Play it again, Umberto.

La Lega triestina si prodiga a fare il bene della città. Alcuni mesi fa in questo blog si parlò di una mozione delirante sul censimento di venditori ambulanti e stranieri, che è noto si riverserebbero nelle città governate dal centrosinistra. Per la cronaca: la farneticante mozione è stata ritirata dallo stesso proponente, dopo che il Comandante dei vigili (non, quindi, Yoko Ono) ne aveva sottolineato i dubbi profili di legittimità.

Ma oggi, alle ore 12.30, si torna a occuparsi del bene della città, con tre lucidissimi atti di indirizzo, provenienti sempre dalla Lega, che cito in ordine decrescente di improbabilità (premesso che alcuni aspetti dei temi sollevati – il traffico di uomini, la prostituzione minorile, il vandalismo – sono certamente cosa seria):

  1. Dare mandato alla Polizia Locale di aumentare il controllo su venditori e mendicanti, che aumentano, in particolare nelle zone meno frequentate (?). Non ho capito perché i mendicanti e venditori aumentino nelle zone meno frequentate. E non ho capito se tra i venditori siano da includere anche i bottegheri triestini. A rigore, mi pare di si [testo].
  2. Installare telecamere a scopo deterrente e anche a scopo sanzionatorio per contrastare il meretricio. [Strano che non si proponga di prioettare i filmati la domenica mattina sul palazzo del Comune]. [testo]
  3. Collocare telecamere a pioggia per contrastare gli atti vandalici nelle aree verdi. [testo]

Va certamente riconosciuto il significativo balzo in avanti sulla strada della civilità compiuto dalla Lega, rispetto alla mozione sul censimentodegli stranieri Ma possono fare ancora meglio. Play it again, Umberto.

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I costi dell’antipolitica

Abrogare le Province. Razionalizzare la Province. Dimezzare i rimborsi elettorali. Dimezzare le Camere. Dimezzare i parlamentari. Dimezzare i consiglieri regionali. Ormai è un pezzo che il dibattito pubblico è invaso da un libido del dimezzamento. Senza (quasi) alcun seguito reale. Ma soprattutto senza alcuna idea che informi i progetti di dimezzamento. Una furia pesata al chilo.

Sarebbe bene si cominciasse a ragionare dei costi dell’antipolitica.

Dei costi economici, finanziari, istituzionali, politici. Dei costi di un dibattito che si avvita su se stesso, perde di vista le politiche, si accascia sulla politica. Dei costi di un processo, quello di razionalizzazione a peso delle Province, che fatto così, senza capo né coda, porterà con ogni probabilità a più spesa, anziché meno spesa. Dei costi di un processo che dimezza con gli stessi criteri le Province disegnate con saggezza e cura, secondo le funzioni che devono esercitare, e quelle moltiplicatesi miracolosamente per interessi strumentali.

Dei costi di un processo che non si applica alla Regioni a Statuto Speciale. (Friuli Venezia Giulia: 1.200.000 abitanti, 4 province. Distribuite tra mari, pianura e monti, porti, fiumi e valli).

Dei costi irreversibili di un dimezzamento delle Istituzioni, senza alcuna ristrutturazione dei meccanismi elettorali, che porterà a meno concorrenza interna, meno pluralismo esterno. Dei costi di una “cultura” che oggi metà, domani un quarto, dopodomani uno solo. Dei costi di un dimezzamento dei rimborsi elettorali ai gruppi, quando andrebbero semplicemente eliminati, in quanto sistema concettualmente sbagliato di finanziamento degli eletti e non dei meccanismi con cui i cittadini devono poter “concorrere con metodo democratico, a determinare la politica nazionale“.

Di un gran parlare, di un disporre affinché si disponga, di un disprezzare tutto ciò che non è strettamente privato: perché tutto resti come prima. Quando invece si deve cambiare parecchio.

Diamo corso a una battaglia di avanguardia, davvero riformista, e combattiamo i costi dell’antipolitica.

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Il garante dei detenuti (non garantisce la coerenza delle opinioni)

Arrivati alla fine (che poi è un altro inizio) della storia infinita: eletto ieri dal Consiglio il garante dei diritti dei detenuti. Figura piccola, ma importante, su cui si è abbattuta già da mesi la resistenza dell’opposizione, in particolare del PdL.

