play it again, Peppe

Che il M5S abbia a volte qualche problemino a decidere la linea su temi un tantino fondamentali – tipo le politiche migratorie, i diritti civili, le alleanze – lo sapevamo. E d’altronde dalla finestra del PD possiamo dire con una certa esperienza in materia di casini interni: “e chi non li ha?”. Eppero’. Eppero’ seguo con attenzione (sincera) le vie che da quelle parti cercano per risolverli. Siamo in un momento di grande sperimentazione democratica, e – piaccia o non piaccia – il M5S e’ un grande laboratorio di sperimentazione.

Ultima puntata: le unioni civili.

Sul tema Peppe avverte un certo subbuglio nella bbbase. Ci sta. In che base non c’e’ subbuglio su un tema del genere? Allora Peppe pensa bene di convocare un referendum online. Ora, la mia opinione conta poco in generale e conta pochissimo su queste cose. Io sono un antireferendario cronico. Figuriamoci, poi, sui diritti fondamentali. Ma vabbe’, io sono io, Peppe e’ Peppe.

Il referendum online viene pubblicato – senza preavviso – sul blog di Peppe. Se per caso venivi a scoprirlo nel corso della giornata, ed eri tra quelli abilitati a votare (che non ho capito bene chi siano), potevi votare. E vabbe’.

La domanda all’inizio recita(va): “Sei favorevole all’introduzione del nostro ordinamento giuridico delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli estranei alla coppia)?”

Dopo un po’ cambiano la domanda. In corsa. A consultazione aperta.

Sei favorevole all’introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso?“. Sparita la parte sulle adozioni, sparita la parte che definisce le unioni civili come “diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio”. Voila. Resta una domanda piuttosto generica sulle unioni civili, che – non esistendo – non si sa cosa siano.

Riformulando – e banalizzando – si potrebbe dire: sei favorevole a una cosa che non si sa cosa sia e ha a che fare con i diritti dei gay?

Non sorprendentemente, la bbbase risponde con un plebiscito per il SI. A quel punto sarebbe successo addirittura nel PD.

>>> Hanno partecipato alla votazione 25.268 iscritti certificati. 21.360 hanno votato sì. 3.908 hanno votato no. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. <<<

Si legge stasera sul blog di Peppe (inspiegabilmente, peraltro, il blog piu’ letto e graficamente piu’ orrendo d’Italia).

Ma io dico? Hai bisogno di un referendum online per sapere che l’80% della tua gente e’ a favore di qualcosa (che poi non si sa cos’e’)?

Temo che la sperimentazione sia fallita. Play it again, Peppe.

referendum

p.s. tanto per non sfuggire neanche un po’ al tema di fondo: la mia opinione sul punto cerca di essere semplice. La piena eguaglianza ha una forma sola: matrimonio per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale e adozione per tutte le coppie idonee. E l’orientamente sessuale non puo’ essere un motivo astratto di inidoneita’.

Cio’ detto ritengo che tutte le strade che, dal medioevo in cui ci ritroviamo, portino verso la piena eguaglianza vadano sostenute. E su questo litigo con tante persone che sulla parte precedente la pensano come me. Eppure sono convinto che quando ci si comincia a muovere sulla strada dell’eguaglianza, poi il cammino e’ molto piu’ semplice. E, per dirla tutta: trovo che il partito nel quale mi riconosco abbia enormi responsabilita’ quanto alla situazione incivile in cui ci ritroviamo. Responsabilita’ che condivide peraltro con buona parte del Parlamento italiano di oggi e di ieri, perche’ i diritti civili non sono certo una cosa di sinistra.

 

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Trst je star

Vedo grandi novità a TS. Finalmente si discute di qualcosa di nuovo. Tipo: il 1945; l’uso dello sloveno; il PD che non è un partito di sinistra. E che non esistono più le mezze stagioni.
Wow.

