Trieste2013

Trieste, prossimi giorni/settimane: NotteEuropeadeiRicercatori (#near2013). #ItaliaX10. #TriesteNext. #Barcolana45.

E poi: ettimana beethoveniana. Classica e cool: dura una settimana, ma finisce nel 2020 (presto informazioni dettagliate).

Neanche male, no? (anche perché ho sicuramente dimenticato qualcosa).

Insomma: incauto afflato di ottimismo.

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TAV

L’Alta Velocità / Alta Capacità si schianta – metaforicamente – sul Palazzo comunale di Trieste. La Giunta per la prima volta propone una delibera che non passa. Si va sotto, 19 a 17. C.V.D. Dalla maggioranza votano contro la Federazione delle Sinistra, SEL, Bassi (ex IDV, che da un po’ spinna intorno all’amo grillino). Per l’amor del cielo: nessun terremoto, si tratta di un parere né obbligatorio né vincolante. Che non arriverà alla Regione. Nessun terremoto, tanto che arrivava in aula già una delibera di (auspicata, non realizzata) mediazione: si era scelto di non rendere parere – di esprimere un ‘Forse’ al progetto – allegando un’articolata motivazione (per i più perversi, il testo integrale), sulla base di perplessità su un progetto che erano già state espresse nel luglio 2012. Ché è un’opera che, chissà, si farà mai? Ché è divisa in segmenti e in fasi. Ché ha costi importanti, anche rispetto a opere analoghe. Ché ha impatti ambientali ancora riducibili. Ché, però, questo territorio ha un disperato bisogno di connettersi, e non possiamo permetterci di dire di no alle infrastrutture. Considerazioni, tutte queste, che non giungeranno sul tavolo della Regione, che – cambiando una vocale, se ne farà una ragione.

Il significato più importante dunque è di assetto politico. Difficile negarlo: quando si naviga nel lago placido si procede serenamente. Quando si imbocca il mare aperto, in questa città, c’è una trasversale avversione a sostenere uno sviluppo del territorio, dalle piccole alle grandi cose. E in astratto, a parole è bello chiacchierare della civiltà  mirabile dell’Europa del Nord, dei treni che collegano Bruxelles a Parigi in un’ora: poi però se sei duro e puro, dacci contro all’alta velocità. E in concreto, a parole non ci piacciono le macchine sulle rive, poi però i duri e puri votano contro a un progetto che permette di metterle sotto terra, senza un euro di spesa pubblica. A parole siamo vittime dell‘isolamento ferroviario, abbiamo bisogno di infrastrutture per il Porto, di soldi per la piattaforma logistica, poi però per i duri e puri è più importante sventolare la bandiera NoTav – inconferente in questo caso (perché a Trieste, semplicemente, i treni non sfrecceranno ad alta velocità, ma una linea ad alta capacità che consente il passaggio di frequenze di treni superiori a servizio del porto) – e sottrarsi a quella che era una proposta di mediazione che per il partito di maggioranza relativa (il PD, come noto, è favorevole, e non forse, alla TAV/TAC) era già una rinuncia.

Poi, duri e puri, magari finisce che non solo non si va avanti, ma si torna indietro, ci ritroviamo a 10 anni fa (Forza Italia è già pronta…).

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1961

Un noioso appunto che viene da lontano, in questi giorni in cui si parla tanto di congresso:

“È possibile ed anzi frequente che in un Paese come l’Italia (e in molti altri), in una circoscrizione elettorale fra quelle politicamente più mature, che gli iscritti in un partitodemocraticonon siano più di cinquecento, ma i voti raccolti siano trenta o quarantamila, e anche molti di più: con il che in base a vaghe speranze e induzioni, trenta o quarantamila cittadini hanno delegato la loro sovranità a uomini che non conoscono e a una struttura politica della quale non sanno niente.
Eppure se almeno i cinquecento iscritti nella nostra ipotesi fossero individui di qualche capacità e potessero partecipare alla direzione effettiva del partito nella loro circoscrizione elettorale, un minimo (molto minimo) di democrazia sopravviverebbe. Ma chi ha qualche dimestichezza con la vita reale dei partiti in Italia (e altrove) sa che di cinquecento iscritti è molto se trenta o quaranta ne frequentano con assiduità le assemblee; che l’atmosfera interna dei partiti, dove l’assenza di ogni sostanziale garanzia giuridica offre campo illimitato all’intrigo, scoraggia e respinge gli uomini più seri, intelligenti e capaci; che per conseguenza le gerarchie naturali dell’intelligenza e del merito sono rovesciate; che fra gli attivisti c’è buona parte di innocui ingenui, mentre alcuni furbi hanno soli la possibilità di manovrare le assemblee e di parlare in nome del partito; che infine il problema delle finanze del partito è quantomai inquietante e consente l’inserimento e la prevalenza di interessi molto contraddittori e spesso di tal natura da non potersi confessare. Onde la deformazione e degradazione di un commercio a trattativa privata del potere politico e di una vendita delle candidature: sistema a confronto del quale un’asta pubblica del potere e delle cariche politiche sarebbe meno immorale e meno antidemocratica.”

G. MARANINI, La Costituzione che dobbiamo salvare, Milano 1961, 43-44.

uno schema rende tutto più chiaro

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