Secondo l’opposizione:

  • Sarebbe stato inutile, non ultimo perché il carcere di Trieste è diretto da un direttore illuminato (il dott. Sbriglia, mentre istituivamo la figura).
  • Sarebbe costato troppo.
  • Sarebbe stato pensato come un “posto per trombati” (guardate gli articoli di giornale di allora, e un post della serie “ogni giorno per Trieste, una polemica nuova, pretestuosa e infondata“, la cui rilettura con il senno di poi è illuminante…).

Alla fine tutto esattamente il contrario:

  • Il dott. Sbriglia è stato certamente un direttore eccellente. Oggi non è più direttore. E domani il direttore sarà ancora un altro, e una cosa sono le persone, altra le Istituzioni.
  • Il Consiglio ieri sera ha eletto garante la dott.ssa Rosanna Palci. Che non era candidata in nessuna lista, non era – per usare il di loro volgarissimo lessico – un “trombato della politica”, (dato che, in un sistema che aspira a un minimo di democrazia, non avrebbe comunque potuto e dovuto essere un ostacolo). Ha invece una ultradecennale e specifica esperienza, professionale e di volontariato, in tema di trattamento della persona detenuta, una laurea specifica, una specializzazione ancora più specifica.
  • Per lo svolgimento della carica è prevista un’indennità di circa 6.000 euro (lordi) all’anno. Molto meno di quanto si è speso, tra consigli, commissioni e doppi consigli – con tanto di centinaia di emendamenti, ostruzionismo e amenità varie – solo per discutere dell’istituzione della figura. 6.000 euro lordi sono peraltro un po’ meno dei 250.000 euro all’anno [dati P. De Robertis, La casta invisibile delle Regioni, p. 16] che prendeva (o prende ancora?) il garante dei detenuti del Lazio (chi governava, in Lazio?), un po’ meno dei 100.000 euro che prendeva il garante dei detenuti della Sicilia (chi governava in Sicilia?), che – per non farsi mancare niente – era contemporaneamente Senatore della Repubblica (del PdL, colpo di scena!).

Ora, finite le occasioni per polemiche di scarsissimo spessore (e rivelatesi clamorosamente infondate), il garante c’è, e la situazione del carcere è quella di un Paese che soffre – nei confronti dell’Europa – non solo di uno spread di tassi dei titoli di stato, ma anche di uno spread di diritti. Dal basso, dall’alto, da destra, da sinistra, è ora di darsi da fare per colmarlo. Il fatto che siano state presentate 29 candidature – delle quali diverse erano molto apprezzabili, eppure alla fine bisognava votare uno e un solo nome – è un primo segno di sensibilità di una città che ha già saputo essere d’avanguardia sociale per ciò che attiene alle istituzioni totali.

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Gasnatural e M5S: testa a testa (nella corsa populista)

Riporto, per non sbagliare, il comunicato stampa di 5stelle sui gazebo promozionali di GasNatural, recentemente apparsi a Trieste per promuovere il progetto di rigassificatore a ZauleAggiungo qualche commento d natura strettamente personale,

 COMUNICATO, 18 ottobre 2012, Movimento5stelle

La società Gas Natural, che propone di realizzare un rigassificatore a Zaule, sta occupando la nostra città con gazebo per la distribuzione di materiale propagandistico.

Vero, anche se “occupando” è verbo un tantino esagerato: io ne ho visto uno, che ho notato non tanto per GasNatural, ma per la bionda che ci stava dentro, della quale ovviamente ho un ricordo solo molto vado, in ossequio al mio fresco status di coniugato.

Merita ricordare alcuni fatti. Primo, sono passati 6 anni dalla presentazione del progetto ma la società non ha accettato di confrontarsi con i cittadini e le associazioni ambientalisti in un incontro pubblico.
Secondo, il consiglio comunale si è espresso a larga maggioranza (39 voti su 41 votanti, astenuti Fli e Lista Dipiazza) contro la costruzione dell’impianto.

Un po’ di approssimazione, ma tutto sommato il messagio è condivisibile: innanzitutto i “No” erano 37 e non 39, i votanti non erano 41, ma non cambia molto; e poi qualche occasione di confronto c’è stata, seppure gravemente insufficiente e soprattutto priva di alcun seguito, Domande e perplessità sono rimaste inevase. Ma vabbé, sul concetto siamo d’accordo.

E’ venuto il tempo che, contro questa mancanza di rispetto verso la città, la giunta di centro sinistra intervenga con spregiudicatezza e non si limiti all’inutile distribuzione di volantini illeggibili durante la Barcolana.

