Facciamoci del male

Tafaziana la politica. In questo sereno clima da ghigliottina, infatti, due consiglieri regionali del PdL hanno l’ottima idea di redigere una proposta di legge dal titolo promettente: <Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza degli amministratori degli enti pubblici e delle società partecipate dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia>. Se si passa oltre al titolo, la musica cambia. Art. 1: “Gli amministratori degli enti pubblici  … e delle società partecipate dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia sono individuati, di preferenza, tra i soggetti appartenenti alle seguenti categorie: magistrati amministrativi, contabili e avvocati dello Stato, professori universitari in materie giuridiche ed economiche, dirigenti della pubblica amministrazione con almeno cinque anni di anzianità di servizio, pubblici amministratori già membri di giunte di enti locali (Regioni, Province, Comuni) il cui mandato abbia avuto una durata almeno quinquennale“.

Passi per la locuzione, tecnicamente orrenda, “di preferenza“; passi per i professori universitari in materie giuridiche ed economiche (e un ordinario in ingegneria dei trasporti non potrebbe essere nominato in una società che si occupa di strade e trasporti…?); ma gli ex assessori? Non mi è chiaro se la  “preferenza” che si meritano risponderebbe meglio alla logica di onorabilità o di professionalità. O forse di indipendenza?

 

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Lettera aperta a Serracchiani

Lettera aperta alla Segretaria regionale Serracchiani dai democratici della generazione ’80.

Cara Segretaria,

il Partito Democratico deve prendere atto che in tutta Italia la politica è investita da una nuova “questione morale”: indennità, vitalizi, enti inutili e proliferazione di società controllate sono soltanto alcuni degli oggetti verso i quali si esprime un diffuso dissenso civile che ormai non riguarda soltanto i partiti, ma si sta estendendo alle stesse Istituzioni.

Consapevoli che tali critiche trovano in realtà fondamento soprattutto nella qualità dell’azione politica degli ultimi decenni, crediamo che il nostro Partito, a tutti i livelli, possa e debba farsi carico di queste istanze per riconquistare credibilità e fiducia. In caso contrario ci troveremo sempre più spesso davanti a movimenti demagogici e populisti che, screditando le istituzioni ed organi di rappresentanza per conquistare facile consenso, rischiano di minare e mettere a repentaglio il sistema democratico basato sulla Costituzione repubblicana.

Il nostro Partito deve agire senza reticenze affinché si raccolgano le istanze dei cittadini per ridurre e rendere più efficiente la spesa pubblica a partire dalla politica; valorizzare capacità e competenze di donne e uomini che offrono il loro tempo e le loro energie a servizio della comunità; investire su un ricambio generazionale nella classe dirigente di un Paese che è sempre più vecchio e sempre più stanco. Noi che non siamo né vecchi né stanchi, che dedichiamo i nostri rispettivi incarichi all’obiettivo di riconquistare un’idea di futuro, avvertiamo il disagio di fare politica in una società nella quale ciò è quasi percepito come un motivo di vergogna.

A livello regionale il nostro Partito può e deve comunicare di più e meglio a iscritti, cittadini ed elettori quanto già fa, perché se è vero che tra noi e gli altri la differenza c’è, è anche vero che troppo pochi se ne accorgono. Ma soprattutto il Partito deve fare di più, mettendo in campo quotidianamente un’azione concreta per venire incontro a questa domanda politica: il nostro Partito chieda ai rappresentanti istituzionali a ogni livello di rinunciare da subito a tutto ciò che non è necessario a svolgere la funzione istituzionale con dignità e onore, e dai cittadini è percepito come privilegio odioso.

Il nostro Partito chieda di tornare indietro sulle scelte che i nostri eletti hanno operato su indennità e vitalizi e che hanno suscitato tanto sdegno; chieda una significativa riduzione delle indennità e la rimozione dei vitalizi a decorrenza immediata; chieda ai rappresentanti negli enti, o a chi può determinare ciò, di commisurare i loro emolumenti al contesto drammatico che oggi si respira, fatto di disoccupazione e precarietà. Poniamo in essere azioni che consentano l’ingresso nella gestione della cosa pubblica di più donne e più giovani. Chiediamo di prendere, anche, una decisione chiara e netta sulla questione delle Province.

