Dal PD si esce, uscendolo

Diciamoci la verità: in fondo in fondo nel PD siamo tutti un po’ civiatiani.

In conflitto con noi stessi, sperimentiamo tre o quattro scissioni quotidiane, siamo ciechi verso le cose che al nostro partito riescono bene ma non siamo affatto muti verso quelle che riescono male.

E perciò – così – quando ho letto che PippoCivati ha mollato il colpo (e non appena ho realizzato che non si trattasse di lercio) mi sono dispiaciuto.

E ancora di più mi sono dispiaciuto quando ho visto le reazioni strafottenti delle parti più arroganti della nostra simpatica ciurma. Di quelli che esultano ‘finalmente, finalmente’ e sfottono ‘venduto, cornuto, dimettiti dal parlamento, gombolloddo e sciechimiche’. Ma non erano nemmeno tanto rassicuranti le razioni di chi fa l’analisi della fuoriuscita, sottobranca dell’analisi della sconfitta, di chi si prodiga a dividere il mondo tra quelli che hanno ragione e quelli che hanno torto.

Uscire subito dopo l’approvazione della riforma elettorale – di questa riforma elettorale tanto gravemente imperfetta quanto ponderata, discussa, votata dentro al partito – è un capolavoro: nel migliore dei casi è condannarsi alla totale irrilevanza politica. Nel peggiore il Nostro – assieme a qualche vecchio arnese che oggi gia’ si sfrega le mani – regalera’, indirettamente ma neanche tanto, un pezzo di quell’orrendo premio di maggioranza a Grillo o al sempiterno B.

Dai tempi del consigliere regionale simpatico e brillante, del blog autentico, artigianale e scritto sempre benissimo, Civatone ha infilato una serie di errori notevoli, relegandosi alla posizione del tutto marginale, antipatica e saputella, del brontolo del partito. Ha finito cosi’ per aggiungere a Cuperlo&Bersani un’altra non alternativa fallimentare, dando ad alcuni laici e riformisti del partito, tra cui il vostro affezionatissimo, un motivo in piu’ per sentirsi felicemente moderatamente renziani. Oggi è servito l’apice dei suoi errori. Io mi auguro che quelli che avevano trovato in lui un punto di riferimento rappresentativo non commettano lo stesso errore.civati

Buon vento Pippo (e speriamo che sia bonaccia!)

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15/12 secondo Cuperlo e Civati

Ieri assemblea nazionale del PD. Quella che Renzi. Della relazione del neosegretario si è detto assai. E perché no, se avete un’oretta di spaesamento, andatevela a guardare interamente (sempre che riusciate a districarvi tra la pubblicità di Youdem).

Meno s’è detto dei concorrenti, e per quanto abbia votato Renzi – o forse proprio per questo – le “minoranze” mi interessano assai.

Gianni Cuperlo mi è piaciuto molto. Per la scelta, a suo modo umile, di assumere la Presidenza. Per le cose che ha detto. Perché è stato davvero bello e democratico. “Perché quando il tuo popolo decide, la prima cosa da fare è avere rispetto di quel popolo”.

Un po’ meno mi è piaciuto Pippo Civati. Che non ha mancato, nemmeno nel giorno della festa, di fare il maestrino, per dirgliele a Renzi, ché inseguire Grillo è “un errore politico”. Ed è un peccato: un po’ perché non sono sicuro che sia corretta l’analisi, vista la scomposta reazione dell’ex comico, che riesce nell’impresa non facile di rendere il Renzie simpatico anche a chi – come il sottoscritto – non accompagna al sostegno politico un’istintiva simpatia per il Sindaco di Firenze. Ma soprattutto perché non si fa, non nel giorno in cui si ritorna in Assemblea. Ed è un peccato perché credo davvero che la “minoranza di futuro” del PD stia lì.

E ora, andale.

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p.s. E Pittella? Pittella è un outsider, una spanna sopra a tutti. E non si può misurare.

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Renzi /3

L’8 dicembre si avvicina, ed è giunto il momento di decidersi.

Partiamo dal coming out: voterò Renzi. E per completare il quadro delle confessioni: nelle (illusorie) primarie per la premiership votai (felicemente) Bersani.

Perché? Ero convinto che Bersani sarebbe riuscito a maneggiare meglio quella complicata coalizione ItaliaBeneComune. Cosa di cui sono ancora convintissimo. Con il piccolo problema che quella coalizione non è mai arrivata al Governo e con tutte le probabilità mai ci arriverà, visto che oggi non esiste più.

Siccome non è una scelta facile (ripercorribili qui e qui i dolori di un giovane Faraguna), e – immagino per molti – anche pessima e incomprensibile, cerco di raccontarvi perché, e poi magari se ne discute. E magari pure di persona.

Istruzioni per l’uso.

 1) (prima premessa): trovo che, al contrario della rappresentazione che se ne sta dando, queste siano delle belle primarie. Tre (o quattro, per ora) candidati caratterizzati da profili diversi, ed ognuno forte a suo modo. Trovo siano primarie molto più frizzanti di quelle che abbiamo visto finora.

2) (seconda premessa): il fatto che vi sia molta indecisione in giro non mi pare un segno di debolezza politica, mi pare al contrario una svolta dentro al PD. Sono le prime primarie in cui non si vota automaticamente per provenienza politica. Non si vota il candidato che viene dai DS perché è la tua stessa storia. Quello della Margherita perché sei della stessa parrocchia. E questo anche perché comincia ad essere significativa la quota dei “nativi democratici”. Tra i quali mi annovero.