E qui siamo onorati per la considerazione de il Piccolo nella disputa (“lontano dagli occhi, ma non lontano dal cuore”), con un riferimento – a dire il vero un po’ parziale con il rischio di sembrare moralista, ma la è la stampa, bellezza – a uno dei primi post di questo blog.
Allora qui da NYC ci tengo a dire che in tre anni di consiglio ho conosciuto Iztok Furlanič come una persona corretta, onesta e leale, e che allo stesso modo si è sempre comportato come Presidente. Memorabile il suo contenimento nel corso delle ultime celebrazioni della giornata del ricordo, accanto al Presidente del Senato Pietro Grasso, e le impercettibili smorfie di dolore per contenersi nella sua funzione istituzionale mentre la seconda carica dello Stato interveniva a pochi centimetri di distanza in termini che il buon Iztok certo non condivideva.
E perciò, nella misura in cui Iztok esercita con grande consapevolezza la sua funzione presidenziale (e lo fa), non gli è certo impedito di esternare quello che gli pare sui giornali e fare politica come preferisce.
Le affermazioni sull’uso dello sloveno in Consiglio e sul significato del 12 giugno a Trieste fanno certamente parte della sua libertà politica.

Questo in quanto alla forma.

Poi in quanto alla sostanza mi pare che faccia molto meglio il presidente che il politico.
Sovrapporre la battaglia sull’uso dello sloveno a Trieste al conflitto sul significato del 12 giugno, mi pare una garanzia formidabile per perdere entrambe le battaglie.

Perché l’uso dello sloveno nelle istituzioni rappresentative a Trieste dovrebbe essere nel 2014 un diritto sacrosanto. Da garantire nel modo più snello, “moderno” e meno oneroso possibile, ma da garantire pienamente.

Quanto al 12 giugno (che sarebbe “una data inesistente”) è carino che Iztok dica di parlare da storico (quante funzioni in un uomo solo: istituzione, politico, storico).

Perché se la storia è la scienza della sequenza degli eventi nella linea del tempo – scienza della verità – l’affermazione è allo stesso tempo vera (i titini sono arrivati prima) e del tutto ovvia.

Foto del 12 giugno 1945, data che infatti non esiste

Foto del 12 giugno 1945, data che infatti non esiste

Se la storia invece non è la scienza della linea del tempo, mi sa che il conflitto sulle date porta con sé un disaccordo (e, colpo di scena, il disaccordo esiste anche tra gli storici!) sul concetto di liberazione, che secondo alcuni non è tale se non liberaldemocratica.
Peccato che questo disaccordo molto lontano venga usato per avere più voce nelle cose molto presenti (pur capendo le difficolta’ di un partito e di una tradizione politica inesorabilmente destinati alla scomparsa), e rischia di creare il clima peggiore che possa esistere per affermare il sacrosanto diritto per una grande comunità della città di utilizzare la madrelingua nelle istituzioni rappresentative, che con il significato che si attribuisce al 12 giugno 1945 non ha molto a che fare. A proposito di progressismo e riformismo,:ecco uno splendido regalo alle forze della conservazione.

– 2 alla Corte costituzionale /2

Piano piano pare che il Parlamento stia imboccando la strada che in questo luogo profetico avevamo indicato (ne siamo talmente fieri che usiamo il plurale maiestatis). Dopo una quindicina di vuotazioni (termine tecnico indicante le votazioni andate a vuoto) per eleggere i due giudici della Corte il nostro messaggio – e se si cambiassero i candidati? – e’ arrivato forte e chiaro. A Forza Italia.

Allora qui vogliamo ospitare un’altra folgorazione.

La Costituzione della Repubblica italiana – la piu’ bella del mondo, eh – e’ un inno melodioso all’eguaglianza di tutti i cittadini, che hanno pari dignita’ sociale e sono uguali davanti alla legge. Negli ultimi anni e’ stato suonato su uno spartito nuovo, che intona alla parita’ di genere. Piaccia o non piaccia (a me piace) e’ un obiettivo di politica costituzionale (revisione costituzionale dei primi anni 2000) e legislativa (quote di genere, doppia preferenza, quote nei board…).

