interno Travaglio

Il 4 ottobre 2013 si è svolta la seduta della Giunta per le elezioni del Senato, sul procedimento di decadenza di Berlusconi. Vengono udite, come di prassi, le parti interessate. Tra le quali Ulisse Di Giacomo, primo dei non eletti del PdL in Molise, che subentrerebbe a B. in caso di decadenza. Riportiamo volentieri le parole dell’avvocato Di Pardo, legale di Di Giacomo – che vogliamo immaginare mentre si sfrega le mani nella sua splendida terra molisana – che superano Travaglio, in impennata, a destra e a sinistra. Certo che non c’è più il PdL di una volta…

[l’intervento è un po’ lungo, grassetti miei, ma merita tutto]

DI PARDO, avvocato rappresentante dell’onorevole Di Giacomo. Signor Presidente, sono da solo in rappresentanza dell’onorevole Di Giacomo, quindi, il mio intervento sarà rapidissimo, atteso che le argomentazioni sono già state sviluppate nelle memorie e che voi avete piena cognizione della materia.

Ci rivolgiamo alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari per l’applicazione uniforme del diritto. Ci rivolgiamo alla Giunta affinché la norma in questione sia applicata in maniera uguale ad ogni cittadino.

Nella sua memoria, il senatore Berlusconi ha contestato la non imparzialità dei componenti della Giunta sentendosi, qualche modo, leso dalla circostanza che la sua questione non venga trattata da un giudice terzo e imparziale. Va riferito però che è la stessa Costituzione a prevedere questo: essa infatti non prevede che le questioni vengano trattate da un giudice terzo imparziale, ma richiede un giudizio di parte, cioè un giudizio che viene reso dagli stessi senatori che, per definizione, non sono terzi e imparziali. E non mi riferisco soltanto ai senatori che compongono la Giunta delle elezioni ma a tutti i senatori. Tutti i senatori hanno espresso giudizi sulla posizione del senatore Berlusconi; sono state svolte delle riunioni – anche ieri, mi sembra – nelle quali si è presa posizione; i vari Gruppi hanno le loro idee sulla vicenda.

Quindi, nessun senatore è terzo rispetto a questa situazione; nessun senatore presenta quelle caratteristiche di imparzialità proprie di un giudice.

Quindi, applicando all’estremo la tesi sostenuta dal senatore Berlusconi, nessuno dei senatori potrebbe giudicare e pronunciarsi nel voto definitivo. Questo per mostrare come l’argomentazione non regga.

Non si tratta di un giudizio davanti a un magistrato, ma di un giudizio di una Giunta, di un organismo che è politico, e questa non è una penalizzazione ma una garanzia in più. È una garanzia perché l’Assemblea non deve individuare un privilegio ma garantire il senatore da eventuali azioni persecutorie. Egli ha quindi una garanzia in più rispetto a quelle riconosciute a tutti i normali cittadini.

Voglio poi riferire che se il senatore Berlusconi fosse stato sottoposto – come tutti i cittadini – alla decisione di un giudice terzo e imparziale, a questo punto non sarebbe più senatore, perché la giurisprudenza sulla legge Severino è granitica: il Consiglio di Stato ha già chiarito tutto e non c’è nulla da dire.

Il Consiglio di Stato ha già chiarito che non si tratta di una norma penale, che non è una norma incostituzionale e che essa si applica anche a sentenze intervenute per fatti commessi in data precedente alla sua entrata in vigore. Non vedo quindi perché il senatore Berlusconi debba ricevere un trattamento diverso da quello che hanno ricevuto tutti i cittadini della Repubblica italiana. La pretesa mi sembra infondata: voi siete chiamati ad applicare la legge, non a individuare una posizione di privilegio a favore di un cittadino.

L’organo terzo e imparziale, al quale il senatore Berlusconi si richiama – cioè il giudice – applicando rigorosamente la legge nei confronti del signor Miniscalco l’ha dichiarato decaduto, anzi non gli ha proprio consentito di accedere al ruolo di consigliere regionale. Il giudice amministrativo, ancora, nei confronti dell’onorevole Iorio, ex presidente della Regione Molise, è stato allo stesso modo rigoroso e lo ha dichiarato decaduto dalla carica di consigliere regionale per reati ben meno gravi di quelli accertati a carico del senatore Berlusconi. Proprio ieri, lo stesso Tar del Lazio, per l’ipotesi del consigliere comunale Andrea Alzetta ha confermato questo orientamento, ha escluso qualsiasi ipotesi di incostituzionalità e un effetto retroattivo della norma e lo ha dichiarato decaduto.

