Autorità Portuale Trasparente

Nel comitato portuale dell’Autorità Portuale di Trieste si vivono settimane frizzanti. Il Comitato, prima  non convocato per vari mesi, si riunisce in una seduta burrascosa. Le istituzioni elettive (Comuni, Provincia, Regione) chiedono maggiore trasparenza.

Oggi la risposta: la seduta del Comitato è aperta alla stampa, ma non a il Piccolo (ok i giornalisti, ma solo quelli che vogliono loro).

In effetti l’Autorità Portuale non ha grande confidenza con la trasparenza.

Qui sotto l’estratto dal sito, sezione “amministrazione trasparente” – “affidamenti appalti pubblici” (milioni e milioni di euro, per indenderci) – “anno 2012”.

Trasparente come l’acqua di sorgente:

trasparenza autorità portualeQui il link (se – giustamente – non ci credete), qui la visualizzazione da tablet (trasparentissima).

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addendum: mi segnalano che il formato è imposto dalla normativa applicabile, e mi pare giusto precisarlo qui. Ora, al di là della ragionevolezza della normativa applicabile destinata evidentemente non a utilizzatori finali ma a utenti professionali, e al fatto che sarebbe il caso di compilare anche un formato più leggibile (come fanno molte istituzioni), gli accorati inviti alla trasparenza pare abbiano avuto effetti da tragicommedia.

 

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quiz

Un ente pubblico vuole spostare la localizzazione di un mercato anacronisticamente collocato in una zona decisamente centrale e strategica.

IPOTESI a) Può andare a cercare un terreno non di sua proprietà, acquistandolo con i soldi del contribuente, magari nel bel mezzo di un sito inquinato, per di più fuori dal terreno del Comune, in modo tale da mettersi pure nelle condizioni di perdere parte del gettito fiscale generato dalle attività del mercato;

 

IPOTESI b) L’ente può restituire il terreno non suo, sul quale come era prevedibile non è nel frattempo sorto alcun mercato, e può così recuperare i soldi del contribuente; poi può cercare un terreno già di proprietà dell’ente, per di più non inquinato, e – senza spendere un euro del contribuente – può decidere di mettercelo lì il mercato, senza perdere il gettito fiscale di cui sopra.

Provate a ipotizzare che quel sito anacronistico sia in Campo Marzio a Trieste, alla fine delle rive più belle del centro Europa, e provate immaginare che il sito inquinato di cui ad a) sia alle Noghere, mentre la soluzione di cui a b) sia in via Brigata Casale.

Provate a immaginare che l’ipotesi a) l’abbia scelta Roberto, mentre l’ipotesi b) l’abbia scelta anche Roberto.

Roberto chi?

Soluzione semplicissima (8 : 8): Ricchissimi premi in palo

mercato

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Mezzo Milione di €

Abbiamo chiesto al Sindaco a quanto ammontano gli emolumenti complessivi percepiti da amministratori delle società partecipate dal Comune di Trieste, amministratori indicati direttamente o indirettamente dal Comune di Trieste. Precisamente: gli abbiamo chiesto a quanto ammontano oggi e a quanto ammontavano al momento del suo insediamento. La risposta è una lettura interessante (qui stampa), e sintetizzabile in queste cifre: da più di 900.000€ dell’era Dipiazza ai meno di 400.000€ dell’amministrazione Cosolini.

Mezzo milione di euro di risorse liberate a favore delle società e dei servizi fondamentali che queste erogano (trasporto pubblico, acqua, luce, gas, riscossione tributi…). A favore dei cittadini, in buona sostanza.

A ciò si aggiunge l’alto profilo delle nomine che, con il beneficio del vaglio di un comitato di garanzia voluto dal Sindaco, ha portato alla scelta di amministratori di altissimo profilo nazionale e internazionale (professionisti, manager, docenti universitari).

Il puntuale confronto con la situazione precedente (rapporto tra profilo delle competenze ed emolumenti percepiti, prima e dopo) darebbe un quadro impietoso, capace di mettere a rischio l’ordine pubblico. Ci pare preferibile cambiare verso, e guardare avanti, nella giusta direzione.

Però diciamolo: la musica è cambiata, perché abbiamo scelto che cambiasse, e questa ci piace assai di più.

partecipate

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dehors dei copi

In Italia esistono emanazioni di poteri pubblici che vengono esercitati con arroganza imperiale, fuori da ogni realtà economica e sociale, da chi ha il pregio di non dover rispondere a nessuno. Il regolamento dehors adottato a Trieste ne è l’ultimo esempio. È pieno di rigidità volute dalla sovrintendenza (divieti a pedane esterne, fioriere, divanetti, vincoli sui colori degli arredi, e altre amenità), con la quale però è necessario raggiungere un’intesa affinché il regolamento venga approvato. In quanto tale è un risultato del tutto insoddisfacente, anche perché a Trieste l’invasione degli arredi esterni non sembrava un’emergenza sociale (vedi immagine), ma il Comune non aveva altra scelta che approvarlo (e l’hanno capito quasi tutti con 30 voti favorevoli e solo 8 contrari). Il 30 aprile scadeva infatti l’ultima proroga e se il regolamento non fosse stato approvato (inghiottendo le irragionevoli rigidità volute alla sovrintendente), dal giorno successivo tutti i locali nel centro storico avrebbero dovuto rinunciare a qualunque installazione esterna (=stagione persa).

Purtroppo a Trieste e in tutto il Paese questo non è affatto l’unico esempio di potere pubblico esercitato in questo modo. Se solo i rappresentanti dei cittadini, a tutti i livelli, si concentrassero sulla fonte del problema, adoperandosi per risintonizzare il potere pubblico con la realtà sociale ed economica che amministra, piuttosto che cercare di trarne qualche vantaggio indiretto speculando alla foce, potremmo forse sperare staremmo tutti un tantino meglio.

tipica immagine di dehors che compromettono il decoro urbano a Trieste

tipica immagine di dehors che compromettono il decoro urbano a Trieste

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Italia30anni

Nel 1977 guadagnava il 12% in più della media nazionale di reddito. Oggi guadagna il 3% in meno. E non ha  il permesso di lamentarsi: su cinque suoi simili uno non guadagna nulla: disoccupazione 20%. È il trentenne italiano nel 2014 (25-34anni). Sono io.
Ha studiato troppo? Balle: il 20% dei suoi simili è laureato, a fronte del 34% dei coetanei europei. Avendo pagato tasse molto più care dei simili europei (altra balla: l’università in Italia costa troppo poco).
E di quei (relativamente) pochi laureati molti se ne vanno (uno su quattro dei trasferiti all’estero è laureato, uno su dieci solo un decennio fa).
A ciò si aggiunge la (non)prospettiva previdenziale, il furto legalizzato della gestione separata INPS, le politiche familiari che esistono solo in una certa retorica bigotta quando c’è da scagliarsi contro le famiglie same-sex, e non quando c’è da stanziare le risorse.

Per i 20enni è possibilmente peggio.

Un immenso patrimonio di intelligenze, forze, entusiasmo, innovazione buttati nel cesso. Accanto a un’enormità di lavoro che si avvita su se stesso, brontolone e garantito, e che tutti noi vediamo tutti i giorni nei luoghi del nostro vivere.

E quindi? A me pare che siamo troppo poco incazzati, e che la rottamazione dovrebbe valere per tutti i settori della società, e che a fronte del dibattito che si leva in queste settimane (staffetta generazionale, sistemi sani e non sani) io non ho dubbi: bisogna far lavorare di più i giovani, se il prezzo è far lavorare di meno i vecchi, lo si paghi. italia30anni

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