Che ne dite di questa composizione?

corte costituzionale 2014

Non sarebbe un pensiero molto carino da parte del Parlamento prendersi carico di mettere in sintonia il garante della Costituzione con la Costituzione, eleggendo due donne?

se il PD perde iscritti

Riguardo al fatto che il PD perda iscritti trovo stupefacente soprattutto una cosa. Che ci sia qualcuno, nel PD, che se ne stupuisca. Gli iscritti calano semplicemente perché non c’è praticamente nessun motivo per iscriversi. Me ne vengono in mente davvero pochi: – rinnovare l’iscrizione dell’anno prima; – votare a primarie interne più o meno locali, nelle quali molto spesso il candidato è unico e dove capita spesso che neanche gli iscritti votino; – sei amministratore locale; – sei “dirigente” del PD.

Si parla di 100.000 iscritti (gli ultimi dati pare si riferissero a quasi 600.000 iscritti). Facciamo le somme degli amministratori d’Italia, sindaci, assessori e consiglieri comunali, presidenti e consiglieri circoscrizionali, presidenti, assessori e consiglieri provinciali, consiglieri regionali, parlamentari (numero totale non pervenuto, ma senza i consiglieri circoscrizionali siamo già verso i duecentomila) e dividiamo – prudentemente – per 5. Eccovi una buona fetta di iscritti al Partito Democratico. Se aggiungiamo le segreterie/direzioni/assemblee comunali, provinciali, regionali e nazionale scopriamo che probabilmente molti amministratori locali del PD non sono iscritti al PD, e chissà, magari nemmeno qualche segretario è iscritto.

Semplicemente la stragrandissima maggioranza dei cittadini non sa che farsene della tessera e preferisce investire altrove i 15 euro.

Nessuno ti chiede la tessera per andare a votare alle primarie. E ci mancherebbe. Nessuno ti chiede la tessera – e ci mancherebbe – per andare a un dibattito pubblico organizzato dal PD (perché il vituperato PD é l’unico luogo dove qualche dibattito pubblico continua ad esserci), e nemmeno per andare a sentire cosa dicono al circolo, e magari dire la tua (perché già, il vituperato PD rimane l’unico partito in cui articolazioni territoriali capillari esistono e organizzano occasioni di incontro).

Dopo i fiumi di soldi che lo Stato ha versato ai partiti, nessun cittadino si sogna di prendere la tessera per sostenere finanziariamente il partito. E ci mancherebbe.

iscritti

E tutto questo l’abbiamo deciso noi. Abbiamo deciso che le grandi scelte di indirizzo dovessero passare attraverso il metodo delle primarie. E abbiamo deciso che alle primarie dovessero poter votare tutti, anche chi non ha il diritto di voto per le elezioni. Abbiamo deciso che i partiti andassero finanziati con denaro pubblico.

*** Le primarie aperte ci sono piaciute talmente tanto che ci siamo fatti prendere la mano le abbiamo usate per scegliere il candidato alla presidenza del consiglio, dimenticandoci il dettaglio che il presidente del consiglio non viene eletto. E infatti tra Bersani e Renzi le primarie le ha vinte Bersani, salvo poi vedere Letta (un iscritto!) salire a Palazzo Chigi, per poi lasciare il posto a… Renzi (altro iscritto!)***

Mi viene da dire: nel 2014 mi pare sia (prima ancora che giusto) inevitabile che le cose stiano così. Però non stupiamoci se mentre milioni di persone votano alle primarie, gli iscritti calano. Il partito è già da un pezzo un gruppo relativamente ristretto di addetti ai lavori, che si spende (nella stragrande dei casi nobilmente) per fare politica nei territori e a livello nazionale, per organizzare occasioni di mobilitazione di massa, per sostenere il governo delle istituzioni, per mettere in campo una macchina organizzativa di volontari nelle campagne elettorali. Ha parecchi difetti, ma un gigantesco pregio: non appartiene a nessuno. Perché non smetterla di fare finta che non sia così e adoperarsi piuttosto perché questo sistema funzioni nel migliore dei modi possibili?

Cordialmente,

Un iscritto