Cara Segretaria, sei stata investita da cittadini ed elettori di una missione nuova nel Partito e nella società sulla scorta di un entusiasmo non comune e di una speranza di rottura con il passato. In questo momento l’Italia, il Friuli Venezia Giulia e il Partito Democratico hanno bisogno come non mai di speranza e rilancio.

Pietro Faraguna – Vicesegretario provinciale, consigliere comunale, 29 anni; Andrea Simone Lerussi – Segretario provinciale, consigliere provinciale, 27 anni; Luca Abriola – Segretario di circolo, 29 anni; Giovanni Barbo – Consigliere comunale, 34 anni; Davide Bonetto – Segretario di circolo, 29 anni; Luca Braidotti – Segretario di circolo, 30 anni; Rudi Buset – Segretario provinciale GD, consigliere comunale, 23 anni; Elena Chiarandini – Consigliere circoscrizionale capogruppo, 24 anni; Francesco Contin – Segretario di circolo, 24 anni; Marco Del Negro – Segretario di circolo, consigliere comunale, 29 anni; Elisa De Sabbata – Assessore comunale, 31 anni; Eugenia Fenzi – Consigliere provinciale, 30 anni; Francesco Foti – Segretario di circolo, 27 anni; Guglielmo Montagnana – Presidente di circoscrizione, 26 anni; Fiammetta Montanari – Segretaria di circolo, 28 anni; Matteo Puppi – Consigliere provinciale, segretario provinciale GD, 24 anni; Luca Salvati – Consigliere provinciale, 29 anni; Alessandro Venanzi – Consigliere comunale, 30 anni; Daniele Villa – Segretario di circolo, consigliere circoscrizionale, 22 anni; Manuel Zerjul – Consigliere comunale, 31 anni

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Ferriera.

Stamattina interessante sopralluogo alla Ferriera di Servola. A caldo, sinteticamente, un paio di impressioni.

Prima le belle notizie:

– la dirigenza ha dimostrato apertura organizzando la nostra visita, e non trovo sia uno scandalo non aver permesso l’ingresso a tutti gli interessati (se non altro per motivi pratici: ad impossibilia nemo tenetur).

– abbiamo scoperto (molti di noi non lo sapevano) che la Lucchini ha provveduto alla caratterizzazione dell’intera area (sia quella in proprietà, sia quella in concessione), traendo peraltro risultato – a loro dire – non spaventosi. Ciò significa che quell’area è “più avanti” del Sito di Interesse Nazionale.

Quindi le brutte notizie:

– nel corso della visita (inevitabilmente… molto guidata) ho tratto l’impressione di un atteggiamento a tratti contradditorio da parte dei padroni di casa: veniamo ricevuti in una sala, ove ci viene mostrato un video sulla storia dello stabilimento e la sua attività. Si dice: “non abbiamo nulla da nascondere“. Ma quando arrivano gli operatori della televisione viene detto loro che possono riprenderci finché siamo seduti intorno a un tavolo, ma poi se ne devono andare. Ci dicono che possiamo tranquillamente fotografare gli impianti, purché non compaiano persone, e mentre scatto una foto (a un impianto) vengo seccamente invitato a smettere, perché quello non è un oggetto interessante. Bah. Ci viene proiettato un video, e quando ne viene chiesta copia ci dicono che dev’essere aggiornato, e quindi non è il caso.

Al di là di questo, Dell’impianto sono impressionanti parecchie cose, oltre alla puzza: la dimensione dell’area, la dimensione di qualunque elemento, la coesistenza di alcuni tocchi di modernità in un contesto ottocentesco e, last but not least, il numero di persone impiegate: 450 direttamente, e altrettante tra indotto diretto e indiretto. E si vede.

Ma ciò che mi risulta definitivamente impressionante è che la Servola tutta è in fondo un manifesto del paradosso: sopra a tutti svetta la contraddizione di una sostenibilità economico-finanziaria fondata sugli incentivi che derivano dalla produzione di energia da parte della centrale di cogenerazione Elettra: ebbene, Elettra si serve di gas di risulta della Ferriera, e in base alle norme vigenti l’energia prodotta da Elettra è considerata “assimilabile” all’energia prodotta da fonti rinnovabili. Perciò “vale” di più: in fin dei conti, ciò significa che la produzione della Ferriera si regge sull’esistenza di una norma che incentiva la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ovvero: la Ferriera deve la sua sopravvivenza a norme volte a perseguire finalità di tutela ambientale.

