Ferriera.

Stamattina interessante sopralluogo alla Ferriera di Servola. A caldo, sinteticamente, un paio di impressioni.

Prima le belle notizie:

– la dirigenza ha dimostrato apertura organizzando la nostra visita, e non trovo sia uno scandalo non aver permesso l’ingresso a tutti gli interessati (se non altro per motivi pratici: ad impossibilia nemo tenetur).

– abbiamo scoperto (molti di noi non lo sapevano) che la Lucchini ha provveduto alla caratterizzazione dell’intera area (sia quella in proprietà, sia quella in concessione), traendo peraltro risultato – a loro dire – non spaventosi. Ciò significa che quell’area è “più avanti” del Sito di Interesse Nazionale.

Quindi le brutte notizie:

– nel corso della visita (inevitabilmente… molto guidata) ho tratto l’impressione di un atteggiamento a tratti contradditorio da parte dei padroni di casa: veniamo ricevuti in una sala, ove ci viene mostrato un video sulla storia dello stabilimento e la sua attività. Si dice: “non abbiamo nulla da nascondere“. Ma quando arrivano gli operatori della televisione viene detto loro che possono riprenderci finché siamo seduti intorno a un tavolo, ma poi se ne devono andare. Ci dicono che possiamo tranquillamente fotografare gli impianti, purché non compaiano persone, e mentre scatto una foto (a un impianto) vengo seccamente invitato a smettere, perché quello non è un oggetto interessante. Bah. Ci viene proiettato un video, e quando ne viene chiesta copia ci dicono che dev’essere aggiornato, e quindi non è il caso.

Al di là di questo, Dell’impianto sono impressionanti parecchie cose, oltre alla puzza: la dimensione dell’area, la dimensione di qualunque elemento, la coesistenza di alcuni tocchi di modernità in un contesto ottocentesco e, last but not least, il numero di persone impiegate: 450 direttamente, e altrettante tra indotto diretto e indiretto. E si vede.

Ma ciò che mi risulta definitivamente impressionante è che la Servola tutta è in fondo un manifesto del paradosso: sopra a tutti svetta la contraddizione di una sostenibilità economico-finanziaria fondata sugli incentivi che derivano dalla produzione di energia da parte della centrale di cogenerazione Elettra: ebbene, Elettra si serve di gas di risulta della Ferriera, e in base alle norme vigenti l’energia prodotta da Elettra è considerata “assimilabile” all’energia prodotta da fonti rinnovabili. Perciò “vale” di più: in fin dei conti, ciò significa che la produzione della Ferriera si regge sull’esistenza di una norma che incentiva la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ovvero: la Ferriera deve la sua sopravvivenza a norme volte a perseguire finalità di tutela ambientale.

Tutto ciò fino al 2015. Dopodiché la finzione normativa (assimilare l’energia prodotta con il gas di scarto della Ferriera a fonti rinnovabili…) verrà meno. E qui crolla il palco. Con il rischio che si avvicina sempre più di ritrovarci in mano un cadavere industriale e un migliaio di disoccupati in un colpo solo. Rischio che dev’essere evitato a tutti i costi, in qualunque modo: sdemanializzando il Porto Vecchio e reinvestendo in quell’area; offrendo mari e monti (MariOmonti) a investitori che vogliano continuare a fare siderurgia, ma in modo totalmente diverso; riavvicinandosi alla portualità piena; vendendo agli arabi, che ci facciano un circuito di formula 1, forti delle caratterizzazioni già effettuate: insomma, qualsiasi cosa pur di non arrivare alla soluzione che si prospetta in modo sempre più chiaro.

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One thought on “Ferriera.

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