#JeSuisCharlieCalderolì

Il senatore Calderoli è noto agli addetti ai lavori per essere un genio del male. Del male, ma pur sempre un genio. A lungo non ci ho creduto poi ho dovuto rassegnarmi all’opinione unanime dei ben informati. Questa premessa, peraltro, c’entra nulla con il post, ma e’ giusto per dare una cornice provocatoria a un post mitemente provocatorio, e per dire che dietro alla vicenda dell’orango, che sembra una cosa da 4a elementare, c’e’ un sacco di male e un sacco di genio.
Riepilogo dei fatti: il Calde afferma che quando vede la ex ministra Kyenge non può fare a meno di pensare a un orango.
Prevedibilmente si scatena un putiferio, evidente obiettivo del Calde, che è ben consapevole che viviamo in un paese in cui le goliardate razziste tirano molto più delle citazioni di Heidegger.
Vado a memoria, ma se non ricordo male qualche giorno dopo si scusa a modo suo dicendo che non voleva offendere, perché lui ama gli oranghi.
Parte un procedimento penale, pur in assenza di querele, perche’ il reato di istigazione all’odio razziale, capo di imputazione nel caso, e’ procedibile d’ufficio.
Piccolo dettaglio: il Calde è parlamentare, e per questo non può essere chiamato a rispondere – in nessuna sede, penale, civile, amministrativa, politica – per le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni. E’ l’insindacabilita’ parlamentare, bellazza! Un caposaldo liberale della separazione dei poteri, nonche’ uno strumento della liberta’ di manifestazione del pensiero, altro caposaldo liberale, peraltro nella specifica declinazione politica. Insomme: l’atrio delle liberta’ civili, il ventricolo delle liberta’ politiche. Ed e’ un principio scolpito in quel che resta della disciplina costituzionale delle immunita’, dopo la sforbiciata post mani pulite: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.
Il problema grosso è l’interpretazione di ciò che ricade nell’esercizio delle funzioni, e su questo andrebbe aperta una parentesi tecnica l u n g h i s s i m a, letale per la prosecuzione della lettura del post (gia’ se siete arrivati fino a qui – mi spiace per il lettore – e’ segno di una giornata annoiata). In estrema sintesi, cio’ che conta e’ che la Camera di appartenenza e’ chiamata a valutare se il comportamento in quesione e’ un’opinione espressa nell’esercizio delle funzioni, e non se e’ istigazione razziale. Se e’ un’opinione espressa nell’esercizio delle funzioni, il Calde non e’ perseguibile. Se non lo e’, e’ perseguibile, e sara’ un giudice, non la Camera, a valutare la fattispecie. La valutazione del Senato non ha dunque nemmeno lontanamente a che fare con la disapprovazione delle affermazioni del Calde, ne’ con il carattere piu’ o meno razzista dell’associazione animale – ministra. E percio’ non stupisce che le posizioni dei senatori non siano monolitiche rispetto al gruppo politico di provenienza: il relatore – Vito Crimi – grillino, proponeva di dichiarare non sussistente l’insindacabilita’. Una collega dello stesso gruppo (sen. Fucksia) e’ invece intervenuta per dichiarsi d’accordo con il collega Stefani (Lega) che sosteneva la posizione opposta rispetto a Crimi. Il problema non e’ dunque che alcuni senatori del PD siano intervenuti “a difesa” di Calderoli. Viste le circostanze, e l’oggetto della decisione, sarebbe anche una buona notizia.

Il problema grosso e’ che praticamente nessuno dei senatori intervenuti nella Giunta per l’autorizzazione, a quanto si legge dal resoconto, ha espresso una sola parola che ci possa far sperare che avesse una minima idea dell’oggetto e dei presupposti della sua valutazione.

Sarebbe comico, se non fosse tragico, leggere il resconto della seduta della Giunta per le autorizzazioni, ove il nostro amato Giovanardi si dichiara a favore dell’insindacabilita’, sulla base di due motivazioni prestigiose 1) “la Lega ha nel proprio ambito sindaci e amministratori locali di colore e conseguentemente l’accusa di razzismo nel caso di specie è del tutto priva di fondamento”. In altre parole: siccome esistono assessori leghisti neri, nessun leghista puo’ essere considerato razzista; il prestigioso argomento viene ripreso anche dal collega Moscardelli (PD) 2) Giovanardi “si sofferma infine sulle indiscusse capacità operative del senatore Calderoli in qualità di Vice presidente del Senato, delle quali occorre tener conto”. Siccome e’ un ottimo presidente d’aula (cosa vera, vedi incipit del post), allora vabbuo’ bisogna difenderlo.