Questa è la legge e questo è il modo in cui un giudice terzo e imparziale la applica nei confronti di tutti i cittadini della Repubblica. Questa è la regola e, se non vogliamo individuare una posizione di ingiustificato privilegio, non vedo perché questa legge non debba essere applicata così com’è anche nei confronti del senatore Berlusconi, a prescindere dalla circostanza che i reati accertati a suo carico sono addirittura ben più gravi di quelli contestati agli altri comuni cittadini che, ripeto, non possono ricoprire cariche elettive per questo motivo.

Sulla questione di costituzionalità, il Consiglio di Stato ha chiarito. Le parole riportate nella memoria riguardo all’indegnità morale, infatti, non sono mie ma del Consiglio di Stato che – ripeto – ha chiarito che la legge Severino non fa altro che stabilire dei principi. Ricordo a me stesso, che tale legge è stata votata da tutte le forze politiche in un momento particolare, in cui c’era una situazione di particolare degrado nella vita politica. Pertanto, mi sembra strano che oggi qualcuno la contesti.

Tale legge stabilisce il principio che chi vuole accedere ad una carica pubblica rilevante deve avere determinati requisiti morali, che non sono – mi sembra – né irragionevoli né sconcertanti. Il fatto di richiedere che chi partecipa alla formazione delle leggi dello Stato – che tutti i cittadini devono rispettare – non sia stato condannato per una frode fiscale ai danni dello stesso Stato e non sia colpito da un ordine di carcerazione non mi sembra assolutamente un requisito irragionevole. Mi sembra invece un requisito logico e coerente con un’impostazione rigorosa.

A questo punto, si solleva il problema della costituzionalità. Non penso onestamente – e qui concludo – che la Giunta delle elezioni abbia la possibilità di sollevare una questione di costituzionalità. Questo per diversi ordini di ragioni: in primo luogo, perché abbiamo detto che non è un giudice terzo e, in secondo luogo, perché la decisione finale non spetta alla Giunta, che rappresenta un passaggio intermedio. La questione di costituzionalità dovrebbe sollevarla esclusivamente l’Aula, nel momento in cui adotta la sua decisione finale, e mi sembra irreale che l’Aula, che è il legislatore, sollevi una questione di costituzionalità su una legge che essa stessa ha votato.

Il punto fondamentale però (che ritengo veramente sconcertante) mi sembra il seguente. Nella memoria del senatore Berlusconi, si chiede in definitiva che la Giunta rimetta alla Corte costituzionale la questione, cioè sollevi la questione di costituzionalità rimettendo gli atti alla Corte; questo dovrebbe addirittura avere una sorta di effetto sospensivo dell’efficacia della norma. In sostanza, si attribuisce quasi alla Giunta il potere di sospendere (perché se non si pronuncia la decadenza, vuol dire che la norma non trova applicazione), fino alla pronuncia della Corte, gli effetti di una norma approvata dal Parlamento, valida ed efficace per tutti, tant’è vero che abbiamo detto che i comuni cittadini stanno a casa.

Ora, la Giunta non ha questo potere. Il potere di sospendere gli effetti di una norma di legge spetta esclusivamente alla Corte costituzionale, né la Giunta può, semplicemente per il fatto che ha un dubbio sulla costituzionalità di una norma, non applicare la legge e ritardarne l’applicazione in attesa della pronuncia della Corte. Non lo può fare il giudice, non lo può fare la Giunta, ma soprattutto la Giunta non può paralizzare l’effetto della legge e impedire che l’Aula si pronunci.

Quindi, da un lato, mi sembra che non ci sia la competenza della Giunta di sollevare la questione di costituzionalità, d’altro canto mi sembra che la Giunta non possa comunque – se anche volesse sollevare una questione di costituzionalità rimettendo gli atti alla Corte – interrompere il procedimento che dovrebbe concludersi con la presa d’atto della incandidabilità sopravvenuta del senatore Berlusconi.

Allo stesso modo, le altre questioni, le richieste di rinvio alla Corte di giustizia o alla Corte europea dei diritti dell’uomo, mi sembra che abbiano poco a che vedere con questo procedimento, che ha come suo unico presupposto l’esistenza di una sentenza di condanna penale irrevocabile.

Quindi insisto nelle stesse conclusioni.

digiacomo

Ulisse Di Giacomo some time ago

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