Aldrovandi: “Meditate che questo è Stato”.

Come se non fosse abbastanza la storia in sé. Quella di Federico Aldrovandi, morto a 18 anni in una notte assurda a Ferrara, circondato da 4 agenti di polizia. Da poco condannati in via definitiva per omicidio colposo con eccesso dei mezzi di contenimento. Nella sentenza si parla di «abnorme e incontrollato uso della violenza fisica da parte degli agenti». Per avere un’idea: si ritrovarono due sfollagente rotti.

Ora viene fuori che in un gruppo Fb riconducibile a un’associazione che difende gratuitamente esponenti delle forza dell’ordine, Paolo Forlani – uno degli agenti condannati (e tutt’ora in servizio, sic!) – riferendosi alla madre di Aldrovandi, scrive le parole seguenti: “Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale“. Si aggiunge così a una conversazione in cui la stessa viene definita “faccia da culo“, “falsa e ipocrita“, e in cui lo stesso agente condannato le augura di “non godersi [!] come vorrebbe” i soldi ricevuti a titolo di risarcimento.

Ecco, queste parole colpiscono. Eppure mi hanno colpito decisamente di più le parole di Patrizia Moretti, la mamma di un ragazzo di 18 anni ucciso a suon di legnate di Stato. Le avevo lette qualche tempo fa, mi sono rimaste impresse, ora mi pare il caso di ritirarle fuori, perché accostate alle follie di cui sopra sono un manifesto di civiltà ancor più fulgido:

Per quanto riguarda l’esito del processo di primo grado, devo dire che trovo scandaloso il fatto che i poliziotti condannati continuino nell’attività precedentemente svolta, che girino armati, che svolgano servizio di pattuglia. Che siano nelle condizioni, cioé, di ripetere contro altri quanto hanno già fatto contro Federico. Dovrebbe esserci almeno una sospensione dal lavoro, e comunque da quello specifico servizio, e – dopo la sentenza definitiva – che gli assegnino altrove, o a lavori socialmente utili. Non è tanto importante la galera che, secondo me, non serve a niente ma, se le condanne devono tendere a porre rimedio al danno causato, quando e come è possibile, si faccia in modo che i condannati possano rendersi utili alla società.

Da L. Manconi – V. Calderone, Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri, con prefazione di G. Zagrebelsky, ilSaggiatore, 2011, 78.

Io non so se queste cose (e poi tutto il seguito…) succedano anche in altri Paesi civilizzati. Ma mi auguro, e credo, di no. E non sarà il caso interrogarsi, in questi tempi di crisi, anche su tale spread di diritti e di civilità? Di parlarne e farne parlare, perché anche questo è Stato.

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ll Comune non compra megayacht

A Trieste è ormeggiato il catamarano di lusso più grande del mondo. Ci faccio una foto, la posto su fb, corredata di didascalia (emoticon nell’originale):

“il Comune si è dotato di un piccolo catamarano di servizio (è blu, infatti), al fine di rappresentare i cittadini anche sulla linea di costa. Perciò è coerentemente ormeggiato nello specchio acqueo prospiciente la sede di servizio” 🙂

Niente di particolarmente divertente: succede però che in pochi minuti piombano alcuni commenti e qualche condivisione di persone seriamente convinte che il catamarano fosse un mezzo di servizio del Comune. Ecco un esempio:

E questo si che è interessante. Anzi, è terrorizzante. Ora: se qualcuno arriva a tanto, in buona fede certamente, significa che siamo davvero alla frutta. Con una doppia colpa, distribuita tra quella politica (“vecchia“) che ha creato questa pesante questione morale (ne avevamo parlato qui), e una politica (“nuova“) che alimenta – a fini di consenso – un clima in cui qualcuno crede davvero che il Comune possa acquistare il catamarano più grande del mondo. Ahi, serva Italia…

p.s. al fine di non alimentare una surreale bufala on-line (a proposito di e-democracy), ho pensato di rimuovere la foto. E ora me ne dispiaccio. Ma credetemi, è andata così.

 

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Movida o non movida.

A Trieste coprifuoco alle 23? Così sembrava intendersi da una fiammata mediatica dei giorni scorsi. Peccato che nessuno avesse avuto un’idea simile. Per rassicurare quei numerosi e-lettori di questo blog, che soffrono di sete cronica e insonnia nei weekend, questi sono i contorni di massima del provvedimentoche ci aggingiamo a valutare (l’iter è lungo: giunta, circoscrizioni, consiglio), attuato sulla base della L.R. 29/2005 (art. 67):

– Musica all’esterno dei locali fino alle 23. e nel weekend fino alle 24 (con deroghe da stabilirsi, ad es. per locali senza abitazioni in prossimità e in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza).