I volantini erano illegibili durante la Barcolana. Appena è finita invece si leggevano benissimo. Comunque è vero: è venuto il tempo che si facciano volantini leggibili anche durante la Barcolana (in partenza, alla prima boa, virando e strambando). Ma vabbuò, non è questo il punto, che arriva nel gran finale:

Chiediamo un intervento forte: il Sindaco faccia sgombrare i gazebo di Gas Natural finché i loro rappresentanti non accetteranno di partecipare a confronti pubblici con i cittadini.

Boom! La Legge 2307 del 1925 stabiliva che i giornali potessero essere legalmente diffusi solo se avevano un responsabile riconosciuto dal PrefettoNel 2012 si chiede al Sindaco, in base a poteri che non ha, di sgomberare (sgomberare!) i gazebo di GasNatural. 

Sia chiaro: continueremo a opporci a quel progetto di rigassificatore, sapendo di dover esercitare – a livello di pianificazione della politica energetica nazionale (e comunitaria) – responsabilità ben diverse rispetto a un movimento che (oggi) ha  rappresentanti solo in qualche ente locale e un’irresistibile vocazione oppositiva. La richiesta di sgombrare i Gazebo può essere considerata in due modi: abnorme oppure in malafede, fatta per apparire colui che la spara più grossa contro Gasnatural. Gazebo contro richieste abnormi, con accenti autoritari: un testa a testa di populismo. Contro quel progetto ben vengano le manifestazioni, gli assembramenti, i presidi, le lettere a Ministri, Capi di Stato e di Governo. Il Sindaco – anzi, sindaci di Trieste e di Muggia – sono stati molto duri in questi giorni. Cosolini ha parlato della “via dei gazebo promozionali, forse più adatta a proporre saponette piuttosto che a presentare un impianto di grande impatto sul territorio”, e ha organizzato una comunicazione istituzionale al Presidente del Consiglio da parte di tutti gli enti locali interessati. Tutto bene, ma non rinunceremo alle regole basilari della convivenza democratica, che valgono per i banchetti del Movimento5Stelle, per i Lautari, per MatteoRenzi, LauraPuppato, PbBersani, per le primarie del PdL, per Trieste Libera e Gasnatural: non faremo ordinanze totalitarie.

p.s. ULTIM’ORA i Gazebo verranno sgomberati, mi pare di capire, da speciali agenti triestini: quelli metereologici.


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Bananas

Quando si legge se “Monti si ricandiderà” o “non si ricandiderà” vengo assalito dai conati di vomito. Davvero non capisco cosa si intende: il prof. Mario Monti è Senatore a vita dal 9 novembre 2011. Perciò non è candidabile al Senato, ed è ben improbabile che si candidi alla Camera, essendo le cariche incompatibili. Candidarsi alla presidenza del Consiglio dei Ministri? Mi pareva di ricordare che l’Italia fosse retta (si fa per dire) da un sistema parlamentare ove il Presidente del Consiglio non si candida ad alcunché e non viene eletto da alcuno. Viene nominato dal Presidente della Repubblica. E il Governo deve ottenere la fiducia del Parlamento (entrambe le Camere, una per una). E mi pareva di ricordare che non vi sia mai stato nella storia della Repubblica un “Governo eletto dal popolo”.

Vero: sulla base di una legge che si è guadagnata meritati epiteti, il Porcellum, le liste o coalizioni di liste devono indicare un candidato “premier”. Indicazione che non vincola nessuno. Come dimostra l’esistenza stessa del Governo Monti, nome  quest’ultimo che non stava stampato su alcuna scheda elettorale.

Come se non bastasse si tratta di una legge che tutti dicono (a parole) di voler cambiare. E allora di cosa parliamo?

E allora, di che parliamo nelle primarie del centrosinistra? Ci siamo fatti convincere dal premierato truffa berlusconiano, o viviamo ancora in una Repubblica parlamentare? Nel secondo caso prendiamo le primarie hanno ragione d’essere solo se sono passaggio politicamente opportuno, quasi inevitabile, per affermare o riaffermare una leadership che veicola i contenuti di una proposta politica. Non si elegge alcun segretario di partito; non si elegge alcun candidato alla presidenza del Consiglio. Si vota una proposta politica che, superati un bel po’ di se (se la medesima coalizione si presenta alle elezioni, se ottiene una maggioranza governabile alla Camera, se lo stesso accade al Senato) verrà sottoposta al Presidente della Repubblica da chi avrà ottenuto più consensi alle primarie, come candidato credibile per formare un governo che otterrà la fiducia di entrambe le Camere.

