quale Movida?

In virtù dell’ordinanza comunale volta a regolamentare la (fantomatica) movida triestina sono state comminate 7 sanzioni. Tra queste:

  • una pericolosa ragazza che sorseggiava RedBull; (che, evidentemente, non ti mette le ali);
  • un gruppo di studenti universitari – di nomea ambientalista ed ecologista – che si aggirava a tarda ora (23.10) con lattine di birra e fanta;
  • due esercizi commerciali per non aver esposto l’ordinanza;
  • un 18enne che pericolosamente maneggiava un bicchiere di vetro in Piazza della Borsa

Ora: se lo spirito dell’ordinanza era quello di agevolare la pulizia dei luoghi, la casistica – e la sua applicazione priva di ogni buon senso – lascia senza parole e dimostra che la direzione che si è presa va seriamente ripensata. E siccome non siamo qui a pettinare le babole, nei prossimissimi giorni ve ne sarà l’occasione in vista della discussione di un compiuto regolamento consiliare sulla materia.

Vero è che la vita notturna a Trieste è recentemente cambiata molto. E ciò non è necessariamente – secondo il sottoscritto non lo è – un male: si vive più il centro, si usa meno l’auo, la città è più universitaria. E di fronte ad alcuni cambiamenti del modo di vivere la città, può essere giusto che gli enti locali intervengano di conseguenza.

Ma come? Disponendo bottini per vetro e lattine nei weekend estivi, laddove si concentra la vita notturna; sistemando cessi chimici negli stessi weekend; favorendo le iniziative strutturate nei luoghi dove si concentra la d. movia; riducendo le sanzioni – se proprio si ritiene siano necessarie – più verso i 10 euro, che non verso i 200, cifra totalmente sproporzionata rispetto al disvalore del fatto e rispetto all’economia di uno studente.

Ammesso (e non concesso) che La Movida Triestina esista davvero.

movida

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46.994,36€

46.994,36€. Quanto costa la prevedibilissima condanna di Regione e FVG e Comune di Trieste per aver escluso 17 romeni dall’accesso ai contributi per il pagamento dell’affitto, in ottemperanza ai deliri del welfare leghista di cui all’amministrazione regionale Tondo, ormai fortunatamente parentesi appartenente al passato.

La normativa regionale aveva previsto infatti che per accedere a tali misure fosse necessario aver trascorso un decennio in Italia, un anno in  FVG. Mancavano solo, come requisiti alternativi, l’obbligo di parenti istriani, il terranno che scorre nelle vene, o il musetto e la brovada sulla tavola.

39.006€ di risarcimento, 1.930€ di interessi legali, 2496€ di rivalutazione, 3.560€ di spese legali (contenute dal fatto che il Comune di Trieste, giustamente, non si è costituito in giudizio). Totale: 47.000€ della Comunità (qui la delibera di riconoscimento del debito fuori bilancio).

Rispetto ad altre spese non è una spesa ingente, ma è una spesa dovuta a motivi ingentemente stupidi, posto che è da decenni ormai che la normativa comunitaria, la legislazione statale, la giurisprudenza comune e costituzionale, stabiliscono il principio della parità di trattamento a favore dei cittadini comunitari e dei loro familiari anche nella materia dell’assistenza sociale.

#sapevatelo.

welfareResidenti

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Stefano Cucchi

Accade in Italia, nel 2009. StefanoCucchi

Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre perché in possesso di 20 grammi di Hashish e alcune pasticche – ritenute ecstasy, poi rivelatisi farmaci per l’epilessia -.

Sul verbale vegnono scritte queste parole: “Cucchi Stefano, nato in Albania il 24 ottobre 1975, in Italia senza fissa dimora identificato a mezzo rilievi fotosegnaletici e accertamenti dattiloscopici”: tutto sbagliato. Tutto falso: Cucchi è nato a Roma, nel 1978, ha un domicilio, con sé aveva due documenti. Viene scritto che ha dichiarato di non voler nominare un difensore di fiducia. Anche questo, falso.

Il giorno successivo all’arresto, il 16 ottobre, all’udienza lo vede il padre, che riporta: “ho visto mio figlio con il volto gonfio e due segni neri sotto gli occhi“. Ha un avvocato d’ufficio, sebbene abbia espresso già due volte – in presenza di testimoni – la volontà di affidarsi all’avvocato di fiducia.

Cucchi passa, tra il 15 e il 22 ottobre 2009, per due caserme dei carabinieri, celle di sicurezza, aule e ambulatorio del tribunale di Roma, infermeria e cella del carcere di Regina Coeli, pronto soccorso del Fatebenefratelli, reparto detentivo del Pertini. 

È morto, 7 giorni dopo, con addosso gli stessi indumenti che indossava il giorno dell’arresto.

Stefano era nelle mani dello Stato e nelle mani dello Stato è deceduto“.

Il processo di minimizzazione comincia subito. L’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, vergogna monumentale di questo Stato italiano, disse di Cucchi, dopo la sua morte, che era un “anoressicotosicodipendente, larva zombie” e che la sua morte era avvenuta “soprattutto perché pesava 42 chili”. Sbagliato: 52 chili al momento dell’arresto, 37 chili al momento della morte, dopo 10 giorni di custodia presso gli apparati dello Stato.

Stefano era nelle mani dello Stato e nelle mani dello Stato è deceduto“.

Accade in Italia, nel 2013, che una sentenza di primo grado traccia di questo quadro sostanzialmente un caso di malasanità.

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Partire, si. Ma dove?

In una segnalazione comparsa su il Piccolo, un (presumibile) simpatizzante del PD scriveva alcune cose interessanti. Da lì sta nascendo un dibattito sincero sul contenitore e i contenuti di una politica di centrosinistra. In sintesi:

  • a) La forma. L’autore si lamentava del fatto che un’assemblea pubblica fosse invasa da interventi liturgici di esponenti di partito. Lui, un cittadino, ha perciò rinunciato a parlare.
  • b) La sostanza. L’autore si chiedeva quale fosse la sovrapponibilità di programmi tra PD e PDL, tesi della relazione del segretario uscente, oggi senatore Francesco Russo.

Sul punto a) ha ragione. Eccome. Eppure è vero che ci vogliono i cittadini per scardinare le liturgie politiche di un partito che comunque – mi pare – resta l’unico attore politico che convoca con successo grandi momenti di confronto aperto. Il terreno, insomma, c’è. Bisogna occuparlo.

Sul punto b) il discorso è più articolato. A me pare che l’autore ponesse una domanda ben centrata, sotto alla quale vi è una tesi – semplice e rivoluzionaria – che condivido: la non sovrapponibilità politica di PD e PDL. Francesco Russo ha risposto – con meritoria puntualità e chiarezza – attraverso una lettera pubblica, da cui può nascere un discorso politico importante. Dice, Francesco, che la sovrapponibilità c’è, perché tanto gli elettori del PD quanto quelli del PdL vogliono, ad esempio, abbassare la pressione fiscale. Vogliono creare nuovo lavoro. Vogliono cambiare la legge elettorale e vogliono le riforme.

Già. Ma abbassare la pressione fiscale: come e a chi? Togliendo l’IMU sulla prima casa anche a chi vive in un castello e guadagna un milione di euro all’anno? Creare lavoro. Come? Cambiare la legge elettorale, già: secondo quanto indicato dalla mozione Giacchetti – #intantomattarellum – o votando contro quella mozione, aspettando improbabili riforme. E, appunto, le riforme: certo. Quali, però?

Ecco, ripartiamo da questi punti, e magari ci ritroverem(m)oAl voto.

sovrapponibile

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