Renzi.

R_S

foto F. Contin,
prestata a caro prezzo

Mi autodenuncio da subito: alle primarie dell’autunno scorso ho votato Bersani. Perché? Perché, pur non avendo il sottoscritto alcuna biografia politica bersaniana, ritenevo fosse l’opzione che meglio delle altre ci poteva portare a un governo politico di centrosinistra. Oggi la situazione è quella che è, molto lontana dall’orizzonte di un governo politico di centrosinistra. Dunque, primo punto per fare meglio, fare autoanalisi: qualcosa era sbagliato. Prima, durante, e/o dopo le primarie.

Ieri, accogliendo Renzi a Trieste, l’impatto era davvero forte: enorme attenzione, un’altra platea, 50anni in meno a testa, vibrante entusiasmo.

Ne segue, di solito, l’equazione: “con Bersani non si è vinto = con Renzi si vinceva”. E mi pare un po’ facile come ragionamento.

E mi pare invece sia il caso di ammettere che vengono al pettine dei nodi strutturali, timidamente evocati qualche tempo fa. In un sistema parlamentare le primarie per scegliere il Presidente del Consiglio sono una dolce chimera. Se il sistema, poi, si fa quadripolare e la legge elettorale è – in particolare al Senato – quella che abbiamo, le primarie per scegliere il Presidente del Consiglio possono essere al massimo un buon esercizio di partecipazione (e lo sono state), un ottimo spettacolo televisivo (e lo sono state), ma non un modello per scegliere un’opzione politica per il governo del Paese (e infatti non lo sono state).

Possono tutt’al più essere uno strumento sincero per individuare il segretario di un Partito, il candidato Sindaco, Presidente di Provincia, di Regione, il candidato – insomma – a qualsiasi carica monocratica che sia direttamente elettiva.

Ciò detto – e diciamolo – Renzi è sicuramente una potenza in termini (non spregiativi, s’intenda) di marketing politico. Eppure mi pare di aver capito – affermazione del tutto falsificabile – che Renzi non voglia competere per la segreteria del PD. E allora, che fare?

Non ho soluzioni in tasca, ma almeno cominciamo a individuare i problemi. Anche perché se non si individuano i problemi, le proabilità di commettere gli stessi errori sono notevoli, inseguendo scenari di questo tipo:

  • Torniamo a fare le primarie per scegliere il candidato presidente del Consiglio, scegliendo (o non scegliendo) una coalizione X con cui fare le primarie.
  • Le primarie le (stra)vince Renzi (o chi per lui)
  • Si va a votare, la coalizione X magari già traballa
  • Il Parlamento è ingovernabile, o meglio, è perfettamente governabile sulla base di accordi politici che si faranno dopo le elezioni, che – fino a prova contraria – servono proprio a misurare il peso politico dei concorrenti.
  • I termini di quell’accordo politico sono, ad esempio: non Renzi (o chi per lui) presidente del Consiglio. Punto a capo.

Allora, come minimo (minimo) bisogna cambiare la legge elettorale. Il punto è: andando in quale direzione? Privilegiando una sincera competizione personale, e incentivando perciò un sistema bipartitico o bipolare? Faro ispiratore, (mal)perseguito dal Porcellum. Insomma: ci abbiamo già provato, seppur male. Con la conseguenza che, quando ci sono stati davvero due poli, uno andava da Mastella a Bertinotti, l’altro dai secessionisti con gli elmi e le corna ai postcamerati dell’italica patria. E in quel contesto è nato il PD a vocazione (e che vocazione!) maggioritaria, partito necessariamente plurale proprio per perseguire quella vocazione. Partito così, ma arrivati come? Siamo arrivati al 2012/3. Alla distruzione del mai raggiunto bipolarismo italico. E perciò alla distruzione della vocazione maggioritaria. Distruzione che doveva passare attraverso la ricostituzione del grande centro. Che invece tanto grande non è stato. E grande invece è stata la realizzazione della profezia di Fassino  che aveva visto la composizione di un quadro quadripolare con largo anticipo (…).

E allora meglio riprovare a percorrere – ma stavolta meglio – la strada del Porcellum, e di quella stagione politica, oppure provare a battere altre strade, prendendo atto che la comunità politica italiana è una comunità non facilmente bipolarizzabile?

Oppure (si fa per sdrammatizzare, a beneficio di chi è giunto fino a questo punto): c’è un’altra soluzione.

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5 thoughts on “Renzi.

  1. Credo che la gente di sinistra e non abbia in questo momento la necessita , il desiderio di identificarsi in politici, cittadini , o chiamteli come volete , che rappresentino un “nuovo corso”, una nuova linfa rispetto a questi ultimi 20 anni, dalla fine della prima repubblica in poi , che hanno espresso uomini e donne generalmente e genericamente spesso emblemi di un vero e prorpio fallimento sociale, politico, economico , lavorativo, universitario ecc ecc. Purtroppo per analogia siamo portati a cestinare anche quel poco di buono che politicamente , socialmente ecc quei pochi politici onesti hanno saputo fare. Verissimo e purtroppo ne paga le conseguenze chi (vedi bersani) nella sua pur indubbia onesta rappresenta appunto un link che sa di vecchio, passato ma soprattutto fallimentare. E in questa ottica a sinistra non si puo che ripartiere da Renzi, ma solo lui non basta……è anche la base forte e storica del partito che dovra per un attimo farsi da parte e capire che il “nuovo” puo dare quella necessaria ventata di entusiasmo che , ahime, a tutto oggi solo il movimento 5 stelle ha saputo risvegliare !! Speriamo che anche localmente (trieste e fvg) si capisca tale esigenza e la si traduca in fatti, in politica attiva di rinnovamento

  2. Non ho capito le motivazioni per le quali il Pd, o le persone che decidono per il Pd, abbiano condotto una politica anti-democratica. Soprattutto dopo una indecorosa battaglia interna. Ma non si era detto di andare avanti insieme?
    Confido ancora in voi, nello svecchiamento del Pd e, soprattutto, nel buon senso

  3. Pingback: Renzi /3 | Pietro Faraguna

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