Legge elettorale: di male, in peggio.

Il Porcellum va cambiato a tutti costi? Già. Eppure alcuni spunti interessanti derivano dal “codice di buona condotta in materia elettorale“. È un documento predisposto dalla Commissione di Venezia del Consiglio di Europa, autorevole voce di assistenza costituzionale che ha prestato la sua illustre opera in molte delle democrazie emergenti nell’est europeo. 

Dalla lettura delle linee guida, e dalla loro applicazione al contesto italiano, l’amata Repubblica democratica fondata sul lavoro risulterebbe in buona posizione in classifica, probabilmente tra Ucraina e Georgia. Il Consiglio di Europa ci dovrebbe richiamare.

Infatti la Commissione di Venezia ritiene fondamentale, ad esempio, la stabilità del sistema elettorale,

al fine di non apparire come oggetto di manipolazioni partitiche“.

In Italia siamo un esempio perfetto: fino al 1993 proporzionale; dal 1993 75% maggioritario e 25% proporzionale; dal 2005 proporzionale con forte premio di maggioranza, Ora ci apprestiamo a cambiare di nuovo. E vabbuò. Appunto: sembra ci apprestiamo a cambiare di nuovo. Pochi mesi prima del voto. La Commissione di Venezia scrive (cito testualmente) che:

“gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione“.

Voilà. E vabbuò. Cambiare tutto con legge. Ma anche qui la Commissione di Venezia avrebbe qualcosa da dire:

“Gli elementi fondamentali del diritto elettorale … dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria”.

Bingo.

E si potrebbe andare avanti parecchio, citando le linee guida in materia di età (“‘l’eleggibilità dovrebbe essere acquisita alla stessa età del diritto di voto”), di procedure di voto (si sconsiglia il voto per corrispondenza o telematico solo se non sono “sicuri e affidabili”), al sistema di raccolta delle firme (ricordiamo Formigoni?), sull’eguaglianza delle opportunità, sul finanziamento delle campagne elettorali…

Ecco, il Porcellum va cambiato a tutti i costi? Certo, ma non c’è momento peggiore per cambiarlo. E forse da questa democraticissima parte si dovrebbe fare uno sforzo un po’ più intenso per rendere chiaro che il Porcellum è stato inventato dall’alleanza PdL + Lega + UdC, che c’era pure Fini al tempo, e che Pdl + Lega hanno avuto un’intera legislatura per cambiarlo, potendo contare sulla maggioranza parlamentare più solida della recente storia italiana. E non l’hanno fatto.

Da questa parte si dovrebbe inoltre fare di tutto per prepararci a neutralizzare le peggiori distorsioni del Porcellum, nel caso si dovesse a tornare a votare sulla base della L. 270/2005, indubbiamente una pessima legge elettorale: perciò niente candidature plurime; quote di lista (di genere e di generazione); introduzione di meccanismi di ampia consultazione (primarie di collegio, o come vogliamo chiamarle) per la redazione delle liste. Liste bloccate, che sono oggi diventate il capro espiatorio del porcellum, e che pure non ne rappresentano nemmeno il punto più critico (in Europa sono la regola e non l’eccezione, ma in collegi ben più piccoli. E con il mattarellum, c’erano mica le preferenze? E nel 1993 non si è votato perché la preferenza plurima era il diavolo, strumento di potere delle mafie e dei potentati locali?). Senza tutto questo il rischio è che qualcuno, più di qualcuno, pensi che un ultimo giro di Porcellum vada bene un po’ a tutti. Perchè, si sa, del Porcellum non si butta via niente.

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2 thoughts on “Legge elettorale: di male, in peggio.

  1. L’ultimo giro sarebbe il penultimo o il penultimo del penultimo… Il vero problema è che una legge elettorale dovrebbe essere retta da un’idea di rappresentanza, da un legame profondo tra cultura politica, assetto istituzionale, e cleaveges partitici (ragionamento alla Stein Rokkan, per capirci…), tutti aspetti che mancano nel dibattito attuale.
    Il cambiamento della legge elettorale è sempre difficilissimo ovunque ed è anche per questo che – in effetti – i sistemi cambiano molto di rado. Mi piace ricordare però il recente tentativo canadese, dove per la riforma elettorale in Ontario e BC si è costituita una assemblea popolare scelta a sorteggio con il compito di proporre una nuova legge, poi sottoposta a referendum…
    Altri pianeti.

  2. Da programmatore direi di fare un bel “reset” del sistema: è ovvio che falla da tutte le parti e non si può più reggere in piedi se non a “spintoni”, sta collassando in se stesso: politici e ministri che promuovono le regole, non le rispettano o le emettono a loro favore, non curandosi dei veri interessi della “Cosa Pubblica” e coltivandosi il proprio orticello.
    Per non parlare del “Porcellum”, quando do potere ad una coalizione che difficilmente rispecchia il volere del cittadino, trasformando la Democrazia in una sorta di Oligarchia moderna. Peccato non riuscire a proporre un bel modello a disposizione a prova di questi vizi.

    Magari però, la chiave per uscire da questo caos politico/elettorale è proprio il Giocare secondo le Regole? Tutto sommato anche quelle che ci sono non sono troppo negative e, soprattutto, se il “sistema” ti permette di barare non sei costretto a farlo per forza.

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