Il numero dei Parlamentari/1 “in tanti non si decide nulla”

In questi giorni impazza il dibattito sulla riforma costituzionale.

Fuori fase, più che mai (il dibattito, non la riforma). Soprattutto per i temi su cui si concentra. Non la disciplina dei rapporti Governo-Parlamento nel procedimento legislativo; non la natura territoriale, regionale o municipale della rappresentanza alla Camera alta; non il ruolo della Camera alta nel processo decisionale europeo; non gli esiti della regionalizzazione della spesa e le contromisure da prendere. Niente di tutto questo: meglio dedicarsi all’elettività del Senato, alle immunità e simile amenità. In questa speciale worst list rientrano sicuramente i temi di cui ai costi della politica, e – di conseguenza – al numero di parlamentari. Numero che bisogna ridurre, nonostante i rappresentati siano di molto aumentati rispetto all’Italia che nel 1948 optò per (circa) 945 rappresentanti. E vabbuò, come direbbe Schettino, il numero dei parlamentari va ridotto. Ma di quanto? 20%? Metà? q.b.? E non ne possono bastare tre? Domande insidiosissime, che portano dritto a una riflessione di retroguardia.

Quel che è più sconfortante è che i temi dominano il dibattito pubblico, come se si trattasse di questioni interessanti, ma soprattutto di problemi nuovi.

E allora comincio qui una  saga di citazioni quasi a caso. La prima puntata è intitolata: “in tanti non si decide nulla”

Più numerosa sarà la Camera, tanto più risentirà di tutti i malanni che sono legati alle assemblee collettive del popolo. L’ignoranza diverrebbe zimbello dell’astuzia, e la passione schiava dei sofismi e della dialettica. Il popolo non sbaglia mai tanto, come quando ritiene che, moltiplicando oltre un certo limitie il numero dei propri rappresentanti rafforza gli ostacoli contro l’oligarchia. L’esperienza insegnerà, al contrario, che una volta assicurato il numero di rappresentanti sufficiente per le esigenze di sicurezza, per avere informaizoni delle situazioni locali, ogni ulteriore aggiunta favorirebbe il governo di pochi. L’aspetto esteriuore del governo potrebbe apparire più democratico, ma oligarchico sarebbe lo spirito che lo animerebbe

(Madison-Jay-Hamilton, Il Federalista, LVIII)

Un’assemblea molto numerosa non può essere composta da individui davvero illuminati. È perfino probabile che i membri di codesta assemblea in molti àmbiti assommino una grande ignoranza a molteplici pregiudizi. Di conseguenza, su un grande numero di questioni la probabilità che l’opinione di ciascun votante esprima la verità sarà inferiore a 1/2. Ne segue che tanto più l’assemblea è numerosa, tanto più sarà esposta al rischio di prendere decisioni false

(Condorcet, Essai sur l’application de l’0analyse à la probabilité des dècisions rendues à la pluralité des voix)

Come potrebbe una moltitudine cieca, che spesso non sa quel che vuole… realizzare da sola un’impresa così grande, così difficile, qual è quella di un sistema legislativo?”

(J.J. Rosseau, Il contratto sociale)

Un’assemblea numerosa è poco idonea sia alla diretta azione legislativa sia alla gestione amministrativa

(J.S. Mill, Considerazioni sul governo rappresentativo)

“Una grande assemblea non fa mai niente” si dice in Inghilterra; e tuttavia qui siamo governati dalla Camera dei Comuni – da una “grande assemblea”

(W. Bagehot, La costituzione inglese).

Nella prossima puntata considerazioni su “Il numero dei Parlamentari/2: in tanti si decide meglio”.

camera

 

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