Stefano Cucchi

Accade in Italia, nel 2009. StefanoCucchi

Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre perché in possesso di 20 grammi di Hashish e alcune pasticche – ritenute ecstasy, poi rivelatisi farmaci per l’epilessia -.

Sul verbale vegnono scritte queste parole: “Cucchi Stefano, nato in Albania il 24 ottobre 1975, in Italia senza fissa dimora identificato a mezzo rilievi fotosegnaletici e accertamenti dattiloscopici”: tutto sbagliato. Tutto falso: Cucchi è nato a Roma, nel 1978, ha un domicilio, con sé aveva due documenti. Viene scritto che ha dichiarato di non voler nominare un difensore di fiducia. Anche questo, falso.

Il giorno successivo all’arresto, il 16 ottobre, all’udienza lo vede il padre, che riporta: “ho visto mio figlio con il volto gonfio e due segni neri sotto gli occhi“. Ha un avvocato d’ufficio, sebbene abbia espresso già due volte – in presenza di testimoni – la volontà di affidarsi all’avvocato di fiducia.

Cucchi passa, tra il 15 e il 22 ottobre 2009, per due caserme dei carabinieri, celle di sicurezza, aule e ambulatorio del tribunale di Roma, infermeria e cella del carcere di Regina Coeli, pronto soccorso del Fatebenefratelli, reparto detentivo del Pertini. 

È morto, 7 giorni dopo, con addosso gli stessi indumenti che indossava il giorno dell’arresto.

Stefano era nelle mani dello Stato e nelle mani dello Stato è deceduto“.

Il processo di minimizzazione comincia subito. L’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, vergogna monumentale di questo Stato italiano, disse di Cucchi, dopo la sua morte, che era un “anoressicotosicodipendente, larva zombie” e che la sua morte era avvenuta “soprattutto perché pesava 42 chili”. Sbagliato: 52 chili al momento dell’arresto, 37 chili al momento della morte, dopo 10 giorni di custodia presso gli apparati dello Stato.

Stefano era nelle mani dello Stato e nelle mani dello Stato è deceduto“.

Accade in Italia, nel 2013, che una sentenza di primo grado traccia di questo quadro sostanzialmente un caso di malasanità.

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