epperché PD?

Perché il PD?

 Perché in Italia è l’unico Partito.

E si dirà: “ma sei scemo?” “Votare PD perché è una di quelle cose schifose chiamate partiti?”

Si, però intendiamoci: è l’unico partito nel senso che è l’unica associazione di cittadini che con metodo democratico concorrono a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.).

E lo vedete nei circoli, dove le persone mettono il loro tempo, i loro soldi, la loro passione. Lo vedete nei più di tre milioni di elettori che sono venuti a votare alle primarie per la leadership, nel milione di elettori che hanno scelto i parlamentari attraverso le primarie, nelle (fin troppo…) numerose consultazioni a cui la voglia di politica risponde sempre.

Lo vedete in una struttura la cui ramificazione sul territorio semplicemente non ha eguali.

Perché le primarie parlamentari le hanno fatte il PD con SEL, e non altri. E gli altri chiacchierano, PdL+Lega+UdC che questa sciagurata legge elettorale l’hanno votata. loro vaneggiano e straparlano.

Perché le primarie online sono una favola bella da raccontare, ma i 97000 simpatizzanti del M5S che le hanno cliccate manderanno in Parlamento candidati anche con qualche decina di voti.

PDcerchio_ø10.eps

Perché – è una cosa piccola, ma importante, come si conviente ai simboli – un partito non mette il nome del leader nel simbolo, sia questo Bersani o Berlusconi, Beppegrillo, Peppecirillo, Vendola, Ingroia, Maroni o Belsito.

Perché il PD manderà in Parlamento un gruppo grande e di governo. E per governare ci vogliono tante cose: ci vuole competenza ed esperienza, oggi ci vuole rinnovamento (due terzi del gruppo saranno parlamentari al primo mandato), ci vuole rappresentatività (nel gruppo del PD e in tutto il centrosinistra si conteranno circa il 40% di donne), ci vuole trasparenza (ecco i dati dell’adesione alla campagna per la trasparenza e contro la corruzione del gruppo Abele e Libera), e ci vuole competenza amministrativa: e il PD è il partito degli amministratori di tutta Italia, nei comuni, nelle province, nelle regioni.

Perché con metodi folli (ricordate il comunicato politico n. 53?) altri manderanno in Parlamento i trombati delle elezioni locali: persone che non hanno mai amministrato nemmeno una circoscrizione.

Perché serve essere più simili all’Europa: politiche energetiche, ricerca , università, scuola. (E a proposito: domenica e lunedì voteremo nelle scuole. Guardiamoci bene attorno – soffitti, pavimenti, mura – e poi votiamo).

Perché serve l’Europa, serve più Europa, serve un’altra Europa.

E l’Europa la facciamo noi, la facciamo noi con gli altri: e ora in Italia con Bersani, domani in Germania con Sigmar Gabriel dobbiamo fare un’Europa con una visione equilibrata di investimento sano. Di diritti, Di affermazioni collettive in un mondo dove ti scrivi, ti parli, ti conosci, ti leghi a migliaia di chilometri di distanza, che un malato provincialismo leghista cerca di arrestare, e che invece è la più grande conquista di questi, dei nostri, dei miei tempi. Perché l’Europa che è stata negli ultimi anni era l’Europa di Berlusconi, Sarkozy, Merkel, e l’Europa che si farà con Bersani, Hollande e Gabriel è un’altra Europa.

Perché non possiamo continuare a dire che questa non sarà la stagione dei diritti, che questa è la stagione dell’economia: perché l’economia serve ma non basta, e una strada verso il progresso dei diritti di tutti, senza distinzioni di genere, orientamento sessuale, origine geografica, età… passa oggi in Italia – con tutte le difficoltà che ogni giorno combattiamo – soltanto attraverso il PD.

Perché tante cose qui non vanno, e siamo qua per cambiare il partito, e non per cambiare partito.

Perchè PD a Trieste?

Il PD è un partito che è stato spesso accusato di assenza di decisionismo. E invece a Trieste è stato il PD a prendere posizioni chiare sulle eterne questioni da sbrogliare. Un punto su tutti: portovecchio. Con gli atti parlamentari e con le iniziative popolari abbiamo voluto e vogliamo sostenere la riconversione del portovecchio, il più grande waterfront inutilizzato in Europa che deve essere in gran parte restituito alla città. Perché il Porto è una grande risorsa, che deve riportarci in mezzo all’Europa e a quel mezzomondo che – alla faccia della crisi – esplode nel boom economico. Ma nei luoghi e con i mezzi adeguati al tempo presente: non in portovecchio.

