Webdemocracy?

Da Il Piccolo di oggi, 18 luglio 2102

“Il Presidente Hollande ha eliminato in pochi giorni di mandato il 100% delle auto blu” – “Il Comune di Trieste acquista il catamarano di lusso più grande del mondo per ragioni di servizio” – “Un referendum abrogherà le indennità parlamentari e spazzerà via la casta”. Queste tre “notizie”, apparentemente molto lontane tra loro, hanno due punti in comune. Primo: sono tutte e tre false. Alcune sono anche inverosimili (eppure sono state credute), altre sono semplicemente inesatte (il referendum non si terrà mai, purtroppo o per fortuna, perché la stessa legge sul referendum non lo consente). Secondo punto in comune: tutte e tre si sono propagate con una straordinaria velocità attraverso il web, per essere poi in parte riprese anche dai mezzi di informazione tradizionali. Le bufale on-line sono ormai diventate una sorta di genere letterario, eppure quando intersecano la gestione della cosa pubblica diventano un motivo di riflessione, e in parte di preoccupazione. Perché le file di cittadini che ogni giorno nei Comuni italiani attendono pazientemente di sottoscrivere il referendum abrogativo – nonostante pochissimi mezzi di informazione ne abbiano parlato – non sono file virtuali, ma tangibilmente reali. Tra qualche mese non sarà così facile spiegare a quei cittadini per quali (incontestabili) motivi il referendum non si terrà, e il sospetto è che la loro buona fede sia stata ingannata per il semplice fatto che un fantomatico comitato promotore (che non poteva non sapere) abbia fatto tutto ciò per venire in possesso dei loro nominativi e dati personali.

La rete è certamente uno strumento potente di informazione alternativa e genuinamente apocrifa. Aumenta senza dubbio il pluralismo delle fonti. E ciò è senz’altro un bene. Ma non necessariamente è solo un bene, in particolare ove ciò avvenga all’interno di una società in cui l’autorevolezza dei principali punti di riferimento del passato (partiti, Chiesa, e corpi intermedi in generale) è sempre più affievolita. Il web di per sé non è necessariamente più affidabile dei partiti, della Chiesa, delle associazioni. Le sedi telematiche di discussione e informazione sono per di più generalmente iperpolarizzate: ognuno legge soltanto le fonti ove sa già ciò che troverà. Difficilmente si confrontano argomenti, si filtrano le notizie false o inesatte.

Uno straordinario filosofo dell’inizio del ‘900 aveva intravisto tutto questo: i computer, internet, facebook e twitter, forse anche i Piraten e Beppegrillo.it. Scriveva infatti Carl Schmitt nel lontano 1928: «Potrebbe immaginarsi che un giorno per mezzo di ingegnose invenzioni ogni singolo uomo, senza lasciare la sua abitazione, con un apparecchio possa continuamente esprimere le sue opinioni sulle questioni politiche e che tutte queste opinioni vengano automaticamente registrate da una centrale, dove occorre solo darne lettura. Ciò non sarebbe affatto una democrazia particolarmente intensa, ma una prova del fatto che Stato e pubblicità sarebbero totalmente privatizzati. Non vi sarebbe nessuna pubblica opinione, giacché l’opinione così [raccolta] di milioni di privati non dà nessuna pubblica opinione, il risultato è solo una somma di opinioni private. In questo modo non sorge nessuna volonté générale, ma solo la somma di tutte le volontà individuali, una volonté de tous» [La Dottrina della Costituzione]. Questo rischio va scongiurato: da una parte impegnando le istituzioni a non rimanere inerti di fronte alla moltiplicazione degli strumenti di informazione, ed anzi agevolando la presenza riconoscibile delle istituzioni sul web. Dall’altra parte credo che la fase storica chiami anche la stampa tradizionale a una responsabilità particolarmente delicata: investire sulla sua autorevolezza, rinunciare a un vano inseguimento della velocità dei bit, e mirare piuttosto ad essere un filtro (che è cosa diversa dalla censura) che permetta al dibattito pubblico di svilupparsi sulle linee della ragione, e non del mero istinto. Parola di chi è blogger per passione politica (a proposito: www.pietrofaraguna.it).

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