ILVA, ferriera, salute e lavoro

ILVA di Taranto. Le prime pagine dei giornali della settimana hanno scosso anche Trieste. Servola in particolare. In Consiglio si è tornati ad occuparsi a tamburo battente del tema Ferriera. La situazione complessiva ne sta uscendo male. Per varie ragioni.

Perché il 2015 è vicino, soglia oltre la quale la sostenibilità economico-finanziaria dell’impianto è destinata a svanire (se n’è parlato qui).

Perché la sostenibilità ambientale è già superata da un pezzo, un po’ in quanto la Ferriera sbuffa sempre peggio, un po’ perché (per fortuna) la sensibilità della cittadinanza è man mano aumentata. E il problema è che si rischia che in tutto ciò si trascuri la sostenibilità sociale di una chiusura di botto.

Ora: da decenni la Ferriera è terreno di tristi, o quantomeno infelici, operazioni di speculazione politica. Di chi disse che… quel cancro, se sfora ancora la chiudo domani (ex sindaco Dipiazza), di chi affermò che “la Ferriera dovrà essere chiusa e convertita (attuale presidente Tondo)”.

Ecco, la situazione ambientale è precipatata e intollerabile. Ma chiudere non è un gioco da ragazzi, e la storia lo racconta bene. Preoccupano, perciò, i discorsi facili: di chi afferma che non si può dire che vanno tutelati sia il lavoro che la salute, perché ciò equivarrebbe a un inganno.  Punto di visto non solo accettabile, ma pienamente comprensibile, ove provenga dai cittadini che vivono prevalentamente polveri e benzo[a]priene; o, al contrario, da chi vive prevalentemente il timore di ritrovarsi – sé e famiglia – senza il posto di lavoro. Ma non da parte di chi fa politica, e la cui missione è proprio quella di prendersi carico di chi respira e di chi lavora, nonché di chi lavora e respira.

Sopra al lavoro sta la salute, si dice. E questo è il punto eversivo. Perché se cominciassimo a entrare in quest’ottica, vorrebbe dire che un giorno tra sicurezza e libertà dovremmo scegliere: è siccome l’Italia è un Paese che pende a destra (come la Vespa), sceglieremmo la sicurezza (“e la disciplina”). Tra riservatezza e informazione? Tra prestazioni sociali oggi e sostenibilità finanziaria domani?

Nossignori. Esistono beni parimenti fondamentali. Esiste una società mite che non sacrifica ma tutela. Questo vogliamo essere. Nei prossimi tempi si vivranno fasi drammatiche, perché l’equilibrio instabile nel quale navighiamo si è già protratto troppo a lungo. Sarebbe perciò il caso di lasciar stare, se non la speculazione politica, almeno il semplicismo.

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