– All’interno si continua afterhour (la legge stabilisce il limite delle 4 AM), purché il locale sia adeguatamente insonorizzato.

Sanzioni incrementali, tipo la teoria dei tre strike (sbagli una volta: carezza; sbagli due volte: sculacciata; sbagli tre volte: sanzioni pecuniarie e accessorie).

Ciò detto, qualcuno si è adoperato per distorcere significativamente il messaggio: addirittura è stato risfoderato l’albero di natale, arma letale che l’opposizione suole utilizzare quando è alla frutta.

In generale, per quanto concerne la mia posizione sul tema: è giusto cercare di conciliare gli interessi di una città viva con il diritto al riposo di chi vuol starsene tranquillo a casa. Eppure, laddove la conciliazione non sia possibile – sia chiaro – secondo il sottoscritto l’interesse a una città viva è preminente.

“Mandi Trieste”.

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Fine vita (nuova)

Fine vita: abbiamo depositato questa mozione in Consiglio, per l’istituzione di un registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

Procedendo con ordine. Che il tema sia sentito, non è un mistero: e infatti si erano mossi – autonomamente – diversi consiglieri (PD, 5stelle, Sel, IdV). Qualcuno si era mosso anche un po’ goffamente, a mio modesto avviso. Ma vabbuò. Dal PD avevamo detto che si trattava di un tema da sottoporre all’attenzione di tutti: così abbiamo fatto. Ci abbiamo messo del tempo, ma il risultato è stato che si è raggiunta la convergenza non solo del pd (già impresa ardua), ma pure di 5stelle (che sul tema si era mosso anche con una conferenza pubblica), Antonione (lo sfidante, ricordate?), Bandelli (il terzo incomodo, ricordate?) e Rosolen. Insomma, una schiera che rappresenta un bel po’ di gente.

Soltanto ci siamo dimenticati di consultare il Vescovo, che su Vitanuova, in un’intervista molto documentata critica aspramente la mozione.

Ora: non faccio parte di quel centrosinistra che applaude il Papa quando dice le cose che ci piacciono (ad esempio sugli stranieri), e lo fischia quando dice le cose che non ci piacciono (ad esempio su fine vita e omosessualità).

Vitanuova non rientra generalmente tra le mie letture (e sono in buona compagnia, parrebbe), e se non mi fosse stato segnalato non credo che avrei letto il pezzo. Ciononostante l’ho letto con interesse, e posso dire di non condividerne nemmeno lontanamente l’analisi – innanzitutto giuridica – e poi politica.

Della vicenda, quindi, mi piace rimarcare un’altra cosa: dalle firme della mozione, dagli atteggiamenti tenuti, dai commenti circolati sul web in questi giorni, ho avuto la percezione che tra i miei coeatanei che – credenti – si identificano nel partito democratico, non vi fosse imbarazzo né per il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, né per la “scomunica” del vescovo. Che, insomma, questa cosa che nel pd ci sono i cattolici e ci sono i comunisti, se si scende con l’età, non ha più presa. E questa, innanzitutto, mi pare un’ottima notizia.

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Faraguna detto Bersani.

Mi capita, non so perché e per come, di scoprire solo ora che a Palermo il candidato Sindaco del Movimento5stelle appariva nelle liste elettorali come “Riccardo Nuti detto Grillo“. Straordinario. Ha preso 3000 preferenze sulle 10000 ricevute dal M5S (una rarità per il M5S, come insegna qualcuno). La lista prende un buon 4,91%, risultato comunque non sufficiente – in virtù della clausola di sbarramento molto alta introdotta dalla legge elettorale siciliana – a ottenere alcun seggio.

“detto Grillo”, dicevamo. Una bassezza populistica, per raccogliere subito i frutti del comico, saltando la famosa immagine grillina dell’aratro e della semina? Pare di no: perché sembrerebbe che Nuti fosse veramente detto Grillo. E, per di più, sembrerebbe abbia preso pochissime preferenze con il nome Grillo.

Terra splendida, la Sicilia. E piena di contraddizioni.

p.s. Certo: Faraguna detto Bersani non è la stessa cosa. E questo dice moltissimo. 

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