Rigassificatore, Tondo, Portovecchio, (dis)occupazione

Tondo si presenta, dopo qualche anno di inviti, in Consiglio comunale di Trieste. Il tema è la crisi occupazionale che soffoca la città. Ma sopra all’odg sono sopraggiunti improvvisamente gli eventi che riguardano il rigassificatore, e in piazza è convocato un presidio per (riba)dire il no all’impianto di Zaule.

Le mie impressioni, a caldo:

  • Apprezzabile lo slancio di Tondo, che si presenta in Consiglio comunale. (Qualche malpensante potrebbe supporre che sia cominciata la campagna elettorale per le regionali…) Piccolo problema: si presenta per non dire nulla, peraltro con un’abilità politica straordinaria. Riesce a parlare 10 minuti della crisi occupazionale della città senza usare le parole ‘Sertubi’, ‘Ferriera’, ‘Duke’, e nemmno ‘siderurgia’, ‘precariato’, ‘disoccupazione giovanile’… In compenso parla del taglio dei boschi in Carnia, dei conigli e delle mucche. Giuro. Ma con un’abilità eccezionale, tanto che dribbla le contestazioni, e se ne va addirittura tra gi applausi della claque.
  • Sotto ai balconi si sente la piazza che rumoreggia. Peccato che una manifestazione legittima (come tutte) e sacrosanta nel merito – convocata al netto di bandiere e simboli – viene monopolizzata dal redivivo movimento anacronista del territorio libero di Trieste: sono certo (anche perché fin che potevo, c’ero) che in piazza a protestare vi fossero prevalentamente i cittadini di Trieste, ma il messaggio che pareva passare era che il proprietario politico della protesta contro il rigassificatore fosse il TLT, movimento secondo il quale Trieste non sarebbe Italia (e altre amenità simili). Movimento che, dal pubblico dell’Aula, interrompe la seduta, aizzandosi vicendevolmente con le frasi facili “il Municipio xé roba mia” e cose simili. Questa appropriazione (indebita) dell’opposizione all’impianto di Zaule mi pare un’ottima garanzia perché l’opposizione al rigassificatore si delegittimi e diventi poco credibile. Ottima strada perché l’impianto alla fine si faccia, tanto che potrebbero sorgere sospetti di circolarità degli interessi, di chi sovrasta ed etichetta la protesta civica.
  • Curiosa la nostra città che riconosce nel Comune sempre e comunque il punto di riferimento: per protestare contro Tondo non si va in Piazza Unità d’Italia n. 1, sede della Giunta regionale, ma si aspetta che egli attraversi la Piazza e si rechi al n. 4, sede del Comune. Altro che “Trieste non è Italia”: a volte sembra che Trieste non sia in Regione!
  • Unico motivo di interesse fornito dalle risposte: Tondo, a sorpresa, dice di essere favorevolissimo all’apertura e la riconversione di Portovecchio. Si scatena il panico totale tra i suoi commilitoni, dall’altra parte dei banchi del Consiglio. Piero Camber interviene – rivolgendosi (chissà perché non a Tondo ma) a un consigliere della maggioranza, bianco per antico pelo – dicendo una serie di cose della tipica retorica utile a lasciare tutto come sta “voi volete regalare portovecchio agli speculatori…; il Porto volete ucciderlo… etc”. Tondo, pochi istanti prima, aveva detto (cito testualmente) che è “disponibile a lottare contro tutte le resistenze che si opporranno a questo progetto”. Eccolo servito

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Primarie

Agenda centrosx, 25 novembre: gran giornata. Alcune sensazioni sparse, con un occhio a ciò che si può fare meglio:

