Se timonassi, tu Monassi…

“Una Manager di numeri”. Con questo splendido motto la Presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Marina Monassi si presenta in uno spotlight sul sito istituzionale dell’Ente.

Sorgono spontanee alcune domande: è normale che la Presidenza di un ente pubblico si lustri di uno spotlight in stile elettorale? A giudicare i siti del Porto di Genova, Venezia e Hamburg (esempi presi scientificamente a caso): no, non lo è.

lo spotlight: da notare anche l'ottima impaginazione

lo spotlight: da notare anche l’ottima impaginazione e il prestigioso “Trasbordi, eccellenza”

Seconda: è davvero una manager di numeri?

Premessa: ci fa assai piacere se il Porto di Trieste cresce e lavora bene e gli indicatori sono positivi. È uno dei vettori di sviluppo fondamentale dell’economia cittadina, regionale, nazionale e pure europea (se fossimo ambiziosi) e quindi tutti tifiamo per il porto.

Ci piacerebbe però conoscere un po’ meglio l’affidabilità di quei dati “forniti dai terminalisti” che vengono presentati con periodiche fanfare (“una manager di numeri”). Ci piacerebbe capire perché i dati di tutti gli altri grossi porti d’Italia sono forniti secondo il metodo ESPO sul sito di Assoporti, mentre i dati del Porto di Trieste non compaiono. Ci piacerebbe perché la “manager di numeri” fornisce nel suo (!) sito dati secondo i quali la movimentazione di navi registra un dato assoluto di 2274 unità nell’anno 2012, mentre secondo altri numeri che si trovano alla stessa voce sullo stesso sito dell’Autorità Portuale, calcolati con metodo ESPO, le navi erano – nello stesso anno 2012 – 4022.

Una nave è abbastanza grande, difficile che sfugga al conteggio. Difficile che ne sfuggano un paio di migliaia, no?

Manager di numeri, o manager che dà i numeri?

p.s. comunque, per chi nutrisse sospetti: “Monassi non è un congiuntivo” (cit. Sangermano).

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One thought on “Se timonassi, tu Monassi…

  1. Il ministro dei trasporti dovrebbe intervenire per porre riparo a una gestione del Porto, a conduzione familiare, che scoraggia i traffici e affida il successo alla sola pipe-line, così come dovrebbe intervenire per ricondurre a una sana gestione le FS, il cui responsabile della rete locale – RFI – si permette di chiudere, senza preavviso, la Transalpina, lasciata per dieci anni senza manutenzione, mentre ha sperperato denaro pubblico in demolizione di stazioni e impianti.Il ministro dovrebbe ricordare ai dirigenti di Porto e Ferrovie che sono pagati dallo Stato per assicurare al Paese la circolazione di persone e cose e non per spiegare perché non è possibile
    effettuare treni e provvedere a servizi essenziali per l’economia del paese. Purtroppo anche a Trieste manca la consapevolezza che la chiusura della Transalpina ha ridotto la città a “ultima stazione” di una sola linea -la Meridionale – abolendo, di fatto, un nodo ferroviario, di valenza internazionale, che per essere tale deve poter contare su una pluralità di linee, atte a consentire percorsi alternativi. Si dovrebbe riflettere sul blocco del porto di Capodistria, con le ultime nevicate, dovuto proprio al fatto di essere “ultima stazione” di un’unica linea. Blocco che si sarebbe potuto evitare se fosse stata realizzata la galleria tra i due porti.

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