Perché il percorso delle bonifiche: perché il 27 febbraio 2012 parte nel Comune del Sindaco Cosolini il viaggio “vincente” che il 25 maggio porta alla firma dell’accordo di programma con il Ministro.

Perché ora ci attendono delle altre pesantissime questioni, di cui la Ferriera di Servola è la punta più ammalorata, e solo il centrosinistra, solo il PD hanno gli strumenti per affrontare il colpo.

Perché Trieste è sotto al giogo di un persistente gruppo di potere che ha nel Senatore Giulio Camber il suo rappresentante più alto: un uomo che – al di là delle sue vicende giudiziarie, appurate in via definitiva – siede in Parlamento da 26 anni. E si vedono i risultati che ha portato a un città dove galoppa il tracollo demografico, economico e culturale.

Perché Trieste ha bisogno di grandi investimenti e più infrastrutture: e non si può contemporaneamente piangere l’isolamento, lamentare la sofferenza del porto, ed esprimere contrarietà ai treni ad alta capacità.

Perché, signore e-lettrici, signori e-lettori, non possiamo mica tornare al punto di partenza, non vi pare?

Share

due etti di politica

Ogni anno impazza il consueto articolo sulle presenze dei Consiglieri in aula. Bersaglio facile del 2012 è l’ex Sindaco Dipiazza, che certo non si vede spesso, ma la cui presenza è quantomeno rappresentativa di un sentire cittadino.

Metto subito le cose in chiaro: il sottoscritto è nella media: in 12 mesi un’assenza a una seduta di consiglio (37/38), e un’assenza dopo le 24. Considerato che il matrimonio di solito è la scusa delle scuse, che una volta sono stato assente perché ero in viaggio di nozze, e un’altra sono andato a nanna perché – appunto – il giorno dopo mi sposavo, non ho nessun motivo di agitarmi per questa pratica di pubblicare le tabelline.

Certo che misurare la qualità dell’azione politica è una vera follia, di quelle derive per la trasparenza che piaccono alla “ggente” e che al “potere ci temono”.

Così come è vaneggiante pesare la qualità di consiglieri regionali e parlamentari in base al numero di atti presentati (metodo che fa risultare Ferone dei Pensionati un grande politico).

Come misurare quindi la qualità dei propri rappresentanti? In qualunque modo possibile, nel 2013 in particolare: ai propri rappresentanti si può scrivere, telefonare, postare, twittare; si possono seguire in streaming, che neanche il grande fratello… Ma con un obiettivo semplice: misurarne la capacità di essere rappresentativi.

E poi, alla fine, c’è sempre un metro antico: i risultati,

Share

montiani-delusi-dal-piddì

Mi capita di raccogliere l’opinione di qualcuno che vota Monti perché è deluso e insoddisfatto dal PD. Perché il PD non è sufficientemente laico, non sufficientemente riformista, non sufficientemente civico. Nel noiosissimo pezzo qui sotto – pubblicato su il Piccolo di oggi e ispirato a una lettera del prof. Stelio Spadaro –  provo a dire perché credo sia una pessima idea.

