contro le preferenze

Ho partecipato come candidato a una sola elezione. C’erano le preferenze. Prima candidatura di un 27enne di poche speranze, iscritto da pochissimo al partito, senza gruppi organizati, parrocchie, sindacati di sostegno. Eppure con le preferenze me la sono cavata benino. Nella classifica “alta” della mia città, diciamo così, con lo stupore di molti (innanzitutto del sottoscritto).

La premesssa non è autocelebrativa, ma è giusto per dire mi trovo abbastanza a mio agio davanti alle preferenze.

Eppure si trattava di una circoscrizione di 180.000 aventi diritto al voto. 600 candidati. Più o meno tutti avevano un parente sotto al secondo grado candidato. La contendibilità del voto era altissima, la soglia da raggiungere bassa.

Le cose vanno molto diversamente se la circoscrizione conta 500.000+ elettori e i candidati sono poche decine. Per essere eletto hai bisogno di (decine di) migliaia di persone che scrivano il tuo nome sulla scheda. Per arrivare a decine di migliaia di persone hai bisogno di (in ordine di importanza): a) molti soldi e molto tempo da investire nella campagna elettorale b) molta visibilità c) generare un forte interesse affinché qualcuno scriva il tuo nome su una scheda d) gruppi di sostegno strutturati e organizzati.

Una miscela di elementi che porta in direzione perfettamente opposta a una leale contendibilità del seggio, né tantomeno assicura la qualità dei rappresentanti o la capacità rappresentativa degli eletti e delle Camere nel loro complesso. Non a caso il voto di preferenza, in tutto il mondo appena appena civilizzato, e perciò in Paesi con una presenza di criminalità organizzata un tantino meno radicata di quella italiana, è un’anomalia (se non un’assoluta rarità).

contendibilità

contendibilità

Un buon sistema elettorale dovrebbe perseguire la contendibilità dei seggi + qualità dei rappresentanti + capacità rappresentativa: tre elementi che il Porcellum ha volontariamente distrutto, in presunto favore della c.d. governabilità (diciamo così: ragionevole agilità di formare un governo sulla base dei risultati delle elezioni del parlamento).

Una legge elettorale, quella, pessima (e incostituzionale). Ora però è davvero pericoloso semplificare al punto da dire che il Porcellum faceva schifo ed era incostituzionale perché non prevedeva le preferenze. Era una legge pessima (e incostituzionale) per vari motivi, combinati meschinamente tra loro.

Tra questi:

  • Perché prevedeva la possibilità delle candidature plurime, con opzione successiva (i big si candidano in tutte le circoscrizioni, e decideranno dopo dove optare, per influire sull’entrata dei candidati risultati primi non eletti).
  • Perché al Senato il premio di maggioranza veniva frammentato regione per regione, generando elevate probabilità di risultati difformi tra le Camere (caso puntualmente verificatosi nella XVII legislatura, e quasi verificatosi nella XV).
  • Perché non prevedeva alcun meccanismo di promozione della parità di genere.
  • Perché alla Camera prevedeva un premio di maggioranza potenzialmente enorme, senza fissare soglie minime di accesso.
  • Perché le circoscrizioni erano enormi, e così le liste bloccate erano un elenco infinito di eletti (sono convinto che nemmeno un Parlamentare eletto in Lombardia sappia dire a memoria chi sono i Parlamentari eletti in Lombardia).

Gli ultimi due punti -oltre alla stessa scelta di una formula elettorale proporzionale- sono quelli veramente critici della proposta di legge di cui si ragiona in questi giorni. Il 35% è una soglia sufficientemente alta per “regalare” il 18% dei seggi bonus? Probabilmente no. Le circoscrizioni sono sufficientemente piccole, in modo da garantire un legame sufficientemente stretto tra territorio ed eletto? Probabilmente no.

Auspicarsi che il dibattito si concentri su quei punti è chiedere troppo? Probabilmente si.

E invece tutti a menarsi sulle preferenze, come se non avessimo già abbastanza grane. Tre forze politiche potenzialmente equivalenti, tra le quali una ha la missione sociale di eliminare le altre due (eppure propende per il proporzionale), e le altre due hanno un radicamento politico del tutto diverso (che rende il csx forte sui territori e molto più debole nel voto nazionale). Inventarsi un sistema elettorale appena appena funzionante è una sfida già sufficientemente difficile, non c’è bisogno di distrarsi.

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