25 aprile

I manifesti apparsi in questi giorni nel bel mezzo di una città sempre pronta a fare giganteschi balzi indietro nella storia, valgono più di ogni commemorazione per ammonirci ché ogni 25 aprile – ogni giorno, ogni anno – siano occasioni di liberazione, perché l’uomo cambia molto lentamente e l’insidia è sempre viva. 

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UniBus – contro l’imperativo liberale

Studenti gratis-a100euro sugli autobus? Il progetto trasporti agevolati per gli studenti universitari suscita un dibattito intenso, su cui mi soffermo volentieri. Si tratta della proposta di un prelievo ad hoc di 100 euro a studente (delle sedi triestine), esclusi gli idonei a borsa di studio, per scorrazzare su tutta la rete per un anno.

Mi pare che l’impostazione ideologica (in senso non spregiativo, se ancora esiste) della vicenda meriti attenzione. Si dice: così tutti pagano un servizio, anche se non ne godono o non l’hanno richiesto. E che c’è di male? La misura è di certo tecnicamente illiberale, e cionondimeno equa. Sembrano molto allettanti alcune argomentazioni contrarie: “è giusto che ne usufruisca soltanto chi vuole!”. Di questo passo, però, non avremmo costruito gli ospedali, costruito il welfare sociale, erogato servizi comuni. Sarebbe giusto in quell’ottica, allora, che il servizio sanitario sia pagato solo da chi ha bisogno di cure. Di questo passo dovremmo contestare non il singolo progetto, bensì l’esistenza stessa del servizio di trasporto pubblico, che si giova di una contribuzione pubblica significativa, disposta dagli enti competenti a farlo, anche sulla base della contribuzione pubblica di chi si muove in elicottero o in bici (vera vittima sacrificale delle politiche di incentivo del trasporto pubblico).  A rigor di logica, dovremmo dire, tutti in taxi!

Ciò detto, i 100 euro mi sembrano un sforzo significativo (anche se mi pare che spesso, facendo i conti, non si considera che l’autobus non serve soltanto per raggiungere l’universita…) e pertanto coraggioso da parte di chi l’ha proposta, che sarebbe certamente auspicabile riuscire ad alleggerire, anche con l’intervento degli enti pubblici che possono dare una mano.

A questo punto, però, emerge un’altra obiezione: perché solo gli studenti universitari? Perché non anche i disoccupati, i lavoratori precari, gli studenti delle scuole? Ci vedo un motivo importante, che viene tralasciato, perché è sempre stato minimizzato l’impatto economico che la città della conoscenza spiega sul nostro territorio: non si tratta infatti di una misura di natura strettamente assistenziale, bensì di una misura con un forte significato di attrattività territoriale, di marketing universitario. Nota biografica: ho studiato per un anno a Regensburg, Baviera, Germania. Di quell’esperienza, una delle cose che non scordavo di raccontare – subito dopo la qualità della birra e prima delle multe ai pedoni per violazione del codice della strada – era che la tessera dello studente permetteva di viaggiare gratuitamente sulla rete degli autobus e dei treni locali. Non conosco in Italia esempi simili: perciò, se il marketing funziona, aumenta l’attrattività dell’università e della città, aumenta la spesa sul territorio a ciò correlata (già oggi enorme: più di 17.000 studenti, 700 docenti, 700 amministrativi), si crea indotto, si abbatte l’età media drammaticamente alta, si crea una qualità della vita migliore.

E ciò giustifica, a differenza di quanto avviene negli altri casi, una contribuzione ad opera degli enti pubblici (penso innanzitutto a Erdisu, Provincia e Comune). Ciò detto, per quanto più mi concerne: credo che sia importante sostenere il progetto inserendolo in una politica consapevole dei trasporti, di investimento verso un effettivo progresso in termini di mobilità. La situazione attuale, soprattutto intorno alla destinazione università, e soprattutto in sede centrale, è una jungla primitiva. Si investa nel trasporto pubblico, e allo stesso tempo si tratti diversamente il trasporto privato, che non è utilizzato solo da chi ha il culo di pietra. La benzina a due euro, intanto, ci dà una mano. Si facciano le agevolazioni in un piano coerente del trasporto, guardando lontano (il progetto mai realizzato di parcheggio sarebbe una cosa molto civile, pur se ostacolato da molteplici casini, finanziari e idrogeologici), e guardando vicino: se – contemporaneamente all’entrata in vigore di politiche di incentivo all’uso del trasporto pubblico – una zona dei parcheggi circostanti l’università fosse, ad esempio, regolamentata a pagamento, agevolando in parte la rotazione a breve, in parte la sosta più lunga: credo tutti avrebbero, alla fine dei conti, migliorato la propria situazione.