monti

Ho letto con rammarico, e un po’ di sincero stupore, la lettera con cui Stelio Spadaro informa che al Senato voterà la Lista Monti. E mi pare il caso di fare qualche considerazione, seppure pensi che si tratta di uno di quei temi che interessano molto ai politici e molto meno ai cittadini. Si trattasse di una mera dichiarazione di appoggio personale a favore del capolista, l’on. Maran, non vi sarebbe nulla di strano: Maran è politico preparato, di spessore ed esperienza, e perciò non stupisce che vi siano suoi personali sostenitori pronti a supportarlo a prescindere dalla collocazione politica. L’intervento pubblico di Spadaro rischia invece di avere i toni di un manifesto di abbandono politico di una nave che egli stesso ha contribuito a varare. Spadaro, ex PCI ed ex segretario dei DS, voterà Monti per votare Maran, di cui tutti abbiamo appreso la repentina scelta di seguire Ichino tra le fila del Professore (Monti, non Spadaro). Questa è una scelta curiosa in un sistema elettorale che non prevede collegi uninominali: un sistema ove non è previsto si voti la persona, bensì la lista. E dove ogni parlamentare rappresenta l’intera nazione senza vincoli di mandato. Voterà quindi una lista, espressione di una politica nazionale che al Senato comprende in sé anche il Fli di Fini e Menia (ironia della storia?) e l’UdC di Casini (tutt’altro che laico-riformista). Stupisce poi la scelta di votare la lista Monti al solo Senato: se ciò che paventa il prof. Spadaro fosse vero (l’egemonia culturale cattolica all’interno del partito), la Camera a maggioranza PD potrebbe rischiare di soffrire un analogo deficit di progressismo liberalsocialista, e forse anche lì sarebbe il caso di scegliere Monti. Non fosse che alla Camera “Scelta civica” di Monti presenta capolista in Friuli Venezia Giulia il prof. Gigli. Non esattamente un laico liberalsocialista: è il neurologo che, riferendosi alla triste situazione di Eluana Englaro, ebbe la crudeltà di parlare di “persona dal corpo resistente, che non ha mai avuto bisogno di farmaci particolari”, senza mai averla visitata; di evocare pesantissimi sospetti in una situazione già terribile e disgraziata; di affermare che “Eluana è stata sacrificata sull’altare dell’ideologia”.

E perché non sostenere Monti anche alle regionali, nella persona di Gianfranco Moretton, che è difficile passi come laico-riformista, e impossibile passi per esponente di alto profilo della società civile estraneo agli apparati di DS e Margherita (come Maran, d’altronde). Su un punto concordo pienamente con l’intervento di Stelio Spadaro: è senz’altro vero che il PD deve liberarsi dagli schemi di appartenenze passate, che esistono più nella nostra mente che nelle categorie politiche dei cittadini: e lo scrive un nativo democratico, per anagrafe prima ancora che per scelta politica. Vorrei però rassicurare Spadaro. Ciò sta avvenendo in una parte importante del PD, titolare di una sua quota strategica: il futuro. E ciò non sta avvenendo attraverso il ricorso a grandi figure simboliche da contrapporre ad altre grandi figure simboliche, sul crinale dell’anacronistica contrapposizione tra Peppone e don Camillo. Ciò avviene attraverso una quotidiana militanza contaminante: io non so e non chiedo alle democratiche e ai democratici se vanno in Chiesa. E ciò non mi impedisce di trattare con tutti i democratici i temi del fine vita, della scuola pubblica, della libertà di insegnamento, della laicità. Con più o meno soddisfazione, ma questo è altro discorso… I cattolici non sono più una categoria politica autosufficiente, bisogna prenderne atto: non è questa una soluzione laica?

Il mondo, poi, non finisce a Trieste: le Parlamentarie, dei cui esiti triestini Spadaro non cita Tamara Blazina (forse perché non serve alla tesi che si vuole affermare?), soltanto nel vicinissimo Friuli hanno portato a esiti del tutto imprevedibili e niente affatto egemonici.

Credo sia normale che all’interno dei grandi partiti popolari (tra i quali il PD è l’unico superstite) si combattano battaglie politiche. E che qualcuno vinca e qualcuno perda. Che si militi per affermare (o contrastare) la linea del contratto unico alla Ichino, il matrimonio per tutti, il diritto alla propria autodeterminazione anche alla fine della vita… e che su alcuni temi ci si trovi in posizione maggioritaria, in altri in minoranza. E in questo caso credo sia auspicabile continuare a combattere, con l’ambizione di vincere infine la guerra. Cambiare IL partito, e non cambiando partito.

A me pare che il prof. Spadaro abbia destinato al giornale gli esiti di una scelta che è personale. Scelta che consegna una storia politica significativa per la sinistra triestina dentro al Partito Popolare Europeo, collocazione politica oltre che di Monti, anche di Merkel, Rajoy, Sarkozy e Berlusconi. Una scelta personale difficile da comprendere, pur con tutta la stima che vi si impieghi. Tutto legittimo, ma trasformarla in una ragion di laicità, liberalsocialismo e riformismo sembra davvero un abbaglio.

Share