Livorno e(è) la sinistra?

Chi ha vinto le elezioni amministrative? Dopo l’anomala sbornia europea, dove i risultati ammettevano poche acrobazie interpretative, siamo tornati all’italica normalità: hanno vinto tutti, purché sia io.

E ora, al di là dei dati (vedi), che mi sembrano anche in questo caso abbastanza chiari, c’è qualcosa di nuovo – e mi azzarderei a dire di positivo – anche nelle sorprese. Civitavecchia, Perugia, Padova e soprattutto Livorno: dopo 2000 anni di dominio mancino, passa al M5S.

#vinciamoio

#vinciamoio

Soprattutto dalla sorpresa livornese vengono tratte le più strampalate conseguenze. E non solo dai pisani. Le scuole di pensiero sul punto si dividono generalmente in due famiglie:

1) Chi vince a Livorno, è di sinistra.

2) Livorno non è più di sinistra.

Alternative secche, radicalmente autonome, che separano di anni luce il modo di intendere la distinzione tra destra e sinistra. Probabilmente sbagliate entrambe.

L’alternativa implicherebbe di risalire a ritroso in un complicatissimo pendio, sul quale cercare le motivazioni del perché Livorno sia sempre stata rossa, per poi analizzare la distrubuzione delle tradizioni politiche sul territorio italiano, etc. Me/ve lo risparmio, affidandomi agli affezionatissimi storici lettori di queste pagine. Approssimativamente: questione di radicamento culturale, antichissime eredità e composizione economica e sociale dei territori.

Elementi che, miscelati variamente nella storia repubblicana, hanno dato a Livorno 66 anni di amministrazioni di sinistra. E che, evidentemente, si miscelano oggi diversamente.

Elementi che, miscelati ancora assai diversamente, avevano reso impensabile a Trieste qualunque esperienza di governo di centrosinistra – fatta salva la non poco apocrifa esperienza illyana – fino al mandato Cosolini: un sindaco veramente del PD nella città ferita a destra dalla ragion di Stato.

Le città cambiano. Cambiano gli ingredienti economici del territorio, cambia l’offerta politica, cambiano i problemi, cambiano le soluzioni, cambiano le persone.

L’elettorato italiano è più propenso a valutare l’offerta. Non vota a occhi chiusi. E nella valutazione dell’offerta, in questi giri di giostra, un ingrediente fondamentale è stata la capacità di intercettare l’anelito verso il cambiamento. E sarà un caso che Renzi sia sia partito nel 2009 vincendo nella rossa Firenze? Non c’è qualcosa di sinistra nel saper intercettare l’anelito di cambiamento? Io dico di si. Qualcosa, non tutto. Tanto che, soprattutto dove l’egemonia politica ha abitato a sinistra, l’anelito di cambiamento può essere intercettato molto più velocemente e facilmente da altri. Il cambiamento è qualcosa di sinistra. Poi servono politiche redistributive di ricchezza e opportunità, serve l’eguaglianza almeno allo stesso piano della libertà, serve solidarietà sociale come impegno pubblico, servono tante altre cose.

Ma soprattutto: non è una bella notizia questa contendibilità politica, quando poi i risultati sono quelli che si vedono nell’immagine di cui sopra?

Se timonassi, tu Monassi…

“Una Manager di numeri”. Con questo splendido motto la Presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Marina Monassi si presenta in uno spotlight sul sito istituzionale dell’Ente.

Sorgono spontanee alcune domande: è normale che la Presidenza di un ente pubblico si lustri di uno spotlight in stile elettorale? A giudicare i siti del Porto di Genova, Venezia e Hamburg (esempi presi scientificamente a caso): no, non lo è.

lo spotlight: da notare anche l'ottima impaginazione

lo spotlight: da notare anche l’ottima impaginazione e il prestigioso “Trasbordi, eccellenza”

Seconda: è davvero una manager di numeri?

Premessa: ci fa assai piacere se il Porto di Trieste cresce e lavora bene e gli indicatori sono positivi. È uno dei vettori di sviluppo fondamentale dell’economia cittadina, regionale, nazionale e pure europea (se fossimo ambiziosi) e quindi tutti tifiamo per il porto.

Ci piacerebbe però conoscere un po’ meglio l’affidabilità di quei dati “forniti dai terminalisti” che vengono presentati con periodiche fanfare (“una manager di numeri”). Ci piacerebbe capire perché i dati di tutti gli altri grossi porti d’Italia sono forniti secondo il metodo ESPO sul sito di Assoporti, mentre i dati del Porto di Trieste non compaiono. Ci piacerebbe perché la “manager di numeri” fornisce nel suo (!) sito dati secondo i quali la movimentazione di navi registra un dato assoluto di 2274 unità nell’anno 2012, mentre secondo altri numeri che si trovano alla stessa voce sullo stesso sito dell’Autorità Portuale, calcolati con metodo ESPO, le navi erano – nello stesso anno 2012 – 4022.

Una nave è abbastanza grande, difficile che sfugga al conteggio. Difficile che ne sfuggano un paio di migliaia, no?

Manager di numeri, o manager che dà i numeri?

p.s. comunque, per chi nutrisse sospetti: “Monassi non è un congiuntivo” (cit. Sangermano).