non vedo, non sento, ma parlo

Alcuni mesi fa – in tempi non sospetti – scrivevo a il Piccolo queste riflessioni. In sintesi, il messaggio moderatamente rivoluzionario era: “i Consiglieri regionali devono aver diritto a indennità consistenti ma congrue, che garantiscano la libertà, dignità e l’onore della funzione. Ma se quello è il presupposto dell’indennità, dev’esserne anche il limite. Nel sistema attuale degli emolumenti c’è invece qualcosa che non va“.
Ricevevo allora da alcuni Consiglieri regionali, compresi coloro che non avevo mai avuto il piacere di conoscere, sincere parole di sostegno: autentici vaffanculi, messaggi vagamenti intimidatori, “non hai capito un cazzo” e altre simili amenità.
Oggi credo che le cose verrebbero percepite un tantino diversamente, e – alla luce di ciò che sta emergendo dalle indagini – i motivi di revanche rispetto a quelle cortesi reazioni sarebbero ghiotti e innumerevoli. E vani. Perché l’unica cosa che conta e che le cose cambino: e le proposte di Debora Serracchiani sui costi della politica regionale – decise, chiare, equilibrate, non populiste – chissà com’è, fanno riaffiorare alla mia memoria quell’intervento su il Piccolo.
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incazzato nero

I Consiglieri regionali FVG ricevono indennità (troppo) consistenti, la cui ratio dovrebbe essere quella di garantire libertà, dignità e onore della funzione: se n’era scritto qui (in tempi non sospetti). Ora emerge (la magistratura farà il suo corso, qui parliamo di responsabilità politiche, eccetera eccetera) che alcuni di loro si sono fatti rimborsare spese quali treni di pneaumatici, carne macinata, batterie di pentole, acquisti in armeria, etc…. Notizia di questi mesi, che farà piombare una pesante ipoteca sulle elezioni regionali, che si terranno in un clima già difficilissimo.

Cosolini ha definito quei consiglieri ladri. Poi si è opportunamente corretto: i ladri hanno obiettivi più ambiziosi. Quelli sono pezzenti.

Ora: io non so come definirli. Ma sono incazzato nero con loro, per due motivi. Uno è comune a tutti i cittadini: perché sapere che denaro pubblico finisce in quel modo fa incazzare. L’altro è più personale: perché cose di questo genere compromettono irrimediabilmente la possibilità di fare credibilmente politica a chi vorrebbe farlo, come il sottoscritto e – vi assicuro – moltissimi altri, in un modo eccezionale nei suoi obiettivi, ma “normale” nei suoi modi, in una situazione già difficilissima.

spese rimborsabili?

spese rimborsabili?

p.s.  per quanto riguarda il PD: è ovvio che le liste dovranno essere “pulite”, come inequivocamente e fermamente preteso da Serracchiani. Ma non so se basterà.

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(Scenari da paura) – Cosa vorrei dalla direzione nazionale del PD

  • Primo obiettivo: dire sempre la verità. Non abbiamo perso: peggio ancora, siamo in una posizione simile allo scacco matto. Se avessimo perso alla Camera sarebbe quasi meglio. Invece no. Abbiamo il cerino in mano alla Camera e non abbiamo i numeri al Senato. 
  • Secondo obiettivo: vietare con un democraticissimo editto – per il bene del Partito, per il bene dell’Italia – a D’Alema, Veltroni, Bindi & Co. di rilasciare qualunque tipo di dichiarazione, interviste a tutta pagina sul Corsera, ricette, geniali soluzioni, etc… come invece è improvvidamente avvenuto in questi giorni caldissimi. Qualunque cosa dicano, fossero anche le cose più intelligenti della terra (non è peraltro il nostro caso): non ce lo possiamo permettere.
  • Terzo obiettivo: escludere in qualunque caso ogni tipo di accordo politico con il PdL per un governissimo, governo di minoranza, governo tecnico, governo balneare, governo senza ulteriori aggettivazioni (l’unico che conosce la Costituzione): a quel punto meglio tenerci 3-6-8-10 mesi di governo dimissionario.
  • Quarto obiettivo: il supporto (attivo o passivo) per la formazione del governo va proposto al M5S (partendo dall’ipotesi che sia cosa diversa da Grillo) – magari con un tantino di precipitazione telodoculista in meno – ma non per rincorrerli: semplicemente perché i numeri in Parlamento non danno altre possibilità, e fino a prova contraria viviamo in una repubblica parlamentare. Gli otto punti circolati vanno benissimo. A proposito di democrazia diretta e rappresentativa: vediamo cosa dicono le basi. La cosa è tecnicamente acrobatica, perché al Senato le astensioni valgono come i voti contrari e il governo di minoranza potrebbe formarsi solo con una certa attenzione ai dettagli numerici (per approfondire, ma solo un po’…), ma è tecnicamente fattibile.  

E se i pentastellati rifiutano? Si continui con il Governo dimissionario, e il Parlamento faccia in Parlamento almeno una nuova legge elettorale. Quattro giri di porcellum no, eh.

Non so quale scenario sia peggiore, quale sia migliore: comunque vada la navigazione sarà in un mare in tempesta.

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Anche se noi ci crediamo assolti…

Diciamo la verità, che fa sempre bene: è stata una disfatta. Il PD ha fatto peggio che perdere. In un momento in cui era obbligatorio vincere.

Ora: che siamo i più bravi non c’è dubbio, non per innata superiorità morale, ma perché è così. Che Bersani sarebbe stato il miglior governante di un governo “normale” non c’è ancora dubbio: ma, così, non riusciamo a convincere più del 25% dell’elettorato.

E ora, per evitare la classica spirale (tutti a criticare il PD, pochi a votare il PD, il PD a perdere, tutti a lamentarsi che il PD non abbia vinto. E così via), ho pensato – insieme ad alcuni altri democratici virgulti tergestini – di rimettere il mandato di vicesegretario nelle mani del Partito.

Mi è parso un gesto minimo, vista la situazione, e per quanto sappia bene che ciò è dovuto in parte grossissima a un livello del tutto indipendente da noi.

Ma siccome a Trieste, e nel Friuli Venezia Giulia, abbiamo un altro appuntamento tra qualche decina di giorni, mi pare il caso che tutti – e perciò io per primo – rimettano in discussione e in gioco la propria posizione nel partito.

E tutti facciano un passo indietro, per prendere la rincorsa per una riscossa collettiva. E sono convinto ci sia margine, ripartendo dalla verità, dalla fermezza delle decisioni, dalla sintesi politica, dal rifuggire un partito lontano dalla realtà, da una nuova generazione politica che interpreti una nuova mentalità politica. Da una giacca color senape, un sorriso che confina con il cuore e una frangetta: insomma, ripartire più o meno da questo:

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