p.s. perché non fare un “referendum“? I rappresentanti degli studenti hanno elaborato un progetto preciso e coraggioso. Hanno incontrato perciò la Trieste Trasporti, e gli altri interlocutori, hanno fatto i loro conti e le loro valutazioni. Se ne sono presi la responsabilità, ora è normale che raccolgano i feedback, posto che la partita prosegue in CdA, ma è giusto – se convinti, come mi pare che siano – che vadano avanti. Un referendum su una forma di tassazione sarebbe come far tirare un rigore al portiere della squadra avversaria (Non a caso l’art. 75 Cost. non ammette referendum su leggi tributarie)….

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Provincia unica della Svezia Giulia

Forse si riferivano alla Svezia Giulia, con Villesse capitale? Nei giorni scorsi i vertici del PdL regionale annunciano di voler fare la Provincia unica di Trieste e Gorizia. Fin qui, niente di eccezionale, niente di male: è difficile negare che l’articolazione territoriale degli enti intermedi, anche solo a guardare il Friuli Venezia Giulia, è disarmonica e schizofrenica, rispetto alle funzioni esercitate. Si pensi alla Provincia di Trieste, con territorio e popolazione poco più esteso/numeroso rispetto al Comune maggiore, e invece alla Provincia di Udine, che occupa gran parte della Regione. Quindi, tutti d’accordo con Gottardo del PdL? Pare di no, a cominciare dai suoi compagni di partito triestini [in fondo inedito documento del colloquio tra gli esponenti triestini del PdL e il coordinatore regionale]. Già, perché oltre ad annunciare l’unificazione, il coordinatorre regionale ha anche indicato la futura sede della provincia unica: Gorizia. Si, Gorizia, casualmente quella stessa città ove si svolgono a maggio le elezioni amministrative. Con ciò ha suonato le campane del campanilismo triestino: non se ne parla, dicono innanzitutto i suoi compari. Argomenti un po’ vaghi, a dire il vero, nonostante ve ne fossero di più seri: ad esempio, se Trieste scompare dalla lista delle province italiane, il Prefetto si sposta a Gorizia? E il commissario di Governo pure? Insomma, la Provincia può essere valutata come una ridondanza istituzionale (a scanso di equivoci, così com’è, io credo lo sia), ma è pur sempre un’infrastruttura istituzionale dello Stato, che non si può levare da un giorno all’altro con un colpo di penna. O – peggio ancora – semplicemente annunciare di levare, per l’opportunità delle imminenti elezioni amministrative.

Dal Pd regionale stiamo facendo un lavoro che vorrebbe essere un po’ più sensato: prima adoperiamoci per rilevare le ridondanze istituzionali, e poi – come si dice oggi in casa Lega – facciamo pulizia. A partire dai molti Comuni troppo piccoli per esercitare le funzioni che spettano loro: favoriamone la fusione, o agevoliamo l’esercizio associato delle loro funzioni. Poi guardiamo dall’alto: la Regione smetta di svolgere la sua funzione di diretta amministrazione, e peggio ancora la sua funzione direttamente contributiva (soldi a pioggia). E svolga al meglio la sua funzione legislativa, ricondandosi negli atti – e non solo a parole – della sua specialità. Ciò detto, tra la Regione e i Comuni un ente intermedio resterebbe necessario, al fine di svolgere le funzioni sovradimensionate per un Comune, e troppo strettamente territoriali per la Regione (es., trasporto pubblico, rifiuti, acqua): la svolgano le Province, ma come enti di indirizzo e coordinamento, il cui dimensionamento dev’essere proporzionato alle funzioni che sono chiamate a svolgere. Tutto molto bello: peccato che in casa Pd (quasi) nessuno parli per cercare di convincere i cittadini che cerchiamo di fare un po’ meglio degli altri.

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democratici ab ovo

In Comune di Trieste esplode un tenerissimo spirito pasquale. Ecco un recentissimo scambio di mail interne, rigorosamente anonimo (ricchi premi per chi indovina gli autori)

X – Ciao a tutti, al termine della conferenza capigruppo di oggi lascerò in firma, disponibile a tutti, la mozione in allegato [volta a introdurre metodi di partecipazione diretta alle decisioni dell’ente locale e introdurre le cd. petizioni on-line].