Tutto ciò fino al 2015. Dopodiché la finzione normativa (assimilare l’energia prodotta con il gas di scarto della Ferriera a fonti rinnovabili…) verrà meno. E qui crolla il palco. Con il rischio che si avvicina sempre più di ritrovarci in mano un cadavere industriale e un migliaio di disoccupati in un colpo solo. Rischio che dev’essere evitato a tutti i costi, in qualunque modo: sdemanializzando il Porto Vecchio e reinvestendo in quell’area; offrendo mari e monti (MariOmonti) a investitori che vogliano continuare a fare siderurgia, ma in modo totalmente diverso; riavvicinandosi alla portualità piena; vendendo agli arabi, che ci facciano un circuito di formula 1, forti delle caratterizzazioni già effettuate: insomma, qualsiasi cosa pur di non arrivare alla soluzione che si prospetta in modo sempre più chiaro.

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L’importante è non arrivare ultimi

Conclusa la Bavisela per i diritti civili (immagine in fondo delle fatiche di due consiglieri), comincia la corsa amministrativa. Il 17 maggio di 22 anni fa l’OMS rimuoveva l’omosessualità dalla lista internazionale delle malattie: in corrispondenza di tale ricorrenza dal 2005 si celebra, si impulso dell’Unione Europea, la giornata internazionale contro l’omofobia. Abbiamo scelta tale data simbolica per depositare questa mozione, con cui si invita l’Amministrazione a procedere sulla strada del riconoscimento dei diritti, del contrasto all’omofobia e transfobia e della lotta contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Credo che non possiamo più permetterci di essere ultimi in Europa, mentre il mondo procede verso la strada del riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, transessuali e bisessuali: la politica italiana sta venendo infatti superata non solo dagli altri Paesi del mondo civilizzato, ma anche dagli stessi giudici nazionali, che – con la Cassazione nel 2011 e la Corte costituzionale nel 2010 – hanno recentemente sancito importanti riconoscimenti di diritti per le persone dello stesso sesso. La mozione è ovviamente soltanto un passo limitato alle competenze amministrative del Comune, perciò chi (come ho mtovi di immaginare) parlerà di matrimonio gay, pacs, dico (anzi, dicevo…!) e amenità varie, è decisamente fuoristrada. Eppure può essere anche un segnale importante, se riuscirà a cogliere il vento favorevole delle importanti esternazioni dei ministri Fornero e Profumo in Italia, e finanche dal Presidente Obama negli Stati Uniti”.

L’iniziativa deriva da una lunga interlocuzione con tre associazioni (CertiDiritti, Arcigay-Arcilesbica, Avvocatura per i Diritti-Rete LENFORD) che, per quanto conta, ringrazio di cuore.

Quando a Trieste si fa sul serio.

Due passaggi dalla stampa domenicale locale.

1. La nuova (ennesima) formula per il Porto Vecchio annunciata dal Presidente della Camera di Commercio Paoletti (che oltre a collezionare incarichi, ha tra i suoi hobby anche quello di annunciare progetti faraonici per la città). Ma stavolta si fa sul serio: apprendiamo infatti dalla stampa che alla base del suo progetto ci sarebbe “uno studio sull’uso del porto franco firmato da Emanuele Lo Nigro, segretario dell’associazione Punto franco internazionale presieduta da Francesco Alessandro Querci“. A posto siamo.

2. 10 e lode alla seguente segnalazione che mette in guardia dai vegani.

Sarà mica il caso di cercare collegamenti tra le due notizie:? I dinosauri, il veganismo, il cannibalismo, gli squali, gli acquari, il parco del mare, e – infine, immancabili –  le scorregge…?

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Contro Contro Contro.

Stasera consiglio comunale dalle ore 19. L’ordine del lavori prevede una serie di ordini del giorno sul bilancio (atti di indirizzo collegati al bilancio con cui si impegna Giunta e Sindaco a fare determinate cose in futuro), e tre mozioni “urgenti”. Tre mozioni “contro”. Contro la modifica dell‘art. 18, contro lo stabulario dell’Università, e persino contro l’introduzione del cd. pareggio di bilancio in Costituzione.

Tre temi sui quali la competenza amministrativa del Comune di Trieste, in una scala da 0 a 10, può essere fissata nella misura di 0. Motivo ampiamente sufficiente per rilevare con soddisfazione che nessuna di quelle mozioni porta la firma del gruppo del Partito Democratico.

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