Renzi /3

L’8 dicembre si avvicina, ed è giunto il momento di decidersi.

Partiamo dal coming out: voterò Renzi. E per completare il quadro delle confessioni: nelle (illusorie) primarie per la premiership votai (felicemente) Bersani.

Perché? Ero convinto che Bersani sarebbe riuscito a maneggiare meglio quella complicata coalizione ItaliaBeneComune. Cosa di cui sono ancora convintissimo. Con il piccolo problema che quella coalizione non è mai arrivata al Governo e con tutte le probabilità mai ci arriverà, visto che oggi non esiste più.

Siccome non è una scelta facile (ripercorribili qui e qui i dolori di un giovane Faraguna), e – immagino per molti – anche pessima e incomprensibile, cerco di raccontarvi perché, e poi magari se ne discute. E magari pure di persona.

Istruzioni per l’uso.

 1) (prima premessa): trovo che, al contrario della rappresentazione che se ne sta dando, queste siano delle belle primarie. Tre (o quattro, per ora) candidati caratterizzati da profili diversi, ed ognuno forte a suo modo. Trovo siano primarie molto più frizzanti di quelle che abbiamo visto finora.

2) (seconda premessa): il fatto che vi sia molta indecisione in giro non mi pare un segno di debolezza politica, mi pare al contrario una svolta dentro al PD. Sono le prime primarie in cui non si vota automaticamente per provenienza politica. Non si vota il candidato che viene dai DS perché è la tua stessa storia. Quello della Margherita perché sei della stessa parrocchia. E questo anche perché comincia ad essere significativa la quota dei “nativi democratici”. Tra i quali mi annovero.

renzi_ruota

3) (Renzi è simpatico) Matteo Renzi non lo sopporto. Mi sta proprio antipatico. A pelle. Per le espressioni sospese della faccia (foto). Per quel toscaneggiamento da commedia all’italiana (viva gli Etruschi!). Non lo posso proprio vedere. Ebbene: dopo attenta riflessione ho valutato che non è l’antipatia superficiale l’elemento da cui si può trarre una scelta politica.

4) (Renzi dice un sacco di cose su cui non sono d’accordo) E di tutte le sue dichiarazioni che non condivido affatto? quelle sull’amnistia, le ricostruzioni fantasiose di fondi in conto capitale con cui coprire spesa corrente, sul Sindaco d’Italia e mille altre ancora…? Tutto vero, ma la politica è un’aggregazione approssimativa, e valutassimo con la medesima attenzione tutte le esternazioni di chi – facendo politica – ogni giorno è più o meno costretto a esternare, non saremmo più d’accordo nemmeno con noi stessi. Figuariamoci con Pittella, Civati o Cuperlo.

5) (se voti un candidato, gli altri non hanno la peste) Degli altri candidati non dirò perciò che c’hanno la peste, che sono ladri, che sono bastardi. Perché non lo penso. Non voto Cuperlo, molto semplicemente, perché rappresenta una ditta che politicamente ha sbagliato tutto pochi mesi fa (e forse anche da molto più tempo), e la responsabilità politica – che non è una cosa personale – va fatta valere. Non si può ridare responsabilità a chi l’ha usata male solo pochi mesi fa. Perché l’avrei votato volentieri 20 anni fa, quando non avevo il diritto di voto. Non voto Civati, che mi piaceva e mi piace un sacco come voce politica democraticamente distonica, come blogger, come consigliere regionale: non lo voto perché quando stai in Parlamento e ti candidi a dettare la linea del partito non puoi andartene da solo di fronte alle scelte più complicate dei tuoi, per quanto ne contesti il merito, e pure il metodo. E magari c’hai pure ragione. Ma non puoi non votare la fiducia al Governo presieduto dal “tuo” Presidente del Consiglio. Votare Civati, perciò, non significa votare un segretario, ma votare una minoranza intransigente dentro a una segreteria. Prospettiva rispettabile, ma la vita è troppo breve e piena di cose belle da fare, e ho deciso di non adottarla.

Superati – dopo diverse sedute di autocommiserazione – gli ostacoli di natura meramente emotiva, le obiezioni “prestuose”, e le due parole sugli altri, ora viene il bello.

6) Perché Renzi?