Y – Non condivido il principio. Atteggiamenti populisti ed assolutamente non democratici non devono minare il sistema di libera espressione e rappresentanza, se deve valere il principio “se io grido e mi lamento a voce alta anche in Consiglio Comunale” (vedi la rappresentanza di quei giovani disubbidienti ricevuti in Consiglio) “allora ottengo la modifica comportamentale e decisionale dell’Amministrazione”, se così che dev’essere, allora sono fermamente contrario. Un piccolo gruppo di soggetti che rappresentano se stessi non possono e non devono incidere sulle decisioni dei rappresentanti  democraticamente eletti, prevaricando i cittadini. Caro X, pur comprendendo con tenerezza la tua ritrosia per la politica in generale, ma la democrazia è stata inventata tanto tempo fa, a Roma esisteva già il Senato quando nell’Europa del nord avevano gli elmi con le corna o nelle aree slave giravano seminudi con gonnellini di pelo. Questo avrà pur un valore… Buona Pasqua a tutti

Z – I falsificatori della storia sono presenti a tutte le latitidini, ma il senato di Roma composto da nominati e cooptati ha veramente poco a che fare con la democrazia. Anche i cultori della teoria della superiorità della razza sono duri a morire, peccato che sfogliando la storia italica troviamo tante guerre perse, molti voltafaccia e anche qualche cagacazzi. Buona Pasqua a tutti

Democrazia 3.0 - Pelica da Sukosan

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Val Rosandra

Sulla Val Rosanda si può essere più immediatamente incazzati o più prudenti, si può – come sempre – pensarla anche abbastanza diversamente, si può essere geologi o professori e saperne di più, si può non essere né geologi né professori e saperne di meno, si può essere nati e cresciuti nella Valle, e sentirla di più. Si può essere volontari della Protezione Civile, e aver fatto quello che ti avevano chiesto di fare. Ma ridurre il moto di indignazione alla voce di uno sparuto gruppo di fondamentalisti dell’ambientalismo, come da alcune parti sta avvenendo in queste ore… questo non si può fare, salvo dire una cosa falsa e probabilmente in mala fede. Perché ci sta un pacco di gente incazzata forte. E noi che riconosciamo che gli interventi di consolidamento idrogeologico sono importanti, noi che ricordiamo Genova (sia per il G8 che per l’esondazioni), noi che non siamo né geologi né professori – guardando i video, guardando le foto, guardando la valle – ci pare che le ragioni per incazzarsi forte ci siano tutte.

 

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Rifare le rotta!

Da il Piccolo di domenica 1 aprile. Non è un pesce d’aprile, anche se il mare c’entra.

«Porto senza strategie. È ora che Monassi dica cosa vuol fare»

Il segretario Pd Francesco Russo denuncia l’immobilismo dell’Authority: dia risposte o i triestini scenderanno in piazza   «Paoletti in Ttp? Non si può dire che non sia attivo»  

