abolire l’8 per mille

Un buon fioretto per il 2015. Abolire l’8 X 1000. O se preferite superarlo, abrogarlo, demolirmo, smontarlo, eliminarlo.

E non lo dico io, ma lo dice – sostanzialmente – la Corte dei conti.

Con la deliberazione n. 16/2014/G la sezione centrale di controllo ha infatti pubblicato, il 23 ottobre 2014, la relazione su “Destinazione e Gestione dell’8 per mille dell’IRPEF“. Una lettura integrale e’ raccomandabilissima (astenersi i deboli di cuore), ma in sintesi il quadro che se ne trae e’ questo (trovate le 98 pagine di testo a questo link):

C’e’ un fiume di denaro pubblico che dalle tasche dei cittadini viene versato, in sostanza, alla Chiesa cattolica (18 miliardi di euro dall’istituzione nei primi anni ’90).

Questo fiume di denaro viene versato mediante un sistema ingannatorio: per chi non lo sapesse (moltissimi), l’8 per mille di ogni contribuente viene distribuito comunque, anche se non si opta per nessuna destinazione. Le quote dei non optanti vengono distribuite in proporzione alle scelte degli optanti.

Il fiume di denaro pubblico in questione, “in un contesto di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica” e’ in controtendenza e continua a incrementarsi “avendo, da tempo, superato ampiamento il MILIARDO di euro annui“, di gran lungo superiore alla spesa per il sostentamento del clero, finalita’ per cui esiste l’8X1000.

La quota di spettanza statale, che dovrebbe essere destinata a specifiche finalita’ umanitarie (a cui si e’ aggiunta quest’anno l’edilizia scolastica), viene costantemente distolta da tali finalita’ attraverso singole leggi (ad esempio nel 2013 dei 170 mln euro spettanti allo Stato per le finalita’ umanitarie, ne sono rimasti disponibili soltanto 400 mila). Come se non bastasse una quota di tali risorse, “nata come alternativa alla scelta per le confessioni, sono state veicolate, per un parte consistente, verso scopi riconducibili agli intreressi di quest’ultimo”.

Per fare un simpatico esempio, “sorprende l’ingente finanziamento concesso, in anni passati, a favore del restauro del prospetto principlae della sede della Pontificia universita’ gregoriana e del suo cortile maggiore” posto che tale sede gode della extraterritorialita’ e non riveste particolare pregio “in considerazione delle priorita’ di tutela e salvaguardia dei monumenti”. Eppure le somme di competenza STATALE per finanziare il restauro ammontano a a) 1.441.965 euro (2002) b) 370.000 (2004) c) 442.550 euro (2007) d) 457.444,83 euro (2009). Circa 2.5 mln di Euro della quota statale dell’8 per MILLE.

Tale fiume di denaro, come se non bastasse, viene gestito nella piu’ totale assenza di trasparenza e in assenza di procedure che garantiscano adeguati controlli e conoscibilita’ (ancora: non un’opinione mia, ma sono le parole inequivocabili della relazione della Corte dei conti).

Mentre la Chiesa cattolica spende un vagone di risorse (nel 2013 in pubblicita’ RAI piu’ di 3.4 Mln Euro) per pubblicizzare la possibilita’ di optare a suo favore (aggiungendovi tecniche di comunicazione – come di consueto – efficacissime, vedi il concorso http://www.ifeelcud.it), lo Stato non alza un dito, e non sorprende che le opzioni a favore dello Stato siano costantemente in diminuzione.

A fronte di questo quadro impressionante, che non rappresenta l’Unione degli Atei Agnostici e Razionalisti, che non rappresenta Marco Pannella, ma che rappresenta la Corte dei conti della Repubblica italiana, il minimo che possiamo chiedere e’ lo smantellamento di questo sistema. E non perche’ sia truffaldino; non perche’ sia in palese contrasto con il supremo principio di laicita’; non perche’ sia una lesione palese del principio di eguaglianza: semplicemente perche’ la festa e’ finita e non possiamo permettercelo.

Il Governo ne ha l’occasione, avendo ricevuto delega nella legge 11 marzo 2014, n. 23 per assicurare “la razionalizzazione e la riforma dell’istituto della destinazione dell’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche”. #cambiaverso: smantella l’8 per mille.

E poi? E poi si introduca uno qualsiasi dei sistemi di finanziamento che vigono nel resto del mondo (vedi pag. 21 della relazione): che non sia truffaldino, che rispetti la volonta’ del contribuente, che non leda il principio supremo di laicita’, ma che soprattutto ci costi di meno.

laicita

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