  • Mi sono piaciute (parecchio) le dichiarazioni post voto, di tutti i candidati (certo, il compagno Tabacci – foto in fondo – sempre una spanna sopra a tutti..). L’unica  inascoltabile, non tra i candidati, era Bindi su rai3: arrogante, fuori dal mondo e dal tempo. Uno sponsor eccezionale non tanto per Renzi, non tanto per il M5S, ma per l’astensionismo eterno e di massa.
  • Come ci candidiamo a governare un Paese che, in cima alle priorità, ha un bisogno disperato di semplificazione, se per votare chiediamo 4 (quattro) firme e riempiamo tre diversi moduli con gli stessi identici dati?
  • Le primarie si svolgono in un’atmosfera stupenda. Le file alle primarie sono francamente inevitabili. Certo qualche firma in meno aiuterebbe, ma è impossibile organizzare primarie senza file. A Trieste, ad esempio, le “vere” elezioni si distribuiscono tra circa 250 sezioni, organizzate con personale (ovviamente) retribuito, aperte per 21 ore. Votano 100.000 persone. Alle primarie hanno votato in 10.000. Non ci potrebbero mai essere le forze per un’organizzazione proporzionata, che richiederebbe circa 25 sezioni, e il doppio delle ore di apertura…

Ecco il link al dettaglio dei risultati triestini: interessanti, per diversi profili.

Ma adesso ci aspetta la sfida più dura: non perderne né imbucare da qualche parte il certificato di iscrizione alle primarie, che serve a votare il ballottaggio.

A domenica prossima.

dall’imperdibile gruppo FB “marxisti per Tabacci”


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Nap

Il Capo dello Stato avverte: Monti Senatore a vita, non è ricandidabile. Delle due l’una: il Presidente della Repubblica ha questo blog nel suo reader, e ci ha letto. Oppure ha letto la Costituzione. Nel senso che ce l’ha letta, a noi tutti. Certo, la prima ipotesi è più probabile, ma anche la seconda è del tutto verosimile. Insomma: vedete un po’ voi…

#oppuremaldobrie

Ieri mentre Vendola parlava dal palco, cogliendo le parole sempre giuste da un lessico non comune eppure comprensibile; mentre Vendola citava la mercificazione del corpo della donna; mentre Vendola attaccava la competizione mercatistica globale che disprezza il valore del lavoro; mentre dalle parole gemmava una rivoluzione delle idee; mentre attorno a questa rivoluzione delle idee si formava un nutrito assembramento, #oppureVendola, #nonostanteLaBora

una giovane cinese approfittava della folla e distribuiva tra i compagni il seguente volantino. Giuro che non è una maldobria.

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Parcheggi: 130 euro/mese?

Da qualche tempo circola questo volantino, sulle auto, nei bar e negozi del centro di Trieste. Lo scenario riportato (tariffe di 130 euro/mese per residenti) è sostanzialmente errato. Cerco di essere chiaro e intellettualmente onesto: il conteggio verrebbe fuori, secondo una prima ipotesi prospettata (e mai approvata), nel caso limite in cui un residente in centro tenesse parcheggiata la sua macchina – ferma immobile – per 24 ore su 2430 giorni su 30, al netto di tutte le agevolazioni previste nella ipotesi di cui si tratta. In tal caso (una sostanziale occupazione permanente a fini privati del suolo pubblico), mi permetterei di dire che la tariffa di cui sopra sarebbe addirittura inidonea: su quella macchina si dovrebbe pagare l’IMU. Il messaggio riportato nel volantino, per non pensare che sia dolosamente falso e propagandato in malafede, è quantomeno del tutto superficiale e approssimativo.

Domani verranno presentate alcune novità su piano del traffico e piano parcheggi. E qui riferirò al più presto i dettagli. Su tutto si può discutere. Ma intanto sgombriamo il campo dalla circolazione di notizie infondate, utili solo al magro interesse particolare della speculazione politica. Le proposte punteranno a una città in cui sia più facile muoversi in autobus e in bici, magari senza rischiare la vita, e nel cui centro sia più facile muoversi a piedi. Che siano più eque per chi vive in zone ove già oggi trovare parcheggio è un’avventura, e che incentivino un utilizzo più moderno e razionale dell’auto privata. Come avevamo proposto nel programma con cui ci siamo presentati alle elezioni. Elezioni che abbiamo vinto. E perciò esattamente come siamo impegnati a fare dai cittadini che ci hanno eletto.


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Due corni. Prendiamo quello giusto.

