il Golpe (che verrà)

Se ‘Golpe‘ piace – come parola – non si pensi però alla (ri)elezione di Napolitano Capo dello Stato. La rielezione presidenziale è ammessa dalla Costituzione, eccome (vedi sotto): il Golpe di cui si può parlare è semmai quello che, con questa pavida non scelta, si è agevolato per un domani.

Ciò detto se non è un golpe, è comunque un errore. Grosso. Di cui pagheremo carissime le conseguenze. Perché non si può essere il motore immobile del cambiamento.

Errore di merito – perché è il simbolo dell’immobilismo di una politica bloccata – e di strategie – perché ha frantumato il centrosinistra.

A cominciare dall’aver accettato – con l’incolpevole complicità di una grossa parte della rete – che l’elezione del Capo dello Stato fosse ridotta a un plebiscito pro/contro Rodotà, e infine a un ballottaggio Napolitano-Rodotà. E Zagrebelsky, e Cassese, e Bonino? (giusto per sparare tre nomi totalmente a caso, comunque migliori dell’immobilismo)

D aver accettato che l’elezione della più alta carica dello Stato fosse compressa dall’accusa inciucista. E che, mettersi d’accordo è un inciucio? I numeri dicono che PD+SEL con qualcuno dovevano pur mettersi d’accordo per arrivare alla maggioranza dei 2/3 (primi tre scrutini) o quella assoluta (dal 4o in poi). Il tema è con chi? Con B., per un Marini? Con Monti? No comment. Con chi ti dice “o questo o niente”?

E qui la grossissima sciocchezza – a cui s’aggiunge un’improvvisa fretta di chiudere – di non essere riusciti a capire – e si capiva da giorni che si finiva all’angolo in quel modo – che non si poteva permettere l’operazione di etichettatura grillina di Rodotà (che poi è un gioco di prestigio, considerata la biografia politica del Professore). E perciò la sciocchezza di non aver fatto un passo avanti prima che Gabanelli e Strada – “candidature” serie quali quella di TopoGigio e Zio Paperone – si tirassero indietro.

Ora si dice, sulla base di alcuni indizi macroscopici, che il PD è morto. Io non so come andrà a finire, pur essendo sicuro di non voler morire democristiano. Eppure, a fronte della balcanizzazione romana, vedo in questi giorni una grande unità della base del PD: contro i suoi dirigenti. E l’abbiamo detto, il PD esiste perché esistono i circoli, le articolazioni territoriali, gli iscritti, le assemblee. Perché è l’unico partito senza un nome nel simbolo. E ora bisogna capire cosa significa, se significa qualcosa.

stefano_rodota

La rielezione del Presidente della Repubblica

La Costituzione della Repubblica italiana non stabilisce alcun limite alla rielezione del Presidente, tanto che i progetti di revisione costituzionale diretti a introdurre il divieto di rielezione fioccano nella storia repubblicana (e il tema fu oggetto di messaggi già dei Presidenti Segni – 1963 – e Leone – 1975 -). Come se non bastasse il legislatore costituzionale, nel 1991, è intervenuto per evitare un ingorgo istituzionale che si sarebbe verificato alla scadenza naturale della legislatura nel 1992. Il PdR non può infatti sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. Il divieto è stabilito, nella lettura più diffusa, per evitare che il Capo dello Stato sciolga le Camere al fine di assicurarsi l’elezione di nuove Camere propense a rieleggerlo. Il problema fu che nel 1992 gli ultimi sei mesi di mandato presidenziale coincidevano con gli ultimi sei mesi della legislatura, e perciò una lettura rigorosa delle disposizioni costituzionale avrebbe impedito il fisiologico scioglimento per permettere il rinnovo dell’organo. Il problema poteva risolversi in due modi: 1- stabilendo il divieto di rielezione, tagliando la testa al toro, così da permettere lo scioglimento in qualunque momento 2- stabilendo un’eccezione al divieto di scioglimento negli ultimi sei mesi di mandato, nel caso in cui fossero coincidenti con gli ultimi sei mesi di legislatura. La soluzione è stata la seconda (leggere per credere, art. 88 Cost.. Morale della favola: anno 2040, Napolitano sexies (con Bruno Vespa a Porta a Porta, Berlusconi Presidente del Consiglio e Calenda Direttore del Rossetti). Anche no, dai.

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2 thoughts on “il Golpe (che verrà)

  1. Cari Pietro, solo un appunto. Non e’ stata la votazione del PdR a frantumare il PD, secondo me il PD era gia’ frantumato di suo, ed e’ da un bel po’ che e’ cosi’. L’elezione ha solo tolto la foglia di fico dietro la quale molti si erano parati. Non necessariamente questo e’ un male. Piuttosto, ormai parte del PD ha fatto talmente tante porcate di ultradestra che rifondare il partito e’ secondo me inutile. Troppa storia negativa da rinfacciare. Pensaci, quantomeno.

  2. “Ciò detto se non è un golpe, è comunque un errore. Grosso. Di cui pagheremo carissime le conseguenze. Perché non si può essere il motore immobile del cambiamento.”

    Assolutamente d’accordo. E purtroppo mi sembra di capire, dalle ultime notizie della giornata, che di errori ne vedremo ancora molti nel prossimo anno … o due anni come tutti stanno ultimamente dicendo, o forse cercano solo di autoconvincere se stessi. Personalmente credo che arriveremo alla frutta ben prima.

    Poi mi fa sorridere (o piangere) il fatto che la missione principale del prossimo governo sarà quelle di abolire l’IMU sulla prima casa (tutti i TG odierni). Forse dovevano pensarci prima di introdurla. In questo momento 300 euro l’anno in più o in meno fanno ben poca differenza a chi quei soldi mancano ogni mese, se non anche più spesso. C’è un gran bisogno di riforme strutturali e non di promesse elettorali.

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