Costituenti e ricostituenti

Calamandrei, Dossetti, Togliatti, La Pira, Perassi. Boschi, Renzi, Finocchiaro, Alfano. La tentazione dell’accostamente è fortissima, in tempi di riforme costituzionali nate sotto l’auspicio dell’ennesima “legislatura costituente”.

Eppure è da un po’ che ho l’impressione che i vecchi tempi andati non erano poi questa gran figata come le memoria storica intende consegnarceli.

Un piccola testimonianza: “sono spiacevolmente sorpreso dei tanti vuoti che constato in ogni settore e debbo rammaricare vivamente che la nostra discussione non si inizi alla presenza di tutti, o almeno della maggior parte dei membri della Costituente”. Così il Presidente Terracini apostrofava l’aula il 4 marzo 1947, nella seduta in cui la plenaria si apprestava ad esaminare il progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

Suona familiare, o no?

Forse questa litania che oggi tutti sono scarsi  ieri tutti erano geni non è poi così vera. Forse è come dice un amico, ovvero che non è affatto vero che ieri gli scarsi non esistevano, semplicemente la storia li ha (giustamente) dimenticati: l’unico piccolo problema, secondo lui, è che i geni di oggi devono ancora arrivare.

O forse è il solo il tempo che, per quanto ne dica Max Gazzè, alla fine migliora le cose.

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