Notizie della settimana, in un flash impressionistico e impressionante. Primo corno: Dipiazza ha perso il cane. Ma fortunatamente l’ha ritrovato. Il PdL in Regione vorrebbe cammuffarsi sotto al nome (ma tutto il resto uguale uguale) di Popolo del FVG per Tondo. Le primarie si faranno un po’ ovunque -si fa a gara a chi la dice peggio su quell’altro- ma c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra.

Per l’altro corno. Le crisi industriali anche a Trieste diventano sempre più drammatiche: Ferriera, Sertubi, Duke. Alcuni lavoratori, esasperati da una gestione padronale della vicenda Sertubi (che nemmeno nella prima rivoluzione industriale), si sono incatenati al Comune, alcuni si sono messi in sciopero della fame. L’assessore regionale alle finanze Savino (PdL) è stata con loro fino a tarda notte. Chapeau (sincero) per il gesto. Il Sindaco di Trieste Cosolini, assieme ad alcuni consiglieri, ha passato una notte con loro.

Lasciamo perdere il primo corno di “eventi” e ci mettiamo ad occuparci (tutti) del secondo?

Stasera c’è Consiglio comunale, e per quanto il programma sia decisamente disallineato rispetto al clima che si respira (con tutto il rispetto per “salvare il mercatino di Natale e il presepe vivente”, “condanna degli atti oltraggiosi del 3 novembre -peraltro 2011-“, “solidarietà alle forze dell’ordine”, “solidarietà al Presidente della Repubblica”, “regolamento sul benessere degli animali”…), mi auguro troveremo il modo per riallinearlo.

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Comunicato Politico n. 53

“Comunicato politico n. “. Così si intitolano i messaggi di Beppe Grillo. Qualcuno sostiene che il linguaggio debba considerarsi autoironico. A me evoca il registro brigatista. E non mi fa ridere. Ma nel “comunicato politico n. 53” ci sono altri motivi degni di attenzione, di un mondo che cambia e non cambia mai.

Si dettano infatti le regole per le candidature al Parlamento del M5S. Potranno candidarsi solo coloro che erano già stati candidati nelle liste di Grillo in occasioni di precedenti tornate elettorali (comunali, regionali). Ciò

“per premiare quelli che sono stati con noi per 5 anni, che hanno combattuto sul territorio, che poi non sono stati eletti e si sono candidati”

(giuro, cito testualmente).

Sei di Dolina o di Poggibonsi? Il M5S non si è mai presentato nel tuo territorio? Pazienza, non sei candidabile, anche se hai doti politiche notevolissime e competenze mirabolanti. Anzi, per usare il linguaggio grillino: ti fotti. Vaffanculo.

Ma, attenzione, non è corretto usare la parola “grillino” (vaffanculo, invece, si può). Lo dice il vademecum del M5S, inviato alla stampa dopo le elezioni siciliane. Nello stesso vademecum si legge che “Grillo è il megafono al nostro servizio e non il nostro leader. Peccato che il giorno immediatamente successivo – nello stesso comunicato politico n. 53 sopralinkato – Grillo, o chi per lui, scrive: “io devo essere il capo politico di un movimento“. Capo politico non è proprio uguale a megafono. Invece assomiglia molto a leader (anzi ne è la traduzione letterale, una volta scartata, per evidenti motivi, la letteralissima traduzione “duce”). Quello che viene dopo è pure peggio (“io voglio solo dirvi che il mio ruolo è quello di garante, di essere a garanzia di controllare, vedere chi entra“).

Ora: io riconosco e conosco gli attivisti del Movimento5stelle che ci credono e si spendono, si espongono, per cambiare un modo di fare politica, di occuparsi della cosa pubblica, che va cambiato. E a chi si espone, a chi ci mette se stesso, in particolare in un momento in cui fare politica è un motivo di vergogna, vanno vagonate di rispetto. Eppure, di fronte a tutto ciò e proprio perché verso il M5S si sta indirizzando il consenso di milioni di elettori, non sarebbe il caso che la base militante di tutto il territorio nazionale (la dirigenza, si direbbe altrove) pronunciasse una parola di dissenso? L’avete sentita? Io non l’ho sentita.

comunicato politico n. 53 Grillo

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