di Maddalena Rebecca

Inutile girarci tanto attorno: la strategia del dialogo istituzionale con l’Autorità portuale, portata avanti con convinzione da Roberto Cosolini in questi primi 10 mesi di governo della città, non ha dato i risultati sperati. E non li ha dati, spiega Francesco Russo, perchè davanti a sè il sindaco non ha trovato «un interlocutore aperto al confronto, bensì un autentico muro di gomma». Di qui la necessità di cambiare passo e pretendere, non più semplicemente chiedere, un segnale di discontinuità. «Il limite è stato superato – denuncia il segretario provinciale del Pd -. Quindi o l’Authority dimostrerà di agire davvero nell’interesse del porto o, come centrosinistra, daremo vita a forme di mobilitazione eclatanti». Russo, questo aut aut arriva dopo mesi di tregua apparente. Perchè adesso? Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Due gravissimi episodi di cui Marina Monassi è stata protagonista nelle ultime settimane. Quali? Innanzitutto la mancata partecipazione all’incontro con la Commissione trasporti del Parlamento europeo. Un’assenza che grida vendetta al cielo dal momento che, come tutti sanno, le scelte di Bruxelles pesano moltissimo sulle prospettive di crescita di un territorio. E il secondo episodio grave? L’atteggiamento tenuto durante l’ultima audizione in Consiglio comunale. La maggioranza ha posto domande precise e incalzanti su questioni cruciali per lo sviluppo dello scalo. Monassi, però, si è sottratta al dibattito, limitandosi a fare qualche battuta, senza entrare mai nel merito. Alle domande rivolte alla presidente, ha finito per rispondere il sindaco. Cosa che gli ha attirato qualche critica: si è parlato di eccessiva accondiscendenza… Noi crediamo alla collaborazione tra istituzioni e siamo convinti che, sulle partite più importanti per il futuro di Trieste, non ci debba essere guerra tra bande. L’atteggiamento di cordialità del sindaco si inquadra in questa logica. È una questione di stile e di senso delle istituzioni. Non c’entra il “patto di non belligeranza” Cosolini-Monassi evocato da Claudio Boniciolli? Ho grande stima di Claudio Boniciolli ma, in questo caso, credo che la sua lettura sia assolutamente sbagliata. Chi ha seguito la campagna elettorale, sa che abbiamo sempre avuto un’idea di città radicalmente diversa rispetto a quella della “cricca” che ha imbrigliato e bloccato Trieste per decenni. Ci siamo candidati per sconfiggere quell’immobilismo e, oggi, per intraprendere azioni di governo in netta discontinuità con il passato. Ma in questi 10 mesi, concretamente, che segnali di discontinuità ha prodotto il dialogo con l’Authority? Intendiamoci, il Comune non ha leve decisionali dirette sul porto. Da solo, cioè, il sindaco non può decidere nulla. Può spendersi, come posso assicurare che ha fatto in moltissime occasioni Cosolini, per stimolare cambiamenti di concerto con gli altri attori istituzionali. Ma se questi non collaborano, il primo cittadino nulla può fare. Quindi? Quindi è venuto il momento di denunciare come stanno davvero le cose e chiedere apertamente alla presidente Monassi di parlare alla città. Dica se intende o meno sbloccare le situazioni di stallo che stanno paralizzando il porto. Quali sono i nodi da sciogliere con più urgenza? Prima di tutto si convochi un incontro con Corrado Clini, che ha dimostrato grande disponibilità nei confronti del nostro territorio, per parlare del Piano regolatore portuale e vedere se il ministero può sbloccare le procedure di Via e Vas. E poi si elimino le zone d’ombra sul Porto Vecchio. Noi, a tal proposito, abbiamo un progetto chiarissimo: vorremmo che alla fine della consigliatura l’antico scalo tornasse ad essere un luogo dei triestini. La paralisi di Ttp non è nella lista delle priorità? Assolutamente sì. Alla presidente chiediamo di evitare di farci sbeffeggiare a livello nazionale. Non è possibile che a Trieste, città da cui si leva l’ambizione di diventare il primo porto crocieristico italiano, il prossimo anno arrivino solo 28 navi. Ci vuole il senso della misura. Monassi deve sbloccare una privatizzazione che dura ormai da 16 mesi. Anche perchè pare evidente che a creare ostacoli non sono i soci privati, bensì la parte pubblica. Cos’altro c’è nella lista? La piattaforma logistica. Siamo stati presi in giro per mesi sui finanziamenti del Cipe che, nonostante la vicinanza politica di Monassi e Dipiazza, il governo Berlusconi non hai mai fatto arrivare. Sappiamo che ci sono almeno 20 milioni di euro nelle casse dell’Authority immediatamente spendibili. Si sblocchi intanto questo finanziamento, poi lavoreremo tutti con il ministro Passera perchè l’esecutivo prenda atto dell’iniziativa locale e metta il resto dei fondi. E sul caso terminal ro-ro? Anche qui serve chiarezza. Al di là delle partite sotterranee, crediamo che togliere dalle Rive lo spettacolo indecente dei tir e creare possibilità di recupero per un sito inquinato (l’area ex Aquila ndr), sia una prospettiva su cui l’Autorità portuale debba spendersi di più. Finora invece l’impressione è che gli interessi privati abbiano finito per prevalere sulle logiche di creare traffici e sviluppo. Se questo appello pubblico non dovesse sortire effetti, la linea del Pd cambierebbe? Diciamo che questo è l’avviso di ultima chiamata. Se ho scelto di lanciarlo, è perchè ritengo che sia stato davvero superato il segno. Monassi, che io non conosco ma che mi viene descritta come persona preparata, intelligente e perfino simpatica, finora non ha fatto nulla per il porto. Una situazione che non siamo più disposti ad accettare. Se i segnali di cambiamento non arriveranno, quindi, chiederemo ai triestini di scendere in piazza, dando vita a forme di mobilitazione eclatanti. Potrebbe finire quindi anche la stagione del dialogo avviata da Cosolini? Come ho detto, ci sono relazioni istituzionali che non bisogna deteriorare. Fino a un certo punto, almeno. Perchè in gioco c’è il futuro di un pezzo importante della città.

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