Quindi: scommetto, sicurissimo di vincere, che Monti non si presenterà alle elezioni.


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La bella addormentata

La Bella Addormentata. Il film di Bellocchio. L’ho visto, ma questa non è una recensione. Ché non ne avrei alcun titolo. È piuttosto un’impressione marginale, suscitata da una scena del film. Che poi è un pezzo di una conferenza stampa (vedi video in fondo), quella in cui Berlusconi, eccitato dall’onda della strumentalizzazione politica di una tragica storia umana, affermava enormità del tipo: “se uno dei miei figli fosse lì, vivo e, mi dicono, anche con un bell’aspetto e con delle funzioni come il ciclo mestruale attivo”… “una ragazza che potrebbe in ipotesi generare un figlio” .. “il cibo e l’acqua”…

Ecco: mi ha fatto impressione perché mi è sembrato fosse passato un secolo da quelle squallide scene, ed invece sono poche decine di mesi. Mi è venuto in mente che abbiamo vissuto una stagione delle leggi per sottrarre il “Capo” dai processi per reati extrafunzionali anche riferiti a fatti antecedenti l’assunzione della carica; la stagione dell’acquisto forzato dei decoder per le tasche del fratello; la stagione della depenalizzazione dei reati per fatti imputati al Presidente del Consiglio… E mi è sembrato non solo che quella stagione sia definitivamente tramontata, ma che sia passato un secolo.

Il discorso pubblico è cambiato. E ciò non vuol dire che va tutto bene: la legge di stabilità pecca di equità, l’IMU differenzia troppo poco il capitalista dal risparmiatore – e, alla fine, il falso noprofit che esercita attività commerciale la farà franca -, la pressione fiscale è enorme, i Governi di mezza Europa se ne fregano di porre un contrappeso di diritti all’espansione del mercato… e tutto quel che volete. A cominciare da una legge – possibilmente migliore di nessuna legge – sul fine vita. Che non c’è.

Quantomeno, sono criticità legate alle politiche della politica. Al governo tecnico non ho mai creduto: se non altro si concederà che questo è un Governo che ha restituito un po’ di dignità all’Istituzione che temporaneamente abita. Vero, non era difficile, considerati i fondamentali… Infine, giusto per rinfrescare la memoria che non fa mai male; visto che, bene o male, siamo di fronte a un grosso bivio della storia politica italiana; giusto perché la bella addormentata non continui ad essere la società italiana: l’elenco delle 38 leggi ad personam dell’era berlusconiana.

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Miramare: Povero Nostro Max

I servizi segreti del PD ci informano che le critiche rivolte al Sindaco negli ultimi mesi si concentrano su due fronti: il fallimento della Triestina e la decadenza del parco di Miramare. L’esito è parzialmente confortante, trattandosi di due temi sui quali il sindaco ha pochissima o nessuna competenza.
Siccome di balon mi occupo pochino, due parole (anzi, due numeri) sul servizio verde pubblico del Comune di Trieste: 254 ettari di aree verdi, 122.850 alberi censiti, a fronte di 38 persone, di cui 18 operai, e 3 mln di Euro di Budget.
E – certo – ci sono tante cose da migliorare e altre che non funzionano, ma nel complesso si tratta, tra i servizi esercitati dal Comune, di un fiore all’occhiello che opera in ristrettezza di mezzi e uomini, in una realtà che – a dispetto di una percezione diffusa (anche del sottoscritto) – vanta un grande patrimonio di spazi verdi: l’estensione di verde a Trieste, rispetto al territorio urbano, è tra le più importanti  d’Italia.
Ultimo ma non ultimo: il servizio verde pubblico del Comune di Trieste non ha alcun titolo per occuparsi del castello di Miramare e del suo parco.
E nemmeno dell’Unione.
Piuttosto: il FAI ha lanciato da alcuni anni un censimento per individuare luoghi da recuperare (con il finanziamento di Intesa San Paolo). Miramare è decisamente indietro con i “voti” (dietro, per dire, al museo di Totò di Napoli). Non hai ancora segnalato? E che aspetti? Ci metti 30 secondi, a questo link. Il censimento si chiude il 31 ottobre!
Sembra una stanca petizione online, ma non lo è: per credere, dare un’occhiata ai luoghi già recuperati. Segnala!

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