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3) (Renzi è simpatico) Matteo Renzi non lo sopporto. Mi sta proprio antipatico. A pelle. Per le espressioni sospese della faccia (foto). Per quel toscaneggiamento da commedia all’italiana (viva gli Etruschi!). Non lo posso proprio vedere. Ebbene: dopo attenta riflessione ho valutato che non è l’antipatia superficiale l’elemento da cui si può trarre una scelta politica.

4) (Renzi dice un sacco di cose su cui non sono d’accordo) E di tutte le sue dichiarazioni che non condivido affatto? quelle sull’amnistia, le ricostruzioni fantasiose di fondi in conto capitale con cui coprire spesa corrente, sul Sindaco d’Italia e mille altre ancora…? Tutto vero, ma la politica è un’aggregazione approssimativa, e valutassimo con la medesima attenzione tutte le esternazioni di chi – facendo politica – ogni giorno è più o meno costretto a esternare, non saremmo più d’accordo nemmeno con noi stessi. Figuariamoci con Pittella, Civati o Cuperlo.

5) (se voti un candidato, gli altri non hanno la peste) Degli altri candidati non dirò perciò che c’hanno la peste, che sono ladri, che sono bastardi. Perché non lo penso. Non voto Cuperlo, molto semplicemente, perché rappresenta una ditta che politicamente ha sbagliato tutto pochi mesi fa (e forse anche da molto più tempo), e la responsabilità politica – che non è una cosa personale – va fatta valere. Non si può ridare responsabilità a chi l’ha usata male solo pochi mesi fa. Perché l’avrei votato volentieri 20 anni fa, quando non avevo il diritto di voto. Non voto Civati, che mi piaceva e mi piace un sacco come voce politica democraticamente distonica, come blogger, come consigliere regionale: non lo voto perché quando stai in Parlamento e ti candidi a dettare la linea del partito non puoi andartene da solo di fronte alle scelte più complicate dei tuoi, per quanto ne contesti il merito, e pure il metodo. E magari c’hai pure ragione. Ma non puoi non votare la fiducia al Governo presieduto dal “tuo” Presidente del Consiglio. Votare Civati, perciò, non significa votare un segretario, ma votare una minoranza intransigente dentro a una segreteria. Prospettiva rispettabile, ma la vita è troppo breve e piena di cose belle da fare, e ho deciso di non adottarla.

Superati – dopo diverse sedute di autocommiserazione – gli ostacoli di natura meramente emotiva, le obiezioni “prestuose”, e le due parole sugli altri, ora viene il bello.

6) Perché Renzi?

In questi giorni ho parlato di congresso in strada, in partito, al telefono, in bus, in università, nei luoghi della (mia) vita insomma. E ho desunto queste risposte. Andate a un’iniziativa di Renzi: l’ho vissuto nella campagna elettorale regionale, quella che si è conclusa con il miracolo Serracchiani. La platea è totalmente stravolta rispetto a una normale iniziativa targata PD: riduzione dell’età media di 30 anni (40 a Trieste), decuplicamento dell’entusiasmo. Entusiasmo intorno a un simbolo (diciamocelo, intorno a un leader, con tutti i rischi che ciò comporta): e i simboli, in politica, non sono una cosa da poco. L’entusiasmo non è una cosa da poco.

Ci sono quelli che hanno vent’anni. Quelli che non hanno lavoro, quelli che ne hanno uno biennale, annuale, semestrale. Che non sanno cos’è un sindacato. Ci sono quelli che riconosco come miei simili. Quelli che stanno leggendo questo post, probabilmente. Quelli con cui whatsappi ogni santo giorno… È la capacità rappresentativa in politica non è esattamente un aspetto secondario. È la capacità di creare sogni, speranze, militanze. E nel PD sul punto c’è qualche piccolo problemino di parzialità della capacità di rappresentare, che poi si trasforma in ingiustizia sociale, che poi si trasforma in un plebiscito di voti tra pensionati e pubblico impiego, ma in una emorragia di voti tra giovani e lavoratori autonomi.

In un partito che, senza cattiveria e proprio perché gli vogliamo bene, mi ha indotto a un necrologio (perdonate l’autocitazione, siccome “questo PD è davvero morto” sarebbe bello dire che quel PD è morto, e questo è vivo).

Insomma, provatelo: arriva Renzi e ci sono anche quelli che quando il PD fa le sue cose, normalmente, non ci sono. Quelli che non sono assunti a tempo indeterminato. La maggioranza della mia rubrica telefonica e di quella di coloro che stanno leggendo questo post (l’argomento l’avete già letto? Vi rimando a un bel post, anticipatamente lucido). Quelli che non facendo parte del blocco sociale storico rappresentato dal PD, non vi hanno finora trovato un riferimento politico.

E che facciamo, ci pieghiamo al leaderismo cesaristico? Vero il rischio c’è, ma vista la vaga conflittualità e contendibilità (finora pure troppa) della leadership in area democratica, mi sa che abbiamo pure tutti gli anticorpi per ovviare alla distruzione dell’unico patrimonio politico non personalista.

7) (con Renzi si vince?) Infine c’è l’argomento che “Con Renzi si vince”. Che al sottoscritto convince poco, perché mi ricorda la brillantezza d’analisi democristiana di Mino Martinazzoli (“è chiaro a tutti che bisogna vincere, non è chiaro a nessuno del perché bisogna vincere, ovvero per fare che cosa”). E un po’ non mi convince perché temo che nessuno possa sopravvivere indenne alla segreteria del PD, e magari Renzi tra uno o due anni non sarà lo stesso cavallo vincente che pare essere ora. Però capisco le ragioni della sua circolazione: perché se togliamo i governi con il PdL e quelli sotto al ricatto di Mastella, Rossi, Turigliatto, &co., dopo 13 anni sarebbe bello provare davvero a governarlo questo Paese.

 Così è, ma se vi pare discutiamone.

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