Dichiarazioni Anticipate di Trattamento

Testamento biologico. Per capirsi. Dichiarazioni anticipate di trattamento per usare un’espressione più appropriata, posto che con il testamento si dispone dopo la morte.

Fatto sta che ieri la Giunta municipale di Trieste ha licenziato la proposta di regolamento che disciplina il servizio di deposito e custodia delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

L’ha fatto su input del Consiglio comunale (con un ampio sostegno, dal M5S ai candidati sindaco del cdx Bandelli e Antonione, a tutta la maggioranza di csx) che un po’ di tempo fa aveva approvato -non una ma- due mozioni sul tema (se n’era parlato quiqui). E, diciamocelo una volta con soddisfazione e un po’ di fiducia (in questi tempi ne abbiamo disperatamente bisogno) l’ha fatto con il sostegno, la spinta, l’elaborazione convinta del Partito Democratico di Trieste.

Il regolamento è uscito da un percorso di approfondimento mooolto attento (pure troppo, visti i tempi non esattamente fulminei), fatto con l’ambizione di fare un bel lavoro.

In due parole, come funziona (qui il testo completo, graditi suggerimenti e commenti):

Il Comune riceve le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT). Si tratta della manifestazione di volontà con cui una persona, capace di intendere e di volere, esprime la sua volontà circa i trattamenti medici ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato.

Il Comune può ricevere la DAT oppure ricevere la dichiarazione che la DAT è conservata presso un depositario (ad esempio un familiare, il medico di fiducia, un notaio…).

Il dichiarante nomina uno o più fiduciari che in caso di necessità possono accedere al servizio e ritirare la dichiarazione, per farla conoscere a chi di dovere, avendo la certezza della data di presentazione e della provenienza da parte del dichiarante.

Si dirà: le DAT non risolvono tutti i problemi. Che succede se il medico si rifiuta di riceverla? Che succede se tutti i fiduciari si schiantano in macchina contemporaneamente al dichiarante? Che succede se la casa del depositario prende fuoco? Che succede se crolla il Comune…?

Ecco: anche nei Paesi dove le living will sono normate già da molti decenni (chissà perché da queste parti si arriva sempre un po’ tardino), non c’è strumento per risolvere tutti i problemi della vita e del fine vita. Anche semplicemente perchè non tutti i cittadini, ovviamente, sono obbligati a redigere le dichiarazioni anticipate e resteranno sempre casi complicati in cui medici e familiari dovranno decidere che fare.

E perciò è nel migliore dei casi ingenuo (nel peggiore è un’azione di polemica in malafede), pensare che possa esistere uno strumento tecnico che risolve tutti i problemi del fine vita nel terzo millennio. Le amministrazioni pubbliche si possono però attivare per rendere un po’ più semplice anche le fasi più complicate della vita. E questo stiamo cercando di fare: il servizio che il Comune si appresta a istituire fornisce data e provenienza certa alle dichiarazioni. E non è un punto da poco.

Spesso la questione è infatti collegata in Italia alla triste storia di Eluana Englaro. Si ricordi allora che solo qualche anno fa un giudice, al fine di autorizzare l‘interruzione dei trattamenti di sostegno vitale, ha ricostruito la volontà della persona (anche) sulla base della “tensione del suo carattere verso la libertà” e della “inconciliabilità della sua concezione sulla dignità della vita con la perdita totale ed irrecuperabile delle facoltà motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all’altrui volere”  (così il decreto della Corte d’Appello di Milano). Si capisce allora che un testo nero su bianco – che attribuisce data e provenienza certa alla dichiarazione – può risolvere un bel po’ di problemi.

Nel frattanto è all’attenzione della Regione FVG la proposta di inserire le dichiarazioni anticipate di trattamento nella carta regionale dei servizi che ha anche funzione di tessera sanitaria elettronica, in modo tale da perfezionare ulteriormente l’operatività di uno strumento di cui già molti Comuni si sono dotati.

E di cui il Comune di Trieste, dopo che la proposta avrà compiuto il suo iter consiliare, si appresta pure (e finalmente) a dotarsi.

capezzale

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