizione, perchè la faccenda mi sembra più seria e tutti gli interventi degli addetti ai lavori, ribadisco, mi convicono proprio poco.
    Un caro saluto
    Giulio

    • Caro Giulio,

      ti ringrazio per il tuo commento, di cui apprezzo molto la lucidita’, e accolgo pienamente il tuo appello “di metodo” con cui calorosamente suggerisci di approcciare le cose. E in questo senso va l’invito ai promotori a venire a presentare il loro progetto in Commissione: e’ al Consiglio che la mozione in oggetto si rivolge, e in quanto membro del consiglio (e come me, immagino, molti altri) credo sia una precondizione essenziale a qualsiasi discorso poter conoscere la proposta nel dettagli. Mi rendo conto che queste miti parole sono forse disallineate rispetto al focolare di polemica che ruota aintorno alla vicenda, ma tant’e’… Ti ringrazio, davvero, per il tuo messaggio.

      • Caro Pietro,
        mi piacerebbe pensare che finalmente la politica è diventata partecipativa e non il palazzo impenetrabile. Premetto che a volte sui temi “caldi” mi lascio andare e calco la mano, ma è per passione non per insulto. Detto questo, ben venga che le parti in discussione abbiano modo di confrontarsi. E te lo sottolineo perchè negli ultimi giorni ho avuto modo di parlare della questione con tante persone e c’è una grossa confusione in merito. La ragione principale è strettamente politica, perchè quasi nessuno (me compreso probabilmente) sa come stiano andando le cose realmente e si attacca a mò di vagone al treno trainato dalla parte politica di riferimento. Risultato? Si boccia da entrambi le parti per partito preso. Allora io penso dentro di me che la gente dovrebbe, in primis, iniziare a pensare con la propria testa e non con la bocca di assessori/consiglieri ed infine, essere messa in grado di poter accedere a queste informazioni/iniziative. Solo così le sterili polemiche dei vari personaggi aizzatori di turno si spengono sul nascere.
        Attendo riscontri sull’evoluzione della questione e mi piacerebbe tanto saperne di più su come finirà la cosa.
        Un saluto
        G.

  2. Caro Pietro,
    è giusto non pensare alla Tripcovich isolata da tutto un piano organico di ammodernamento-riqualificazione-ecc urbani.
    E sono d’accordo con Giulio riguardo al pensare con la propria testa e non con quella altrui.
    Proprio per questo, sarebbe interessante capire bene la proposta della Fondazione Verdi riguardo al “bene” Tripcovich, e anche le esatte dinamiche e implicazioni economiche di una “cessione gratuita” (si può fare? e come? e perché?).
    Nessuna delle due parti pretendenti ha mostrato alla cittadinanza previsioni di bi-lancio contestuali al proprio scenario. E solo una delle due sta mostrando interessanti modelli di ri-lancio. Ovvio che poi anche chi non è pregiudizialmente schierato storca il naso: la Fondazione Verdi viene percepita come un’antipatica entità “too big to fail” contro il piccolo popolo del web, i giovani eccetera eccetera, capace di menare in giro anche l’amministrazione comunale, e i cittadini tutti.

    Paolo S

    • Caro Paolo, bisogna fare di più che capirla bene la “proposta”: bisogna concordarla, perché fino a prova contraria siamo noi il dante causa! Credo che la tua analisi c’entri bene la situazione, cioè che bisogna prendere consapevolezza del bi-lancio, sbilanciarsi verso il ri-lancio e comporre la contrapposizione tra il “too little to say” e il “too big to fail”. Credimi, mi sto adoperando parecchio in questo senso. Non ho la certezza di riuscirci, ma l’ambizione di provarci sicuramente.

  3. Caro Pietro,
    io non sono un politico e una proposta concordata ma poco fruttuosa per la città mi interessa poco. La Tripcovich è uno spazio, bello grande, centralissimo, strategico. Prendi il mio ragionamento al di là di ogni polemica, come una pura questione di metodo.
    Che se ne fa il Teatro Verdi per… 315 giorni all’anno? C’è un piano di rilancio del Verdi/Classica/Lirica/quantaltro a Trieste per cui La Fondazione ha bisogno di quella struttura – che oltretutto è riduttivo chiamare «Sala» e che grazie a essa potrà far rifiorire? Questo appare a molti delle persone che ne dibattono un grosso punto oscuro.
    Per dire, se la Fondazione Verdi fosse così lungimirante da voler ospitare (butto là a caso – va di moda in questi giorni) una specie evoluta di infopoint per il turismo intelligente, aperta dalle 7 alle 22, con proposte di ristorazione trendy, maxischermi e podcast sull’offerta culturale della città (OK, in primis quella musicale, perché no), probabilmente sfrutterebbe bene la posizione della Sala e alcuni suoi spazi accessori. Ma per il momento non ho ancora sentito parlare di contenuti nella proposta della Fondazione. Ecco sorgere il sospetto che si tratti di una mera mossa finanziaria. Che può avere le sue ragioni, potrebbe essere anche legittima e opportuna per ragioni che mi sfuggono, ma sono davvero quelle di tutta la città e del suo sviluppo?
    L’altra campana sembra avere un piano coordinato per sfruttare appieno gli spazi e dargli un’identità differente. Non ho visto nemmeno loro spiegare nei dettagli come funzioneranno ricavi, costi e gestione, però.
    A me piacerebbe che si potesse ragionarne semplicemente in questi termini: funziona? quanto costa? quanto rende? Chi avvantaggia e chi svantaggia, tra i cittadini? Dove porta il futuro della città? Argomenti come i lavoratori del Verdi, i veci vs giovani, destra vs sinistra sono fumo negli occhi, se non si possono confrontare apertamente progetti dettagliati (anzi – sotto sotto i posti di lavoro del Verdi a rischio sono anche una possibile leva di ricatto, più che mai potente in questi giorni).
    La questione di fondo per me resta semplicemente questa: se vuoi che ti dia un bene, dimmi come lo usi e come lo manterrai. È diverso da perché vuoi che te lo dia.
    Teneteci informati, grazie.

    Paolo S

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