In questi giorni ho parlato di congresso in strada, in partito, al telefono, in bus, in università, nei luoghi della (mia) vita insomma. E ho desunto queste risposte. Andate a un’iniziativa di Renzi: l’ho vissuto nella campagna elettorale regionale, quella che si è conclusa con il miracolo Serracchiani. La platea è totalmente stravolta rispetto a una normale iniziativa targata PD: riduzione dell’età media di 30 anni (40 a Trieste), decuplicamento dell’entusiasmo. Entusiasmo intorno a un simbolo (diciamocelo, intorno a un leader, con tutti i rischi che ciò comporta): e i simboli, in politica, non sono una cosa da poco. L’entusiasmo non è una cosa da poco.

Ci sono quelli che hanno vent’anni. Quelli che non hanno lavoro, quelli che ne hanno uno biennale, annuale, semestrale. Che non sanno cos’è un sindacato. Ci sono quelli che riconosco come miei simili. Quelli che stanno leggendo questo post, probabilmente. Quelli con cui whatsappi ogni santo giorno… È la capacità rappresentativa in politica non è esattamente un aspetto secondario. È la capacità di creare sogni, speranze, militanze. E nel PD sul punto c’è qualche piccolo problemino di parzialità della capacità di rappresentare, che poi si trasforma in ingiustizia sociale, che poi si trasforma in un plebiscito di voti tra pensionati e pubblico impiego, ma in una emorragia di voti tra giovani e lavoratori autonomi.

In un partito che, senza cattiveria e proprio perché gli vogliamo bene, mi ha indotto a un necrologio (perdonate l’autocitazione, siccome “questo PD è davvero morto” sarebbe bello dire che quel PD è morto, e questo è vivo).

Insomma, provatelo: arriva Renzi e ci sono anche quelli che quando il PD fa le sue cose, normalmente, non ci sono. Quelli che non sono assunti a tempo indeterminato. La maggioranza della mia rubrica telefonica e di quella di coloro che stanno leggendo questo post (l’argomento l’avete già letto? Vi rimando a un bel post, anticipatamente lucido). Quelli che non facendo parte del blocco sociale storico rappresentato dal PD, non vi hanno finora trovato un riferimento politico.

E che facciamo, ci pieghiamo al leaderismo cesaristico? Vero il rischio c’è, ma vista la vaga conflittualità e contendibilità (finora pure troppa) della leadership in area democratica, mi sa che abbiamo pure tutti gli anticorpi per ovviare alla distruzione dell’unico patrimonio politico non personalista.

7) (con Renzi si vince?) Infine c’è l’argomento che “Con Renzi si vince”. Che al sottoscritto convince poco, perché mi ricorda la brillantezza d’analisi democristiana di Mino Martinazzoli (“è chiaro a tutti che bisogna vincere, non è chiaro a nessuno del perché bisogna vincere, ovvero per fare che cosa”). E un po’ non mi convince perché temo che nessuno possa sopravvivere indenne alla segreteria del PD, e magari Renzi tra uno o due anni non sarà lo stesso cavallo vincente che pare essere ora. Però capisco le ragioni della sua circolazione: perché se togliamo i governi con il PdL e quelli sotto al ricatto di Mastella, Rossi, Turigliatto, &co., dopo 13 anni sarebbe bello provare davvero a governarlo questo Paese.

 Così è, ma se vi pare discutiamone.

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f.y.i.

In virtù delle splendide normative Monti-Severino (circa le stesse in base alle quali non si capisce ancora bene se un condannato in via definitiva per elusione possa rimanere Senatore) gli amministratori locali sono tenuti alla pubblicazione della propria situazione patrimoniale e dei redditi (e pure quella di coniuge, fratelli, genitori, nonni, figli e nipoti salvo questi non vi acconsentano).

Bene la trasparenza! Poi capita che si crei enorme entusiasmo intorno alla trasparenza e la pubblicazione diventa una grande notizia, tale da conquistare la prima (intera) pagine della cronaca, con tanto di tabelline illustrative. Nessuna notizia sbagliata: per completezza di informazione, in tempi di grande attenzione al tema, mi pregio però di informare i lettori che il mio lussuosissimo tenore di vita si giova in realtà anche (direi soprattutto) di un assegno di ricerca della mirabile cifra di 19.120,30 euro (si sa che l’accademia, soprattutto quando hai 30 anni, rende!). Tale importo, non essendo a norma di legge reddito assoggetabile a IRPEF, non compare nelle cifre di cui all’imperdibile notizia di stampa.

Per dovuta informazione, il Vostro affezionatissimo

P.

TLT (seconda stella a destra) /2

Il 28/10/2013 il TAR del FVG si è pronunciato su un ricorso che chiedeva l’annullamento delle elezioni regionali perché Trieste non è in Italia, gavemo le carte, etc. Contro ogni aspettativa (!) la sentenza – pronunciata (come tutte le sentenze) in nome del popolo italiano – ha dato torto al ricorrente.