Anche l’intervento di Malan (FI) e’ degno di nota, nella parte in cui afferma che “nel caso di specie non vi è stata nessuna offesa personale, visto che l’interessata non ha presentato querela”, ignorando il fatto che si tratti di una fattispecie di reato perseguibile d’ufficio, altrimento il caso non sussisterebbe. E aggiunge Malan, per sparare un po’ contro i magistrati – che fa sempre bene in campo azzurro – che “la scelta del magistrato di ravvisare una fattispecie di istigazione all’odio razziale risulta del tutto infondata”, rilevando dunque, con un finale bomba, che tale scelta del giudizio “è frutto di un pregiudizio culturale, atteso che se un cittadino di nazionalità europea (sic!) fosse stato paragonato ad una scimmia nessuno avrebbe ravvisato un reato di tale tipo”. L’argomento viene ripreso anche dal senatore Cucca (PD), con parole che suscitano il distaccamento temporaneo di alcune parti anatomiche: “spesso nella satira si paragonano persone ad animali, senza che tali circostanze diano luogo a fattispecie criminose”. Ora potete tutti paragonarvi all’animale che preferite. Io, quando mi guardo allo specchio, non posso fare a meno di pensare a un Saluki (foto), e poi c’e’ sempre la teoria di Pongo nella carica dei 101.

Quando mi guardo allo specchio, non posso fare a meno di pensare a...

Quando mi guardo allo specchio, non posso fare a meno di pensare a…

Lontani anni luce da un modello che si ispiri anche solo vagamente a una timida imitazione di uno stato di diritto sono anche le parole del senatore Giarrusso (M5S) che afferma perentoriamente: “la valenza razzista delle espressioni utilizzate dal senatore Calderoli, evidenziando che tale circostanza risulta necessariamente e oggettivamente prevalente rispetto a tutte le considerazioni espresse nel corso del dibattito”. In sostanza: il comportamento e’ illecito, dunque dobbiamo negare la sussistenza dell’insindacabilita’, la cui funzione e’ esattamente quella di proteggere il Parlamentare dalle conseguenze negative che derivano da una condotta che sarebbe illecita se questi non stesse esprimendo una opinione nell’esercizio delle proprie funzioni.

La cosa tragica, dunque, non e’ tanto che alcuni senatori del PD non hanno “difeso” la ex ministra Kyenge (anzi, potrebbe essere una buona notizia in uno stato di diritto), ma e’ che di tutti i Senatori intervenuti praticamente nessuno sembra avere una vaga idea di quale sia la funzione che era chiamato a esercitare.

Con la sola eccezione – diamo a Cesare quel che e’ di Cesare – del Senatore Buccarella (M5S) che motiva la sua posizione contro la delibera di insindacabilita’ “non essendo ravvisabile alcun nesso funzionale tra le espressioni extra moenia rese dal senatore Calderoli e l’attività parlamentare svolta dallo stesso”. Peccato che non ci spieghi meglio perche’ ritiene non sussistente il nesso funzionale.

Perche’ questo e’ il punto. Alla fine della fiera la Giunta ha preso posizione a favore della dichiarazione di insindacabilita’, e tale posizione dovra’ essere valutata dall’aula. A causa della posizione di alcuni senatori del PD (rei di aver “difeso” Calderoli) si e’ scatenato un putiferio democratico, e pare che il gruppo al Senato si stia orientando nel senso di negare la sussistenza dell’insindacabilita’, ribaltando la decisione della Giunta.

A questo punto, per i coraggiosi che sono arrivati fino a questo punto: non so se sia un’ottima idea. Penso sia necessario e obbligatorio indignarsi di fronte alle parole del Calde. Sia necessario mettersi le mani nei capelli per il fatto stesso che una tale bassezza diventi una notizia, e disperarsi di fronte alla totale mancanza di dignita’ e autodisciplina delle piu’ alte istituzioni di un Paese. Ora: non sono affatto sicuro che sia impossibile qualificare tali affermazioni al di fuori di quella configuarazione ampia del nesso funzionale che le Camere hanno costantemente adottato per misurare l’insindacabilita’. Piaccia o non piaccia le frasi in questione sono state pronunce nel corso di un comizio di critica nei confronti delle politiche del ministro in questione. Certo, sono brutte, stupide, misere. Ma non possiamo essere un giorno tutti #Charliehebdo e il giorno dopo tutti per la censura delle affermazioni – orrende, come per molti sono orrende le vignette di Charlie Hebdo -, per di piu’ pronunciate da un parlamentare della Repubblica.

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2 thoughts on “#JeSuisCharlieCalderolì

  1. imho il comizio è attività troncale (scusatemi il bruttologismo) della politica e della rappresentanza. magari retrò, ma.

    (a parte: se davvero somigli a quello della foto, fattelo un hamburgher ogni tanto, fijetto…)

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