Suicidio PD. Ma anche no.

Sabato scorso pessima pagina della vita del PD. In un’assemblea nazionale che è stata – credo esagerando – ribattezzata come il “suicido” del PD, vengono dribblate un po’ di questioni che bollivano in pentola da un pezzo: si tratta di diritti civili e organizzazione della rappresentanza (primarie parlamentari, se dovessimo tornare a votare col porcellum, limite mandati, data primarie), non proprio bazzeccole nella vita di un Paese (a maggior ragione se in crisi),

Il disastro, oltre a tutto, è aver ridotto l’assemblea ad un ghiotto pasto per il praticatissimo sport nazionale sparacontroilpd. Le reazioni, poi, sono ancor più raccapriccianti: da Di Pietro che – dimentico delle sue pubbliche uscite omofobe – diventa oggi il paladino dei matrimoni gay; quindi Grillo, che vi si butta a pesce nel suo blog, dimostrando – in pochissime righe – di non aver capito una mazza della faccenda (confonde i DiCo-Pacs-Matrimonio, coppie di fatto e omosessuali, outing e coming out, e vabbuò…).

Ora, quello che su cui mi preme fare un po’ di luce, è l’esasperante mancanza di coraggio e chiarezza del “documento diritti” che ha originato parte della bagarre. Prendo ad esempio, non a caso, alcuni passaggi su due temi caldissimi: “fine vita” e “diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso”. Ora, se volete e con immenso spirito di sacrificio, dateci una Letta (in fondo): chi scrive è un amante della complessità, eppure c’è un piccolo problema: alla fine non mi riesce di capire cosa veramente vogliamo. A voi?

La mancanza di coraggio – ciliegina sulla torta – finisce poi per sposarsi con l’ipocrisia: così Bindi e Roberto Gualtieri, affermando che la posizione del documento diritti “è la sintesi più avanzata che la Costituzione consente”, dicono cosa falsa e maligna, perché nascondersi dietro la Costituzione per esprimere il proprio dissenso politico è una mossa da ultra-conservatori: la Costituzione non contempla internet, i satelliti, i telefoni cellulari. non contemplava nemmeno l’Unione Europea, eppure ciò non è stato d’impaccio al dispiegarsi di un certo percorso, dell’Italia e del mondo. Se nel PD (più di) qualcuno crede che il matrimonio non sia il riconoscimento adatto all’unione di persone dello stesso sesso, proponga un’alternativa (che nel documento diritti non c’è, leggere per credere), la discuta assieme alle altre, e quindi, ove la sintesi non è possibile, le si pesino con il voto.

Estratti dal famigerato documento del Comitato Diritti (proprio Bindi doveva presiederlo?):

FINE VITA

Il PD opera affinché il diritto alla cura debba essere garantito come esigibile da ogni persona, in ogni caso, specie da chi si trova in condizioni di povertà, materiale e relazionale, e di potenziale abbandono. Per questo afferma con convinzione la necessità che siano sempre assicurate prestazioni di cura adeguate a ciascun cittadino, in particolare agli indigenti. Ciò tra l’altro è suggerito dalla nostra Costituzione, che saggiamente all’art. 32, c. 1, considera la salute come “interesse della collettività”, oltre che come “fondamentale diritto dell’individuo”. Il diritto alla cura è declinabile anche come diritto ad essere sollevato dalla sofferenza con trattamenti palliativi, là dove non possa darsi altro rimedio, per ciò che la scienza e la tecnica allo stato consentono e nell’osservanza delle scelte della persona. È inoltre elemento coessenziale di questo diritto alla cura, e non è altro da esso in quanto connesso al diritto all’integrità personale, il diritto al rispetto delle scelte della persona, fin dove non si impongano esigenze collettive di tutela della salute. Nelle proposte del PD, la necessità di preservare il rapporto di fiducia e l’alleanza terapeutica tra il medico ed il paziente, nel quadro delle relazioni familiari ed affettive che lo circondano, rispetta il principio per cui il convincimento libero e la volontà individuale di chi è curato non debbono subire prevaricazioni o pregiudizi; mentre va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita, tenendo sempre fermo il principio che l’ultima parola sull’intrapresa dei trattamenti e sulla loro prosecuzione è di chi li sopporta.

DIRITTI ALLE COPPIE DI PERSONE DELLO STESSO SESSO 

D’altra parte non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza, che svolgono una funzione importante nella realizzazione delle persone e nella creazione di un più forte tessuto di rapporti sociali. Per questo esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali. Da un lato, nel principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni, così da riconoscere sia i diritti di ogni persona a dare vita liberamente a formazioni sociali, sia i diritti di ciascuno entro le diverse formazioni sociali. Dall’altro, nel principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia.

Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose, da un lato, della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale che anche recentemente ne ha dato applicazione, dall’altro, dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010). Il PD, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

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4 thoughts on “Suicidio PD. Ma anche no.

  1. Quindi, Kuna? Alla fine del loro lavoro, qual’è il risultato? Cosa dicono su questi due temi? Non come ci sono arrivati a dirlo. Risultati? Non riesco. Non ho tempo per leggere tutte queste righe. Mi avvilisco.

  2. Per anni ho lavorato a fianco di Anna Paola Concia nella sua battaglia per i diritti, ne ho condiviso gioie (poche) e dolori (Tanti tanti di più, non ultimo lo scempio della legge contro l’omo/transfobia). Più volte, non lo nascondo, avevo dubitato di come non si riuscisse manco a discutere di certi temi nel PD. Ho dato fiducia al disegno di un partito aperto a valutare tutte le istanze, sono andato avanti ed ho continuato a votarlo (ahimè, va a dare fiducia alle persone sbagliate) pensando che prima o poi si sarebbe trasformato in un partito almeno di ‘dialogo’.
    Da sabato mi è tutto molto molto più chiaro ed oggi come oggi posso solo dire che basta, personaggi e soprattutto chiusure mentali di questo tipo non le riconosco e men che meno le appoggio nè condivido.
    Si, il PD ha perso il mio voto e questo, obbiettivamente, conta molto poco. Però non sono l’unico a pensarla così (basta fare un giro su blog e forum per capirlo ndr) e questo, temo, conti molto molto di più!

  3. Penso che il coraggio, chi non ce l’ha, non se lo può dare. E i nostri hanno dimostrato di non aver coraggio. Il testo del documento è confuso, sostanzialmente ipocrita e non dà risposte chiare. D’altra parte, se pensi che si cerca di accalappiare Casini, è chiaro che su questi temi è meglio essere vaghi. Ma perche dobbiamo accalappiare Casini che ha davvero poco da portare in dote in tema di voti e di proposte? Si parla di forze moderate e progressiste. Ma noi di moderati ne abbiamo anche troppi, senza andarli a cercare fuori. Non possiamo lasciare Casini a Berlusconi? Già, perchè questo è il problema. Con la legge elettorale proporzionale le coalizioni di governo si faranno dopo le elezioni e Casini si alleerà con chi sarà più forte. Non credo B., ma sarà un’alleanza avvelenata. Comunque il problema dei numeri è grosso e va esaminato attentamente. Spero però senza rinunciare ai nostri valori laici.

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