PortoVecchio e PoliticaVecchissima

Nei giorni scorsi si solleva un polverone intorno a #Portovecchio. Persino l’oscuro senatore Camber esce dalle tenebre e si scomoda a uscire sulla stampa. Qualcuno dice che un tale evento non si verificava dal 1987. Quando nasceva (e cadeva) il Governo Goria. E Camber siedeva già in Parlamento.

Ma torniamo a Portovecchio: si sono sollevate mobilitazioni e contromobilitazioni. Anche dai toni molto accesi: qui sulla rete sono volate parole due, si sono scatenati metodi da trolling, se ne sono dette e viste di tutti i colori. Bene così, per un certo verso, visto che nel destino dell’area di Portovecchio è contenuto, evidentemente, il destino di una città, di una cultura, di un luogo della mente, del cuore e della geografia. E che si sollevi la cittadinanza è un buon segno. Un buonissimo segno. E che si sollevi pure chi rema contro, viva Dio, viviamo in democrazia e sono convinto – convintissimo – che coloro che oggi remano contro sono meno di coloro che remano nella direzione giusta.

Le note stonate non sono perciò quelle di chi è convinto che Trieste non stia in Italia, che le lancette dell’orologio si siano fermate al 1947. Il tripudio del conservatorismo e della squallida speculazione, non edilizia bensì politica, non è in chi ha affermato che l’allegato VIII del Trattato di Parigi impedirebbe per Portovecchio una destinazione d’uso diversa da un porto franco internazionale che – lo dimostra la storia, il presente e la tecnica – non esisterà mai. Il punto non è tanto chi si affida ciecamente alla fatalistica certezza per cui l’operazione si risolverebbe per forza in una mera speculazione. Chi afferma che visto c’è il rischio – che, inutile negarlo, c’è, e va governato e neutralizzato, così com’è per ogni operazione di grande rilevanza economica – meglio lasciare tutto com’è. Non chi ha gridato contro la speculazione, e l’avrebbe fatto qualche secolo fa, quando si costruiva la magificenza del borgo teresiano. Massimo rispetto per ognuna di queste opinioni, che hanno se non altro il merito di prendere una parte,

Il tripudio del conservatorismo e della speculazione è radicato in chi – mentre il dibattito si sollevava impetuoso – si è pavidamente nascosto, fisicamente, moralmente, politicamente. Chi non ha proferito parola, quando c’era da parlare; non ha scritto una riga, quando c’era da scrivere. Non ha preso una posizione, quando c’era da prenderla. Gli stessi che ora si agitano per accusare che l’ingresso era altrove, che le porte erano chiuse – ma erano aperte. Chi, mentre si indica la luna, si è perso a rimirare il dito.

Quelle porte, se a qualcuno fosse sfuggito, erano e rimangono tutte chiuse. E molti vogliono aprirle, vogliono guardare la luna e non il dito. E faremo di tutto per andare avanti, per rigenerare una parte enorme della città. A cominciare dalla politica.

A Trieste c’è un’intera generazione di cittadini che ha visto nel Portovecchio il simbolo della decadenza: la mobilitazione ha mostrato che c’è chi si impegna a guardare avanti, a capire quali sono i limiti invalicabili e le risorse non sfruttate del regime attuale, quali sono le alternative, quali sono i rischi; che vuole muovere le cose: spostando, ridimensionando, sdemanializzando, riconvertendo, progressivamente – totalmente – parzialmente. Perciò: siamo appena all’inizio.

A proposito: non hai ancora aderitoFallo!

foto Thomas Lucchetti


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2 thoughts on “PortoVecchio e PoliticaVecchissima

  1. Dopo aver svenduto l’Acegas regalandone il controllo ad un’emanazione del PD si vuole trasformare il portovecchio in un enorme porto San Rocco… ma quando la smetterete di buttare via quel poco che resta in città? Volete darle il colpo di grazia? D’altra parte che aspettarsi da chi è sempre stato dalla parte del potere e lontano dalle persone che rappresenta?

    • Caro Bembuz, la ringrazio per il Suo punto di vista, esposto con dovizia di particolari. Come immagina non coincide con il mio: l’operazione Acegas-Aps / Hera è una’operazione mirabile dal punto di vista industriale, finanziario, societario e azionario (per cui, dal punto di vista del Comune di Trieste). Come d’altronde è toccato dire pure all’opposizione. È anche un’ottima operazione dal punto di vista occupazionale, stante le condizioni oidierne, e non a caso ha avuto un avvallo largamente maggioritario dai sindacati. Ed è un’operazione strategica dal punto di vista del mantenimento della qualità dei servizi che, è innegabile, è in sofferenza da ben più tempo di quanto non siamo al governo. La storia che è un’operazione marcata PD è verosimile quanto quella del tunnel sottomarino che collega Portovecchio a Portonuovo: una delle varie cose che si sono affermate serissimamente in questi giorni. Quanto a Portovecchio, affronto il punto speculazione nel post sopra. Infine, quanto all’accusa di stare dalla parte del potere, lei mi “lusinga”, ma temo mi sopravvaluti. Non posso che replicare con un sincero sorriso.

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