È piuttosto articolata, ma se vi interessano queste cose, vi raccomando caldamente di trovare il tempo di leggerla integralmente (qui).

Anche perché, oltre a una rigorosa ricostruzione storico-giuridica di un tema delicato sul quale ci eravamo già soffermati, vi si trovano delle chicche notevoli, di cui appunto a mo’ di esempio i paragrafi che seguono:

7. Nell’ambito delle richieste conclusive del ricorso, sia pure subordinatamente, si chiede al TAR di sospendere il giudizio inviando gli atti alternativamente al Governo Italiano o alle Nazioni Unite perché provvedano a iniziare l’iter della nomina del governatore del Territorio libero di Trieste. Si tratta di una domanda palesemente inammissibile, non contemplata da alcuna norma di legge ed esulante dai poteri di questo o di alcun giudice al mondo.

11.2 In sostanza, il cosiddetto territorio libero non era affatto libero, era uno Stato claudicante dalla nascita, sotto tutela, dimezzato, privo di essenziali attributi tipici della sovranità (possibilità di libera scelta del capo dello stato, autonomia nella politica estera, gestione dell’ordine pubblico e la dotazione di forze armate), molto simile per struttura alle ex colonie (come, ad esempio la Somalia) affidate al mandato fiduciario delle Nazioni Unite in attesa di conseguire l’indipendenza, ma – a differenza di queste – sottoposto permanentemente a una sorta di sovranità limitata, con un capo di stato per legge straniero.

15.7 In altri termini, dopo il Memorandum di Londra, il Trattato di Helsinki e il Trattato di Osimo, i confini tra Italia e Jugoslavia (oggi Slovenia) vanno considerati un elemento giuridicamente pacifico e indiscusso, così come la necessitata conseguenza che il mai nato territorio libero non è più oggetto di interesse per il diritto ma è divenuto terreno di studio per gli storici.

 21.2 […] Questo Tribunale concorda in pieno con la parte ricorrente sulla mancanza di alcun significato giuridico delle manifestazioni di piazza, sia quelle del 1953, sia quelle del 2013, tra l’altro numerose e di opposto orientamento.

22.1 […] oggi è possibile viaggiare da Muggia a Cascais senza passaporto, senza attraversare confini presidiati e utilizzando una stessa moneta, il che non sarebbe più consentito ove – come vorrebbe parte ricorrente – si ripristinasse una frontiera sulle foci del Timavo, sul Carso e sul Quieto.

22.2 La creazione di una comunità transnazionale e transfrontaliera pacifica e prospera in questa zona della mitteleuropa, incrocio di genti diverse, è ovviamente una prospettiva seria e da perseguire, giuridicamente sancita in vari accordi internazionali, la quale certamente verrebbe compromessa e minata alla radice dalla riesumazione di uno stato semicoloniale a sovranità limitata com’era il defunto territorio libero previsto dal Trattato di Parigi del 1947, per sua natura e struttura foriero di tensioni e dispute infinite.

 23.1 […] in nessun Paese democratico è consentito utilizzare la libertà di parola per incitare alla commissione di reati, anche di natura fiscale, e in genere a comportamenti illeciti (vedi articoli 414 e 415 del codice penale) o per commettere direttamente reati, come, ad esempio, il reato di abuso della credulità popolare (articolo 661 del codice penale).

 24. Questo Collegio, investito della questione del territorio libero, deve inquadrare il tentativo di evocare l’ectoplasma di uno pseudo – stato, mai nato e da decenni improponibile dal punto di vista giuridico internazionale e nazionale, in una prospettiva storica oltre che giuridica o meglio storico-giuridica, come del resto fa il ricorrente stesso sia nel ricorso introduttivo, sia a pagina 4 della memoria depositata il 23 luglio 2013, sia infine nella memoria depositata il 18 settembre 2013.

 25. In conclusiva e estrema sintesi, il cosiddetto territorio libero di Trieste giuridicamente non è mai esistito e non esisteLa sua astratta previsione ad opera del Trattato di pace di Parigi del 1947, mai attuata, è stata espressamente e legittimamente abrogata da altri Trattati internazionali, in particolare dal Memorandum di Londra del 1954, dal Trattato di Helsinki del 1975 e dal Trattato di Osimo sempre del 1975, con disposizioni confermate da numerosi altri accordi internazionali.

tanjevic

p.s. e la foto, che c’entra? C’entra, perché l’unico vero rammarico è che sfuma il sogno di vedere Boša Tanjević nominato Governatore del TLT 

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