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Mi capita di raccogliere l’opinione di qualcuno che vota Monti perché è deluso e insoddisfatto dal PD. Perché il PD non è sufficientemente laico, non sufficientemente riformista, non sufficientemente civico. Nel noiosissimo pezzo qui sotto – pubblicato su il Piccolo di oggi e ispirato a una lettera del prof. Stelio Spadaro –  provo a dire perché credo sia una pessima idea.

monti

Ho letto con rammarico, e un po’ di sincero stupore, la lettera con cui Stelio Spadaro informa che al Senato voterà la Lista Monti. E mi pare il caso di fare qualche considerazione, seppure pensi che si tratta di uno di quei temi che interessano molto ai politici e molto meno ai cittadini. Si trattasse di una mera dichiarazione di appoggio personale a favore del capolista, l’on. Maran, non vi sarebbe nulla di strano: Maran è politico preparato, di spessore ed esperienza, e perciò non stupisce che vi siano suoi personali sostenitori pronti a supportarlo a prescindere dalla collocazione politica. L’intervento pubblico di Spadaro rischia invece di avere i toni di un manifesto di abbandono politico di una nave che egli stesso ha contribuito a varare. Spadaro, ex PCI ed ex segretario dei DS, voterà Monti per votare Maran, di cui tutti abbiamo appreso la repentina scelta di seguire Ichino tra le fila del Professore (Monti, non Spadaro). Questa è una scelta curiosa in un sistema elettorale che non prevede collegi uninominali: un sistema ove non è previsto si voti la persona, bensì la lista. E dove ogni parlamentare rappresenta l’intera nazione senza vincoli di mandato. Voterà quindi una lista, espressione di una politica nazionale che al Senato comprende in sé anche il Fli di Fini e Menia (ironia della storia?) e l’UdC di Casini (tutt’altro che laico-riformista). Stupisce poi la scelta di votare la lista Monti al solo Senato: se ciò che paventa il prof. Spadaro fosse vero (l’egemonia culturale cattolica all’interno del partito), la Camera a maggioranza PD potrebbe rischiare di soffrire un analogo deficit di progressismo liberalsocialista, e forse anche lì sarebbe il caso di scegliere Monti. Non fosse che alla Camera “Scelta civica” di Monti presenta capolista in Friuli Venezia Giulia il prof. Gigli. Non esattamente un laico liberalsocialista: è il neurologo che, riferendosi alla triste situazione di Eluana Englaro, ebbe la crudeltà di parlare di “persona dal corpo resistente, che non ha mai avuto bisogno di farmaci particolari”, senza mai averla visitata; di evocare pesantissimi sospetti in una situazione già terribile e disgraziata; di affermare che “Eluana è stata sacrificata sull’altare dell’ideologia”.

E perché non sostenere Monti anche alle regionali, nella persona di Gianfranco Moretton, che è difficile passi come laico-riformista, e impossibile passi per esponente di alto profilo della società civile estraneo agli apparati di DS e Margherita (come Maran, d’altronde). Su un punto concordo pienamente con l’intervento di Stelio Spadaro: è senz’altro vero che il PD deve liberarsi dagli schemi di appartenenze passate, che esistono più nella nostra mente che nelle categorie politiche dei cittadini: e lo scrive un nativo democratico, per anagrafe prima ancora che per scelta politica. Vorrei però rassicurare Spadaro. Ciò sta avvenendo in una parte importante del PD, titolare di una sua quota strategica: il futuro. E ciò non sta avvenendo attraverso il ricorso a grandi figure simboliche da contrapporre ad altre grandi figure simboliche, sul crinale dell’anacronistica contrapposizione tra Peppone e don Camillo. Ciò avviene attraverso una quotidiana militanza contaminante: io non so e non chiedo alle democratiche e ai democratici se vanno in Chiesa. E ciò non mi impedisce di trattare con tutti i democratici i temi del fine vita, della scuola pubblica, della libertà di insegnamento, della laicità. Con più o meno soddisfazione, ma questo è altro discorso… I cattolici non sono più una categoria politica autosufficiente, bisogna prenderne atto: non è questa una soluzione laica?

Il mondo, poi, non finisce a Trieste: le Parlamentarie, dei cui esiti triestini Spadaro non cita Tamara Blazina (forse perché non serve alla tesi che si vuole affermare?), soltanto nel vicinissimo Friuli hanno portato a esiti del tutto imprevedibili e niente affatto egemonici.

Credo sia normale che all’interno dei grandi partiti popolari (tra i quali il PD è l’unico superstite) si combattano battaglie politiche. E che qualcuno vinca e qualcuno perda. Che si militi per affermare (o contrastare) la linea del contratto unico alla Ichino, il matrimonio per tutti, il diritto alla propria autodeterminazione anche alla fine della vita… e che su alcuni temi ci si trovi in posizione maggioritaria, in altri in minoranza. E in questo caso credo sia auspicabile continuare a combattere, con l’ambizione di vincere infine la guerra. Cambiare IL partito, e non cambiando partito.

A me pare che il prof. Spadaro abbia destinato al giornale gli esiti di una scelta che è personale. Scelta che consegna una storia politica significativa per la sinistra triestina dentro al Partito Popolare Europeo, collocazione politica oltre che di Monti, anche di Merkel, Rajoy, Sarkozy e Berlusconi. Una scelta personale difficile da comprendere, pur con tutta la stima che vi si impieghi. Tutto legittimo, ma trasformarla in una ragion di laicità, liberalsocialismo e riformismo sembra davvero un abbaglio.

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